L’invasione russa dell’Ucraina ha generato una serie di “effetti collaterali”, non l’ultimo lo storico annuncio del riarmo tedesco. Come ha spiegato Andrea Muratore su InsideOver, infatti, l’invio di armi a Kiev è stato il primo messaggio della svolta securitaria e strategica che i Paesi dell’Unione Europea stanno preparando e andrà in scena nei prossimi mesi ed anni. Secondo la storica Anne Appelbaum la “svolta a centottanta gradi di Scholz” ha cambiato nella mezz’ora del discorso di domenica 27 febbraio la storia dell’Europa postbellica: è scomparsa dalla retorica l’illusione di una sicurezza garantita, di un pacifismo mercantilista, della “fine della storia”. Come ricorda Avvenire, la corsa al riarmo raccoglie consensi nell’Ue. La Germania ha annunciato il raddoppio della spesa: da 52,8 miliardi di dollari (Sipri, dati 2020) a 100. Lo stesso farà Parigi, che spende poco meno di Berlino. Anche in Italia il 16 marzo la Camera ha approvato un ordine del giorno, collegato al Decreto Ucraina e proposto dalla Lega, con i voti di quasi tutta la maggioranza più Fdi (391 sì e 19 no), che impegna il Governo ad un incremento delle spese per la Difesa verso il 2% del Pil.

Il dibattito sulla difesa europea

L’aumento del budget della NATO non è una novità assoluta. Anzi. Sempre secondo Avvenire, le spese militari dei Paesi europei sono aumentate del 24,5% a partire dal 2016. Milex ci informa che anche l’Italia è passata da 21,5 miliardi nel 2019 a 25,8 quest’anno. Dall’occupazione russa nel 2014 di Crimea e Donbass, infatti, la NATO in realtà aveva già aumentato considerevolmente il budget. I numeri parlano chiaro: dal 2015 a oggi la NATO ha investito nelle forze armate nazionali 14 volte di più della Russia. E cioè, dal 2015 al 2020, ben 5.892 miliardi di dollari, contro i 414 russi”. Un abisso. Non è un mistero, dunque, che una vera Difesa europea slegata dalla NATO potrebbe paradossalmente costare meno, non di più.



L’idea è stata più volte lanciata dalla Francia. Se il Vecchio Continente fosse autonomo in fatto di difesa potrebbe nuovamente avere un ruolo importante sul palcoscenico internazionale? Nell’agosto 2020, in un’intervista rilasciata a Politico, il ministro francese Clement Beaune è tornato a proporre il tema. “Siamo stati così incapaci nel trattare di potenza, che l’abbiamo semplicemente delegata, se così si può dire, alla NATO, agli Stati Uniti e agli Stati nazionali e così via”. Secondo l’Istituto Affari Internazionali, tuttavia, per il presidente francese Emmanuel Macron non si tratta di staccare la spina alla Nato (che definì “cerebralmente morta” nel 2019), ma di rafforzare piuttosto il “pilastro europeo” dell’Alleanza: una mossa che rafforzerebbe quest’ultima e permetterebbe agli Stati Uniti di focalizzarsi nel settore dell’Indo-Pacifico. C’è tuttavia nodo politico importante da risolvere: la contrarietà di tale prospettiva dei Paesi dell’Europa orientale come la Polonia o i Paesi Baltici, più fedeli a Washington che a Bruxelles o Parigi, che non intendono per nessuna ragione mettere in discussione l’ombrello protettivo di una NATO che, nella loro visione, deve continuare a essere guidata dagli Stati Uniti, la superpotenza mondiale.

L’errore strategico degli Stati Uniti

Il livello della spesa per la difesa dell’Europa e la dimensione delle sue truppe dovrebbero farne una potenza globale con uno degli eserciti più forti al mondo. Ma l’Europa non agisce come un’unica difesa, anche se ha formato un’unione politica quasi 30 anni fa. La forza militare dell’Europa, infatti, oggi è molto più debole della somma delle sue parti. Come spiega American Progress, tuttavia, esiste una sostanziale contraddizione di fondo: dagli anni ’90, gli Stati Uniti hanno utilizzato il loro effettivo potere di veto per bloccare le ambizioni di una difesa europea. “Ciò ha portato a una situazione assurda in cui Washington insiste a gran voce sul fatto che l’Europa faccia di più in materia di difesa, ma poi si oppone fermamente quando l’unione politica europea, l’Unione Europea, cerca di rispondere all’appello” osserva il think-tank dell’ex collaboratore di Hillary Clinton John Podesta. “Questo approccio politico è stato un grande errore strategico, che ha indebolito militarmente la NATO, messo a dura prova l’alleanza transatlantica e contribuito al relativo declino del peso globale dell’Europa”.

In un discorso di congedo agli alleati della Nato nel 2011, l’allora Segretario alla Difesa statunitense Robert Gates osservò: “I membri della NATO, al di fuori degli Stati Uniti, spendono collettivamente più di 300 miliardi di dollari Usa per la difesa all’anno che, se assegnati in modo saggio e strategico, potrebbero acquistare una quantità significativa di capacità militare spendibile. Invece, i risultati sono significativamente inferiori alla somma delle parti”. L’invasione russa dell’Ucraina ha forse messo in moto un cambiamento necessario: spendere di più non è sufficiente, serve un cambiamento strutturale. Siamo davvero a un punto di svolta? 

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