Il governo italiano muove i suoi primi passi ufficiali per l’attuale crisi in Libia. Sia chiaro, non è certo da ieri, con l’annuncio di una sorta di “gabinetto di crisi”, che l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte ha iniziato a muovere le sue pedine nel conflitto nordafricano. Ma da ieri c’è una mossa politica in più, frutto della volontà di Conte di prendere di nuovo le redini della strategia di Roma sul caos libico dopo che per molte settimane è sembrato che fossero i ministri, in particolare Matteo Salvini, a guidare la strategia del governo per il caos alle porte d’Italia.

Da ieri, l’Italia ha ufficialmente considerato il caos libico una priorità nazionale. La decisione è arrivata dopo che Conte ha riferito alla Camera di quanto stesse accadendo nel Paese nordafricano ma anche (e soprattutto) dopo la riunione del premier con il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, e i vertici dei Servizi. Sono loro a tenere in mano il dossier-Libia. E l’esclusione di Salvini è stata anche un segnale chiaro dal punto di vista politico: il ministro dell’Interno, da sempre estremante attivo sul fronte di Tripoli, non è fra i titolari dei dicasteri che si occuperanno della cabina di regia sulla polveriera libica. Anche se la presenza di Giorgetti di fatto rappresenta il trait d’union fra il leader della Lega e le manovre del gabinetto sulla crisi.

Le mosse di Conte sono chiare. Da una parte il premier ha ribadito che non accetta alcuna soluzione militare alla crisi. Il presidente del Consiglio ha confermato di aver ricevuto il generale Khalifa Haftar, l’uomo che sta guidando l’avanzata dell’Esercito nazionale libico su Tripoli, capitale del governo riconosciuto. Ma ha anche affermato di aver espresso tutta la sua contrarietà all’atto di forza del generale. Come raccontato a Il Fatto Quotidiano, Conte ha spiegato: “Loro affermano di voler liberare il Paese dalle formazioni terroristiche e operare una unificazione delle forze armate di sicurezza. Io ho ribadito la mia ferma opposizione a una deriva militare”.

Chiaramente, dal punto di vista politico e formale Conte non poteva dire che considera ormai Haftar l’interlocutore reale di questa crisi in Libia più dello stesso governo di Tripoli. Ma è chiaro che l’apertura dei canali diretti con il generale, confermato dall’ultimo incontro a Roma con gli emissari dell’uomo forte della Cirenaica, indica la volontà di non poter più interloquire con una sola parte: che è l’errore che per anni ha commesso l’Italia affidandosi totalmente al fragile equilibrio garantito da Fayez al-Sarraj.

La creazione del gabinetto di crisi è solo un primo annuncio. Perché nel frattempo, le mosse di Conte sono state a 360 gradi. E riguardano soprattutto i rapporti internazionale. Ieri, il premier ha parlato al telefono con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, la quale ha ribadito la netta contrarietà all’avanzata unilaterale di Haftar. E ha mostrato una prima frattura, almeno a livello internazionale, con la Francia di Emmanuel Macron. Poi è stata la volta del ministro Moavero, che ha ricevuto alla Farnesina l’ambasciatore americano, Lewis Eisenberg. Una mossa che ha il sapore però di una richiesta di aiuto tardiva nei confronti di un alleato, gli Stati Uniti, che pare sia del tutto disinteressato alla polveriera nordafricana se non nel momento in cui può limitare l’avanzata di altre potenze rivali (Cina e Russia in primis).

Il tutto con un unico grande attore su cui si concentrano le attenzioni di Roma: la Francia. Perché le ultime mosse parigine hanno fatto infuriare, e non poco, il governo italiano. Che da sempre teme le mosse di Macron in chiave anti italiana su tutto il fronte libico. Come raccontato ieri da Repubblica, gli uomini di Haftar  sono stati in Francia quattro giorni prima di aver parlato con il capo del governo italiano. E il tutto per chiedere il via libera alle operazioni con cui stanno portando Tripoli nel caos. La Francia ha smentito di avere un’agenda segreta sulla Libia che sostenga l’avanzata di Haftar: ma è difficile dire che sia contraria a un uomo con cui dialoga da sempre. Specialmente perché è in Cirenaica che ha i suoi maggiori interessi petroliferi e soprattutto con l’asse con l’Egitto costruito e rafforzato in questi ultimi mesi.

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