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Negli ultimi otto anni in Libia si sono formate città Stato, sono stati insediati più governi, milizie di ogni tipo hanno trattato a livello internazionale come rappresentanti della popolazione, improvvisate fazioni hanno combattute in nome di meri interessi tribali, ma fin quando non si tocca il petrolio ha ancora un minimo di senso parlare di territorio libico per come lo si conosce negli ultimi decenni. Adesso anche quest’ultima parvenza di unità rischia di essere messa in discussione. E questo riesce a mettere assieme ben sette Paesi, tra cui l’Italia, che emanano un documento ufficiale in cui si esprime pieno sostegno all’unico vero “governo” libico che nessuno vorrebbe diviso, quello cioè della Noc (National Oil Company).

Nei giorni scorsi infatti, dall’est del paese arrivano “avvisaglie” circa la possibilità di creare autonome governance per alcune società controllate dall’azienda che si occupa del petrolio libico. Il tutto, nel bel mezzo di un delicato momento cruciale per le sorti del Paese nordafricano.

La Libia torna alla ribalta

E forse queste avvisaglie servono almeno a far ricordare a tutti, specialmente in occidente, che nel cuore del Mediterraneo c’è un Paese in preda al caos. Dopo mesi di torpore e di iniziative sostanzialmente lasciate soltanto alle potenze regionali, con la guerra in Libia trasformata nell’edizione locale del braccio di ferro tra Turchia e Qatar da un lato e coalizione filo saudita dall’altro, adesso la situazione nel Paese nordafricano torna ad essere esaminata nelle varie cancellerie internazionali. A New York, a margine dell’assemblea delle Nazioni Unite, è fissata una ministeriale con impegnati diversi rappresentanti diplomatici. Per l’Italia ci sarà il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio. Subito dopo, a Berlino si proverà a fissare definitivamente la data di una conferenza internazionale sulla Libia che Angela Merkel conferma di voler organizzare nel più breve tempo possibile. L’Italia, dal canto suo, muove le sue pedine in politica estera in funzione del dossier libico, chiedendo agli Usa un sostegno per stabilizzare la situazione nel paese nordafricano.

Qualcosa quindi si muove. E quelle avvisaglie sopra accennate, riecheggiano nelle stanze delle cancellerie come monito per aver perso di vista la guerra in Libia. Tutto nasce quando, la scorsa settimana, dalla Cirenaica fanno sapere di essere pronti a dare vita ad un consiglio di amministrazione autonomo della Brega Petroleum Marketing Company (Bpmc), una società controllata dalla Noc che gestisce i vitali stabilimenti di Brega, località a metà strada tra Sirte e Bengasi. Una mossa che viene giustificata da un presunto mancato apporto, a partire da questa estate, di carburante verso le regioni orientali della Libia. Di fatto, si tratta di una specifica accusa alla Noc di voler far mancare supporto benzina e cherosene ai mezzi del generale Haftar. Un’accusa giudicata infondata dal presidente della Noc, Mustafa Sanalla: “Il vero motivo dietro questo tentativo è quello di creare una nuova entità illegittima per l’esportazione illegale di petrolio dalla Libia”, controbatte da Tripoli il numero uno dell’azienda libica.

Dopo queste delicate tensioni, si rivede l’interessamento dei vari attori internazionali impegnati in Libia. Ne nasce il sopra richiamato documento firmato da sette paesi: Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Emirati Arabi Uniti e Turchia, sostengono il principio di unità della Noc e del suo ruolo “terzo” nel paese: “Supportiamo pienamente la Noc come unica compagnia petrolifera indipendente, legittima e non-partisan del Paese – si legge nel documento reso pubblico dall’ambasciata Usa in Libia (ma operante a Tunisi) – Ora è il momento di consolidare le istituzioni economiche nazionali anziché dividerle. Per motivi di stabilità politica ed economica della Libia e per il benessere di tutti i suoi cittadini, sosteniamo esclusivamente la Noc e il suo ruolo cruciale a nome di tutti i libici”. Si tratta di una lettera tanto importante quanto netta, resa ancora più forte dal fatto che in questo documento è possibile leggere la firma sia dei rappresentanti della Turchia che degli Emirati, paesi cioè che sul campo supportano due attori diversi. Nessuno quindi, sia che si tratti di forze dell’ovest che dell’est del paese, può permettersi di dividere la Noc. E questo principio porterà probabilmente, già nelle prossime settimane, ad una nuova intensificazione degli sforzi diplomatici sulla Libia.

Gli scenari interni

Difficile dire se l’idea di impiantare un autonomo consiglio di amministrazione della Bpmc sia da annoverare come una provocazione oppure se, come sostiene il numero uno della Noc, è un tentativo di togliere il monopolio all’azienda di Stato libica. Certo è che un po’ di liquidità alla Cirenaica serve parecchio in questo periodo, sia ai civili e sia al generale Haftar. Il vero “forziere” costituito dalle riserve statali e dagli introiti del petrolio, si trova a Tripoli. Nell’est della Libia invece, sono costretti a pagare tutto con un Dinaro stampato in Russia e le banche sono sempre più a secco di denaro. Un problema per la popolazione, ma anche Haftar in questa maniera ha sempre più difficoltà a mandare avanti la guerra contro il governo di Al Sarraj. Quindi, a prescindere dalle cause che portano alla minaccia di una maggiore “autonomia” nella gestione delle risorse petrolifere di Brega, è innegabile che esportare autonomamente petrolio per la Cirenaica rappresenterebbe autentico ossigeno.

Ma in questa maniera si rischia di ledere per sempre l’unità della Libia e, soprattutto, si avvallerebbe un progetto contro cui si oppongono tutti gli attori stranieri che hanno interessi nel paese nordafricano. Sul campo, la situazione rimane di stallo: a Tripoli entrambe le parti in causa (Gna di Al Sarraj da un lato ed Lna di Haftar dall’altro) non avanzano nonostante le rispettive propagande dicano il contrario. Si intensificano però i combattimenti: l’Lna nei giorni scorsi prova a sfondare a sud della capitale, con le milizie vicine ad Al Sarraj che però respingono l’attacco. Si contano ancora morti e feriti, sia tra i combattenti che tra i civili. La guerra dunque continua tra tanti dubbi ed una sola certezza: l’unica cosa di realmente indivisibile in Libia rimane la Noc.

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