Gli scontri in Libia proseguono e il generale Khalifa Haftar è pronto ad andare fino in fondo,sottraendo Tripoli a Fayez al Sarraj, sostenuto dalla comunità internazionale. Una situazione, questa, che preoccupa e che ha fatto scattare l’allarme a Washington.

Per questo motivo, gli Stati Uniti hanno deciso, come si legge su Africom,  di trasferire un contingente militare dal Paese al fine di monitorare meglio la situazione. Come si legge nel comunicato, “la missione in Libia del Comando africano degli Stati Uniti prevede il supporto militare alle missioni diplomatiche, attività antiterrorismo, miglioramento delle partnership e miglioramento della sicurezza in tutta la regione”.

Il generale del Corpo dei Marines e comandante del Comando Usa in Africa, Thomas Waldhauser, ha fatto sapere che “le realtà della sicurezza sul terreno in Libia stanno diventando sempre più complesse e imprevedibili. Anche con un adeguamento della forza, continueremo a rimanere agili a sostegno della strategia statunitense esistente”.

Il contingente americano è stato ricollocato e “sta conducendo una prudente pianificazione militare e continuando a valutare la situazione della sicurezza. Africom continuerà a monitorare le condizioni sul terreno in Libia e valuterà la possibilità di rinnovare la presenza militare degli Stati Uniti”.

“Haftar a nove chilometri da Tripoli”

Secondo quanto riportano i giornali libici, gli uomini del generale si troverebbero a soli nove chilometri da Tripoli e starebbero muovendo “in sette direzioni”.

Una situazione che preoccupa Sarraj, tanto da convocare l’ambasciatore francese in Libia, Béatrice du Hellen, per protestare per il sostegno di Parigi ad Haftar.

Salvini: “Preoccupato per le aziende italiane”

L’instabilità libica non aiuta le imprese italiane. Eni in testa. Questa la preoccupazione del vicepremier Matteo Salvini, che ha detto: “Non sono tanto preoccupato per la questione dell’immigrazione perché ormai hanno capito che l’Italia ha finalmente iniziato a difendere i suoi confini via terra e via mare, sono preoccupato perché ci sono tanti italiani che stanno lavorando lì, perché c’è l’Eni che significa una delle principali aziende italiane che sta lavorando lì e perché vorremmo riprendere i rapporti commerciali con un Paese stabile”.

Molti, tra cui lo stesso esecutivo, sostengono infatti che l’offensiva di Haftar per favorire le imprese francesi: Total in testa.

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