A Sirte la situazione attualmente appare confusa: dopo la notizia arrivata nel giorno dell’Epifania, secondo cui le forze del Libyan National Army (Lna) di Haftar hanno preso possesso della città, nelle ultime ore l’inviato russo che segue il dossier libico per il Cremlino ha parlato di una controffensiva da parte delle forze fedeli al governo di Al Sarraj. Sembrerebbe comunque che tra l’esercito di Haftar e le milizie vicine all’esecutivo di Tripoli, composto in gran parte dai gruppi provenienti da Misurata, siano in corso dei combattimenti. Sirte sarebbe dunque ancora contesa tra le parti e non pienamente in possesso da una delle due fazioni opposte.

Le novità emerse martedì mattina

A rilanciare la notizia della controffensiva è stato, come anticipato prima, l’inviato di Putin per la Libia. Lev Dengov infatti, ha affermato che “le forze del governo di Fayez al Serraj di Tripoli hanno ripreso il controllo della città di Sirte”. Inoltre, il diplomatico russo ha specificato come “le forze del governo di accordo nazionale hanno arrestato decine di combattenti, sequestrato 20 mezzi di artiglieria e ucciso 50 persone tra quelle che combattevano a fianco dell’esercito di Haftar”. Dunque, da Tripoli so è iniziato a rivendicare un repentino capovolgimento del fronte di Sirte. Per di più, il fatto che a rilanciare la notizia sia stato l’inviato del Cremlino, il quale avrebbe in teoria tutto l’interesse a riportare notizie favorevoli per Haftar, ha dato maggiore adito all’indiscrezione.

L’importanza strategica di Sirte

Qual è dunque la situazione sul campo? Difficile stabilirlo. Le rivendicazioni e la diffusione delle notizie dai media libici, seguono ovviamente le ragioni di propaganda insite in un paese in preda alla guerra civile. Tutto è iniziato nella prima mattinata di lunedì, quando alcuni veicoli dell’Lna sono stati avviati dalla mezzaluna petrolifera fino alla periferia orientale di Sirte. Gli uomini di Haftar hanno quindi ingaggiato una battaglia che per la verità è durata molto poco, addirittura meno di tre ore secondo il portavoce dell’Lna, Ahmed Al Mismari. E nel pomeriggio del giorno dell’Epifania, in rete sono state diffuse le immagini delle colonne dei mezzi dell’esercito di Haftar appena entrati a Sirte.

La fine così repentina della battaglia, ha indicato la possibilità del passaggio di campo di una delle forze che controllava la città costiera. I sospetti sono andati sulla fantomatica Brigata 604, formata da combattenti salafiti makhdaliti. Su di loro per la verità le diffidenze da parte delle milizie di Misurata aleggiavano da tempo. Chi professa una visione vicina al salafismo makhdalita appare ideologicamente lontano dai Fratelli Musulmani, l’organizzazione panislamica più vicina al governo di Tripoli. Inoltre lo stesso Haftar è makhdalita, così come tutta la sua famiglia. E dunque da Misurata non hanno avuto dubbi: è stata la brigata 604 a trattare con l’Lna, donandole il lasciapassare. Le forze di Al Sarraj, dal canto loro, nelle ore successive hanno sostenuto di aver operato una ritirata strategica per “proteggere i civili”. Poi, come detto in precedenza, martedì mattina è iniziata la controffensiva. Difficile dire se questa operazione sia stata o meno coronata da definitivo successo. Non ci sono al momento prove evidenti volte a mettere chiarezza sulla situazione. Su Twitter sono emerse testimonianze di combattimenti, con gli uomini di Haftar che vorrebbero preservare almeno le infrastrutture strategiche, porto e base militare in primis.

Certo è che Sirte appare una località di gran lunga strategica e questo per tanti motivi. Da un lato politici: chi può dire di avere la città in mano, ha più forza contrattuale da offrire ai rispettivi sponsor internazionali. Dall’altro lato anche simbolica: Sirte è la città natale di Muammar Gheddafi, nonché sede suo malgrado del piccolo califfato dell’Isis nato nel 2015 e sconfitto solo nel 2016 con l’arrivo delle forze di Misurata sostenute dagli Stati Uniti. Ma c’è anche l’aspetto meramente economico e militare: controllare Sirte, vuol dire mettere le mani sulle infrastrutture logistiche più importanti che supportano la filiera della cosiddetta “mezzaluna petrolifera”. Una zona economica che comprende alcune delle più importanti raffinerie della Libia, tra cui quelle di Ras Lanuf e Brega, poco distanti da Sirte. Inoltre, per Haftar distrarre forze misuratine è un ottimo viatico per provare ad aumentare la tensione sul fronte di Tripoli.

Quelle bandiere verdi comparse dopo l’ingresso delle forze di Haftar

C’è poi un altro aspetto curioso riguardante le ultime concitate ore vissute da Sirte. Come detto, la città è la località natale di Muammar Gheddafi: il futuro rais, che ha governato la Libia per 42 anni, è nato in una tenda beduina di un villaggio a ridosso di Sirte nel 1942. Il gheddafismo qui non è stato affatto dimenticato. Il leader della “Jamahiriya” ha trasformato la città in un importante hub politico ed economico non solo libico, ma anche africano. A Sirte si riunivano spesso i consigli generali del popolo, corrispondenti al parlamento nell’era del rais, così come nel corso degli anni si sono tenuti forum ed eventi di rango anche internazionale. Ma soprattutto, è proprio qui che il 9 settembre 1999 Gheddafi ha tenuto a battesimo l’Unione Africana, la “sua” creatura politica continentale.

L’impronta, tanto sociale quanto economica ed urbanistica, del gheddafismo a Sirte non è mai tramontata. E dopo l’ingresso degli uomini di Haftar in città, sui social sono apparsi video di gruppi di persone che inneggiavano al rais. Nei pick up in giro per Sirte si notavano in particolare anche le bandiere verdi, simbolo della Libia di Gheddafi, e gigantografie dello stesso ex leader libico. Il fatto che questo sia avvenuto dopo l’arrivo dell’Lna, potrebbe indicare da che parte stanno molti degli attuali sostenitori del gheddafismo.

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