Nessun aiuto militare nel mese di luglio all’Ucraina da parte dei Paesi europei. È quanto riporta Politico, sottolineando che, per tutto luglio, i sei Paesi più grandi d’Europa non hanno offerto all’Ucraina nuovi impegni militari bilaterali: è la prima volta che accade dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio scorso. Segnale che l’assistenza militare da parte dell’Europa sta diminuendo proprio mentre Kiev prosegue nel suo complicato tentativo di controffensiva contro l’esercito russo. A fornire questi dati, che riguardano Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Italia e Polonia, è il Kiel Institute for the World Economy, l’illustre centro di ricerca di economia e think tank con sede a Kiel, in Germania, che sta tracciando l’assistenza militare dei Paesi occidentali verso l’Ucraina. Il rapporto conferma inoltre quanto denunciato più volte dagli ufficiali ucraini: le principali potenze europee non riescono a stare al passo degli Stati Uniti e degli aiuti militari che l’amministrazione Biden ha messo in campo per sostenere l’esercito di Zelensky. Questo riguarda anche Polonia e Regno Unito, i principali Paesi sostenitori di Kiev e acerrimi nemici di Mosca.

Aiuti militari in calo da aprile

A dirla tutta, secondo il rapporto, gli aiuti militari europei hanno cominciato a calare non da luglio, ma dallo scorso aprile, una volta preso atto che l’esercito russo non sarebbe stato sconfitto facilmente e che la guerra sarebbe altresì durata a lungo. “Nonostante la guerra sia entrata in una fase critica, le nuove iniziative di aiuto si sono esaurite”, afferma Christoph Trebesch, capo del team che ha redatto l’Ucraina Support Tracker. È vero che i Paesi occidentali si sono incontrati la scorsa settimana a Copenhagen per coordinare gli aiuti all’esercito ucraino, stanziando ulteriori 1,5 miliardi di euro di aiuti: ma come nota lo stesso Trebesch, si tratta di una cifra decisamente più esigua rispetto ai precedenti meeting. Il ministro della Difesa lettone, Artis Pabriks, ha recentemente dichiarato a Politico che Paesi come Francia e Germania devono fare di più per sostenere Kiev. “Se vogliamo che la guerra finisca il prima possibile, devono chiedersi se stanno facendo abbastanza” ha dichiarato.

Dagli Usa un altro miliardo di dollari in assistenza militare

Com’è noto, gli Stati Uniti continuano a sostenere l’Ucraina in questa proxy war contro la Federazione russa, con l’obiettivo non solo di sostenere l’esercito di Kiev ma, a lungo termine, di logorare Mosca, portando la Federazione al collasso economico, sociale e militare. Lo scorso 8 agosto, il Segretario di Stato Usa, Antony J. Blinken, ha annunciato il diciottesimo pacchetto di aiuti dell’amministrazione Biden da agosto 2021: pacchetto che include armi, munizioni e attrezzature varie del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Questo pacchetto, ha rimarcato Blinken, “fornisce una quantità significativa di munizioni, armi e attrezzature aggiuntive che gli ucraini stanno usando in modo così efficace per difendersi e porterà l’assistenza totale degli Stati Uniti alla sicurezza in Ucraina a circa 9,8 miliardi di dollari dall’insediamento di questa amministrazione”. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, “sono al fianco di alleati e partner di oltre 50 paesi nel fornire assistenza alla sicurezza vitale per sostenere la difesa dell’Ucraina della sua sovranità e integrità territoriale contro l’aggressione della Russia”. Con il protrarsi di questa guerra, ha affermato, “il coraggio e la forza dell’esercito ucraino e del suo popolo diventano ancora più evidenti e ancora più straordinari”.

Come già evidenziato da InsideOver, in realtà, gran parte degli aiuti finisce agli appaltatori della Difesa Usa: uno dei maggiori beneficiari del precedenti pacchetti di aiuti è Raytheon, il principale produttore di Javelin insieme a Lockheed: è un’azienda che l’attuale Segretario alla difesa dell’amministrazione Biden, Lloyd Austin, conosce molto bene dato che fino a poco tempo fa sedeva nel suo board. Era lo scorso 13 aprile quando i massimi funzionari del Pentagono si sono incontrati con gli amministratori delegati degli otto maggiori appaltatori della Difesa per discutere della capacità dell’industria di soddisfare il fabbisogno di armi verso l’Ucraina nel caso la guerra “prosegua per anni”.

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