Giuseppe Conte cerca a ogni costo di trovare una soluzione al caos che sta sconvolgendo la Libia. Ma per ottenere quanto desiderato, l’Italia ha bisogno di un alleato potente: e se in Europa non può certamente trovare grandi sponde, è il caso di rivolgersi altrove. Dopo Donald Trump, con cui il governo giallo-verde ha sperato di consolidare l’asse in Libia ma che ha avallato le operazioni di Khalifa Haftar, ora è il turno di Vladimir Putin, con cui il premier italiano ha avuto un colloquio a Pechino a margine del Forum sulla Nuova Via della Seta.

Il presidente russo e il premier italiano hanno parlato a lungo dei dossier più caldi che interessano entrambi i governi. E la Libia, inevitabilmente, è uno di quelli. Italia e Russia condividono interessi strategici molto rilevanti nel Paese nordafricano. E Mosca, pur se apparentemente quasi estranea al conflitto, è in realtà molto più presente di quanto possa sembrare a un occhio poco attento. La Russia c’è eccome in Libia. E il fatto che abbia sostanzialmente appoggiato Haftar ma mai disconosciuto il ruolo di Fayez al-Sarraj, la pone in un ruolo decisamente interessante. A tal punto che sono in molti, fra i diversi leader libici, a chiedere che il Cremlino assuma un ruolo di guida nella futura transizione del Paese, come sostenuto anche dall’inviato russo per la Libia, Lev Dengov.

La questione per l’Italia non è affatto secondaria. La Libia è fondamentale nell’agenda politica di qualsiasi governo che prende le chiavi di Palazzo Chigi. Ma la crisi che sta sconvolgendo Tripoli in queste settimane, ha riportato la questione libica non solo ai primi posti, ma addirittura al centro della strategia italiana. Che sa che ora, fra Tripoli e dintorni, può giocarsi tutto: anche la stabilità del governo. Il possibile arrivo di un fiume di migranti, scongiurato fino a questo momento, mette a repentaglio la sicurezza del Paese. Ma non va dimenticato anche l’obiettivo strategico a non essere scalzati a un Paese in cui l’Italia ha interessi nel campo petrolifero, del gas e in generale politico.

Così, se dall’Europa arrivano solo risposte gelide e se gli Stati Uniti iniziano a tessere una propria politica divergente da quella italiana, ora Conte sembra intenzionato a invocare l’aiuto di Putin, che ha ovviamente tutto l’interesse a mostrarsi in grado di garantire stabilità e sicurezza nel caso della Libia.

Durante il colloquio con il presidente russo, il capo del governo italiano ha chiesto al suo interlocutore di “lavorare insieme” per trovare una soluzione alla guerra. E le fonti italiane presenti al colloqui parlano di un fitto dialogo sulla crisi libica: segno che sia da parte di Conte che da parte di Putin c’è l’assoluta necessità di trovare un canale di dialogo sulla crisi libica.

Certo, la posizione di Roma non è semplice. È ovvio che in Libia nessuno può prescindere dagli attori in campo, specie se sono superpotenze. E Mosca può dare una grossa mano. Ma l’Italia sta tentennando su diversi temi. Da un lato si trova a gestire un alleato come gli Stati Uniti, particolarmente insoddisfatti dalle ultime mosse del governo italiano, ma che sono ancora il vertice dell’alleanza di cui l’Italia è pienamente parte. Dall’altra parte, deve per forza dialogare con la Russia, con cui condivide in particolare un rapporto fondamentale sotto il profilo energetico, ma sa che non può aprirsi totalmente a Mosca senza provocare le ire Usa e dell’Unione europea. E adesso, fra color che son sospesi, l’Italia deve anche iniziare a capire da che parte stare.

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