Nella serata di sabato è arrivata a sorpresa la notizia secondo cui il Libyan National Army (Lna), l’esercito guidato dal generale Khalifa Haftar, ha imposto una no-fly zone nell’area di Tripoli e nelle regioni circostanti la capitale libica. Una mossa che sorprende e non poco, considerando l’attuale situazione sul campo.

L’annuncio dell’Lna

A proclamare la no fly zone è stato, nel corso di una conferenza stampa tenuta sabato sera a Bengasi, il portavoce dell’Lna Ahmed Al Mismari, tra le persone più vicine allo stesso Haftar: “La decisione – ha chiarito Al Mismari – Riguarda un divieto di sorvolo imposto sopra e intorno all’area delle operazioni militari dentro e intorno a Tripoli”. Non solo: sempre Al Mismari ha chiarito che sono stati individuati, nel corso di una riunione dei più alti vertici dell’Lna, almeno sette siti all’interno ed intorno alla capitale libica in cui sarà tassativamente vietato volare. L’unica area esclusa dalla no fly zone, è quella che riguarda l’aeroporto di Mitiga. Si tratta, dopo la distruzione di quello posto in area Qasr Bin Ghashir causata dai combattimenti del 2014, dell’unico scalo rimasto funzionante nella capitale libica. Per tal motivo, l’area non sarà interdetta anche se già da diversi mesi l’aeroporto è chiuso provvisoriamente proprio a causa delle vicende belliche.

“Lna chiede all’Autorità per l’aviazione civile libica e a tutte le compagnie aeree e ai passeggeri di rispettare il divieto – ha poi aggiunto in conferenza stampa Ahmed Al Mismari – Il sorvolo della zona sarà severamente vietato se non previo coordinamento con il comando dell’esercito”.

I tanti dubbi sull’annuncio

Sono diversi gli interrogativi che emergono dopo le dichiarazioni di Al Mismari. In primo luogo, c’è da chiedersi il motivo dell’annuncio. Il portavoce dell’Lna, ha affermato che l’imposizione della no-fly zone è dovuta all’avanzamento degli uomini di Haftar verso la capitale. Tuttavia, eccezion fatta per alcuni guadagni territoriali lungo il fronte sud, non si sono registrati negli ultimi giorni significativi stravolgimenti sul campo. Forse l’annuncio è arrivato nelle ultime ore per proiettare sia all’interno della Libia che all’estero l’immagine di un Lna non più in affanno, bensì pronto ad avanzare verso la capitale libica. E tutto questo contravvenendo ai moniti del Dipartimento di Stato Usa, il quale ha invece esortato Haftar la scorsa settimana ad interrompere l’offensiva. Forse quello dell’Lna è solo un segnale dunque, più che una mossa concreta da rendere immediatamente operativa sul campo.

Inoltre, c’è da chiarire, proprio sull’aspetto dell’applicabilità della no-fly zone, in che modo l’Lna possa farla rispettare. Haftar ha forse i mezzi adesso per intercettare ed eventualmente abbattere ogni areo che non rispetterà il divieto di sorvolo? E se anche la risposta a questa domanda dovesse rivelarsi in seguito affermativa, quali saranno le mosse che permetteranno all’Lna di avere il controllo dello spazio aereo di Tripoli?

Diversi quindi gli enigmi in ballo ed il pensiero non può non andare ai due episodi capitati nella settimana appena trascorsa, che hanno visto protagonisti due droni, uno italiano ed uno americano. Il primo sarebbe stato abbattuto, anche se la dinamica sembrerebbe prediligere l’ipotesi dell’avaria. Il secondo è stato perso di vista dai radar, probabilmente precipitato a causa di un guasto. Si è già detto che due incidenti nel giro di poche ore a due distinti droni, non sembrano frutto di mera coincidenza. Forse, ed è qui che emerge un’altra domanda, Haftar ha voluto mostrare di avere i mezzi tali da disturbare il volo dei velivoli senza pilota e di imporre dunque una no-fly zone?

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