A più di dieci anni fa dall’intervento militare della Francia contro l’ex Jamahiriya del defunto colonello Muammar Gheddafi, allora il principale alleato dell’Italia nel Mediterraneo, la Libia rischia nuovamente di sprofondare nel caos e nella violenza. Le fazioni rivali continuano ad essere rifornite di armi da partner stranieri come Turchia, Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, in una pericolosa escalation dall’esito ancora incerto. Buona parte del territorio del Paese nordafricano è in mano al generale libico Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica noto in Italia per aver sequestrato per 108 giorni i 18 pescatori di Mazara del Vallo. E le forze dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) hanno pubblicato, per la prima volta, le immagini dei caccia russi MiG-29 di stanza presso la base aerea di Al Jufra, nella Libia centrale. Una dimostrazione di forza per fini interni, ma anche un segnale che l’Occidente non dovrebbe sottovalutare: la Russia ha radicato la sua presenza nel fianco sud della Nato e non intente andarsene, nonostante la guerra in Ucraina.

Mig-29 e mercenari

Come riferisce l’Agenzia Nova, nelle foto pubblicate online appaiono anche Saddam e Khaled, i figli di Haftar ed eredi politici del “feldmaresciallo”. Le foto mostrano anche vecchi caccia MiG-21 e Mig-22, elicotteri da trasporto e velivoli da addestramento di stanza presso Al Jufra, la base aerea protetta dai Pantsir manovrati dai mercenari del gruppo Wagner. Proprio ad Al Jufra inizia una linea fortificata che risale il deserto libico fino ad arrivare nella città di Sirte, ex roccaforte dello Stato islamico divenuta oggi la “Berlino” libica che divide l’est e l’ovest del Paese. Già nella primavera del 2020, il Comando Usa per l’Africa (Africom) aveva avvertito che la Russia aveva inviato in Libia dei MiG-29 e dei cacciabombardieri Sukhoi 24, ridipinti in Siria nel tentativo di mascherarne l’origine. Oggi i mercenari russi continuano ad avere i loro stivali ben piantati sulle sabbie del deserto della Libia, nonostante le voci su una riduzione degli effettivi.

Una risposta alla Turchia?

La pubblicazione delle immagini dei velivoli russi è una risposta all’esercitazione tattica “Tornado 1″ svolta dalle forze del Governo di unità nazionale (Gun) vicino a Bani Walid, in Tripolitania. Alle manovre ha partecipato anche la Brigata 444, gruppo armato sempre più potente e addestrato dalle Forze armate turche. In prima fila, ad assistere alle manovre con proiettili veri, c’era anche il comandante della missione militare turca in Libia, generale Osman Aytac, fotografato mentre indicava ad un interessato premier Abdulhamid Dbeibah alcuni punti su una mappa. L’influenza della Turchia sul governo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite è ormai evidente. Solo pochi giorni fa, peraltro, lo stesso Dbeibah aveva “puntellato” l’alleanza militare con Ankara stringendo un accordo confidenziale per fornire addestramento, armi e droni d’attacco, in barba all’embargo delle Nazioni Unite sulle armi. La sfacciataggine con cui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan agisce in Libia sembra essere tollerata dagli alleati Nato in funzione anti-russa, anche se la Francia continua a sostenere dietro le quinte una vittoria dell’est e vorrebbe trasformare Haftar in un attore politico.

E l’Italia?

Fonti libiche di InsideOver riferiscono che all’esercitazione “Tornado 1” ha assistito un alto ufficiale militare italiano, in incognito. L’Italia c’è, ma ha una presenza molto più discreta della Turchia. Del resto, l’Italia sembra avere ancora un asso nella manica. Siamo infatti il primo partner commerciale della Libia, con un valore dell’interscambio di oltre 6,37 miliardi di euro nei primi setti mesi del 2022. Il peso economico complessivo dell’Italia in Libia è tre volte quello della Turchia. Di fatto, senza l’Italia e senza l’Eni la Libia resterebbe al buio e perderebbe il suo miglior cliente. Il nuovo governo di Giorgia Meloni può quindi partire da una solida posizione economica e una diplomazia che funziona (l’ambasciata d’Italia a Tripoli non ha mai chiuso, neanche quando piovevano razzi nel centro della capitale) per riallacciare i rapporti politici. E la prima occasione per farlo possono essere i Med Dialgoues del 2-3 dicembre a cui dovrebbe partecipare per la prima volta dal vivo la ministra degli Esteri libica, Najla el Magoush.

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