La guerriglia è l’incubo di qualsiasi esercito, e lo è anche per quello russo impegnato in Ucraina. Le forze armate ucraine non sono mai apparse in grado di contrapporsi a un’avanzata di Mosca a viso aperto, ma hanno fatto in modo di renderla sempre più debole, sgretolando dove possibile il blocco dell’armata russa. Questo non significa che Kiev abbia arrestato Mosca: perché la guerra dimostra che le truppe di Vladimir Putin hanno accerchiato la capitale ucraina, stanno martellando le città assediandole in modo continuativo, hanno trovato il modo di strappare centri strategici fondamentali.

Però è vero – e su questo concorda la maggior parte degli analisti – che la guerra, secondo il Cremlino, doveva finire prima. Perché il tempo avrebbe portato a un dissolvimento della forza d’urto russa, reso sempre più insostenibili i costi dell’avanzata, allungato e indebolito la catena di approvvigionamento dell’esercito, sempre più lontano dal confine. E in tutto questo, il timore del governo era legato anche alla tenuta della leadership russa, visto che Putin appare sotto accusa in patria e ormai isolato nel mondo, e la Federazione è sottoposta a sanzioni molto dure.

Il rallentamento dell’avanzata russa è l’obiettivo più concreto e realistico delle forze ucraine. E con loro anche delle forze occidentali che sostengono la resistenza di Kiev. Lo dimostra anche il fatto che, come spiegato da Daniele Raineri su Il Foglio, “la tattica più rappresentativa di questa guerra di resistenza da parte dell’Ucraina contro la Russia è l’imboscata contro i convogli russi di rifornimento”. Le immagini che giungono dai social, unite all’analisi di intelligence, confermano che le forze russe hanno perso centinaia di mezzi, in larga parte completamente abbandonati. L’avanzata si ferma anche perché gli ucraini hanno probabilmente compreso che è impossibile contrapporsi in modo generalizzato alle prime linee di carri armati. Il confronto è sempre stato impari e lo è tuttora dopo due settimane di guerra. L’unico metodo è quello di tagliare i rifornimenti, evitare che il sistema russo possa lavorare in modo continuativo.

Le forze di Kiev, regolari ma anche di combattenti, continuano a colpire con imboscate ovunque. Il costo umano è elevato: perché la Russia avrà certamente aumentato la sorveglianza sui convogli. Ma è alto anche il numero di perdite di uomini e mezzi da parte di Mosca. Spesso è possibile leggere di forze russe che cadono in un’imboscata dopo essersi allontanate dal grosso delle truppe per inseguire combattenti ucraini. Ed è chiaro che in qualche modo l’intelligence occidentale sta aiutando Kiev a individuare e coordinare gli attacchi, sostenendo quindi la resistenza non solo con la fornitura di armi, in particolare missili anticarro e antiaereo, ma anche con le informazioni sul campo.


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CAUSALE: Reportage Ucraina
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Quella della guerriglia non è una tattica che l’Ucraina ha scelto nel momento in cui la Russia ha iniziato l’invasione. Gli Stati Uniti e la Nato hanno sempre puntato sul fattore tempo e sulla capacità di Kiev di resistere in questo modo come strumento anche di deterrenza per evitare una guerra. Perché è un tipo di guerra logorante, estremamente dispendiosa per la forza che invade, e soprattutto l’unica che si può applicare in uno scenario bellico come quello ucraino. L’obiettivo è quello di diluire le forze russe mandandole sempre più in profondità ma con linee di collegamento sempre più esigue. E l’unica possibilità per la Russia di evitare il dissanguamento è quello di occupare solo alcune aree evitando convogli sempre più lunghi, compattando il fronte.

Questo servirebbe anche per far capire al mondo che l’intenzione russa è quella di rimanere con le forze circoscritte in alcune regioni (si pensi a Donbass e Crimea e la sua fascia costiera di collegamento) in modo da mostrare a tutti il senso della sua campagna militare. Non un’invasione generale del Paese, ma un’operazione su vari fronti con obiettivi a lungo termine più ristretti. Senza occupazione universale.

Questo serve a Mosca anche per evitare lo scenario da incubo: cioè che quello che sta avvenendo ora potrebbe essere soltanto il terribile preludio di un conflitto a lungo termine tra la guerriglia e le forze di invasione. Mosca non ha mai sostenuto la possibilità di occupare l’Ucraina né le sue grandi città, ma questo è dato anche dai numeri ridotti delle truppe che hanno sfondato i confini ucraini rispetto alla vastità del territorio e alla sua popolazione. Il Financial Times ricorda che prima dell’invasione i funzionari della Nato stimavano che la Russia avrebbe avuto bisogno di circa 600.000 soldati per controllare l’intera Ucraina. Il riferimento del quotidiano economico-finanziario è anche a un vecchio studio dello US Army War College in cui si spiegava che in Cecenia, nel 2003, la proporzione tra soldati russi e popolazione era di 150 soldati ogni mille abitanti: se si considera che l’Ucraina ha 44 milioni di abitanti, è evidente che le forze russe non potrebbero mai pensare nemmeno di controllare vaste aree del Paese.

La resistenza potrebbe quindi perseguire lo scopo di trasformare il conflitto in qualcosa di più ampio e strutturato. Un’insurrezione continua. E del resto in questo momento esistono tutte le condizioni per far sì che questo incubo strategico diventi la realtà quotidiana del Cremlino. Da un lato c’è un governo, quello ucraino, che ha dato il via libera alla resistenza popolare anche con l’utilizzo di alcune immagine molto nette (si pensi all’uso delle bottiglie Molotov da parte di chiunque). Un governo ampiamento sostenuto dall’Occidente, che sta rifornendo di armi i combattenti di Kiev. Dall’altra parte c’è una popolazione che ha mostrato di avere in odio le truppe nemiche, manifestando una forte capacità di resistenza specialmente in alcune aree del Paese e che guarda le proprie case distrutte dalle bombe russe.

Inoltre, le forze di Kiev da tempo si addestrano all’utilizzo degli strumenti tipici della guerriglia contemporanea. A dicembre dello scorso anno, l’Atlantic Council segnalava come fosse possibile per l’Ucraina produrre e utilizzare una quantità importante di IED (ordigni improvvisati) e di mine. Mentre le forze regolari sembrano in grado di utilizzare non solo i droni acquistati dall’industria bellica internazionali, ma anche quelli commerciali, che si possono reimpiegare in caso di guerriglia. Tutti elementi che rischiano di trasformare l’Ucraina in un inferno: con un prezzo altissimo pagato non solo dalla popolazione civile ma anche dalle truppe di invasione.

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