Ben Rhodes ha partecipato a tutte le più importanti decisioni prese dall’amministrazione Obama in materia di politica estera. Membro dello staff della Casa Bianca per tutti gli 8 anni della presidenza di Barack Obama, dal gennaio 2009 al gennaio 2017, ha ricoperto il ruolo di vice consigliere per la sicurezza nazionale per le comunicazioni strategiche e consulente per l’accordo sul nucleare iraniano. Insomma, un membro molto influente della stretta cerchia dei consiglieri dell’ex presidente Usa che ha da poco pubblicato il libro The World As It Is: Inside the Obama White House, nel quale racconta gli 8 anni trascorsi al servizio della Casa Bianca. È lui ad aver maggiormente caldeggiato nel 2011 l’intervento della Nato contro Gheddafi in Libia, insieme all’allora Segretario di stato Hillary Clinton.

In un’intervista pubblicata su The Intercept, l’ex consigliere di Obama ha ammesso che la strategia degli Stati Uniti di fornire aiuto ai ribelli anti-Assad in Siria ha finito per rafforzare le componenti più radicali ed estremiste dell’opposizione.

Gli errori di Obama in Siria

Barack Obama si fidava ciecamente di Ben Rhodes, tra i consiglieri più influenti di tutto il suo staff. Ad incalzarlo sugli errori commessi in Siria dagli Stati Uniti è Mehdi Hasan di The Intercept: “Hai calcato troppo la mano in Siria? Perché la Cia ha speso centinaia di milioni di dollari per finanziare e armare i ribelli anti-Assad e molte di quelle armi, come sapete, sono finite nelle mani di gruppi jihadisti, alcune persino nelle mani dell’Isis” osserva Hasan. “I tuoi critici direbbero che hai esacerbato quella guerra per procura in Siria; hai prolungato il conflitto  e hai finito per rafforzare i jihadisti” osserva l’intervistatore.

Nonostante qualche tentennamento Rhodes risponde in modo affermativo alle domande di Hasan, cercando però di scaricare tutta la colpa sugli alleati degli Stati Uniti in Siria: Arabia Saudita, Turchia e Qatar. “Diciamo la verità – obietta Hasan – li stavate coordinando voi. Gli Stati Uniti sono stati pesantemente coinvolti in quella guerra con Arabia Saudita, Qatar e Turchia. C’eravate anche voi”. “Sì – ammette l’ex consigliere di Obama – si è trasformata in una specie di guerra civile settaria con diverse fazioni in lotta per la loro sopravvivenza. Nel libro spiego i limiti della nostra capacità di intervenire una volta che un processo del genere è in corso”.

Quelle armi finite nelle mani dei terroristi

Come osserva il New York Times, che racconta la guerra segreta della Cia in Siria e il sostegno milionario all’opposizione,  “una volta che i combattenti addestrati da Cia sono finiti in Siria, gli ufficiali dell’intelligence hanno avuto difficoltà a controllarli. Il fatto che alcune delle loro armi sia finite ai combattenti di Al Nusra – dopo che alcuni ribelli si sono uniti al gruppo – ha confermato le paure di molti nell’amministrazione Obama quando iniziò il programma”.

Inoltre, in un’inchiesta del febbraio scorso, la Cnn ha documentato come i fucili d’assalto M16 di fabbricazione americana siano finiti in vendita sui forum jihadisti nel nord della Siria. Le armi fanno parte di quello stock che gli Stati Uniti avevano destinato ai cosiddetti “ribelli moderati”. Il fucile in questione è stato offerto, tramite Telegram, da un uomo che vive a Idlib a un giornalista della Cnn. È lo stesso venditore ad affermare che l’arma era stata fornita dagli Stati Uniti per aiutare i ribelli anti-Assad.

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