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La partita a scacchi tra Russia e Nato si muove su diversi livelli e in diversi luoghi. Uno è quello bollente dell’Ucraina e del Mar Nero, un altro è il duello che si sta giocando da diversi giorni nel Mar Mediterraneo.

Dall’arrivo della flottiglia di navi russe, dirette prima in Siria e poi verso il Mar Nero, l’Alleanza Atlantica ha osservato attentamente i movimenti delle navi di Mosca. La preoccupazione non era solo per la rotta finale di quelle navi – in particolare quelle da sbarco in vista di una possibile operazione anfibia sulla costa ucraina – ma anche per la vicinanza tra la Marina russa e le unità atlantiche impegnate in diverse manovre. Le esercitazioni, infatti, non sono solo da parte russa. E il Mediterraneo, in queste settimane, è stato e continua a essere il palcoscenico di diverse manovre che hanno coinvolto più flotte dell’Alleanza. Esercitazioni particolarmente importanti, in cui, tra le altre cose, si sono addestrate anche tre portaerei: Cavour, Harry Truman e Charles de Gaulle. E adesso è in corso la Dynamic Manta.

Mentre le flotte Nato si addestrano non lontano dalle coste italiane, c’è una nave, in particolare, che preoccupa il blocco atlantico: il Marshal Ustinov. L’incrociatore di classe Slava è uno dei fiori all’occhiello della flotta di Vladimir Putin e rappresenta da tempo un problema per le Marine mediterranee della Nato. Dopo aver passato improvvisamente lo stretto di Gibilterra, l’incrociatore ha iniziato a muoversi prima verso l’Egeo, poi si è diretto verso la Siria e infine ha invertito la rotta indirizzandosi verso ovest in direzione dello Ionio. Lì dove è presente la portaerei americana Harry Truman.

I siti di tracciamento continuano a monitorare i movimenti degli aerei decollati per seguire la rotta del Marshal Ustinov. Aerei italiani e statunitensi hanno iniziato a sorvolare l’area a est delle coste siciliane e più in su quelle calabresi per controllare l’area e capire i movimenti della nave. Come spiega Gianluca di Feo su Repubblica, “non è chiaro se l’obiettivo fosse l’incrociatore – lungo oltre 180 metri – o un sottomarino classe Kilo, il battello più moderno e insidioso del Cremlino dotato di missili ipersonici d’ultima generazione”. Tuttavia il segnale è evidente: il pericolo che la flotta russa possa avvicinarsi a quella delle potenze atlantiche e porre un nuovo punto di pressione sul già precario equilibrio del Mediterraneo.

La caccia continua in tutto il Mediterraneo in attesa degli sviluppi ucraini. In questi giorni sono stati segnalati anche dei duelli molto tesi nei pressi dei cieli della Siria. La Cnn aveva riportato la notizia di incontri ravvicinati tra aerei Usa e russi e nelle ultime ore, dal Mediterraneo orientale, è arrivata anche la notizia – riportata da alcuni siti di tracking e di intelligence – di caccia Rafale francesi che avrebbero avvistato e seguito gli aerei da guerra russi. Uno scenario dunque che si estende a ben oltre il Mar Nero e che prende un arco che va dalle coste italiane fino a quelle della Siria. E che indica, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il rischio che l’escalation possa comportare diversi teatri di tensione anche alla luce delle numerose partite che si giocano in questo momento tra Russia e Occidente. Kiev, il Donbass e Luhanks sono la parte più bollente di questo enorme negoziato tra Mosca, Washington e le altre capitali europee. Ma il Mediterraneo, sfogo strategico russo e parte fondamentale della dottrina del Cremlino, non può essere considerato un luogo privo di pericoli. Lo dimostra il fermento delle Marine.

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