Aerei spia britannici, imbeccate dei funzionari del Pentagono, cecchini che mettono a segno i colpi da grandissima distanza sui generali dell’Armata russa, costretti a lasciare le retrovie per tornare in primissima linea perché le comunicazione – non criptate – sono state compromesse; e con esse anche gli ordini nei piani missione, le exit-strategy di contingenza del caso; e soprattutto l’effetto sorpresa che ha mandato a monte la strategia per la “decapitazione“. Perché la guerra in Ucraina, secondo gli strateghi del Cremlino, doveva concretizzarsi in un colpo di mano della durata di una notte. Non prendere la mostruosa forma di quel che minaccia di tramutarsi in un conflitto di anni. Con un sacrificio di uomini e risorse che forse non era mai stato preso in considerazione.

Se è vero che gli americani stanno effettuando “missioni regolari” con i loro aerei spia, che lambiscono gli estremi margini dello spazio aereo ucraino insieme a della Royal Air Force inglese – lo ha riportato il Times la settimana scorsa – è plausibile, per non dire altamente probabile, che ciò che viene “udito” a bordo per merito dei sofisticati sensori che consentono di ispezionare, identificare, georeferenziare, decrittografare e tradurre ogni segnale che viaggi nello spettro elettromagnetico, si arrivato fino alle orecchie dei vertici militari di Kiev. Abbiamo detto decrittografare, ma è una sorta di deformazione professionale non necessaria. Perché sembra essere proprio questo il tallone d’Achille dei russi: i loro sistemi e la loro rete di comunicazione sono un libro aperte per la difesa ucraina. L’assenza di apparati per le comunicazioni sofisticati (e forse non ultima l’impiego mediocre di comunicazioni in cifra una volta assodato il problema) e ridotto la forza d’invasione inviata da Mosca a fare uso di frequenze non criptate – attraverso radio civili di produzione cinese – e addirittura attraverso normalissimi telefoni cellulari. Gli stessi che, secondo l’informazione o la propaganda, starebbero usando gli equipaggi dei carri armati per avanzare e non perdersi tra le strade ucraine. Ridere sarebbe anche concesso se non si trattasse di una guerra che conta migliaia di morti.

È così che i traduttori dell’intelligence, che incrociano a diecimila metri sugli aerei spia inglesi Rc-135W Rivet Joint, sugli Awacs  statunitensi – e non dimentichiamoci che anche i nostri aerei spia Gulfstream dell’Aeronautica Militare sono stati “intercettati” a ridosso dei confini a monitorare la situazione – ascoltano in diretta e prendono nota delle conversazione tra i comandi avanzati russi e i loro uomini in prima linea sul campo. Catturando informazioni importati che vengono “inviate agli analisti del Defense Intelligence presso il Ministero della Difesa a Londra”, i quali le confrontano con altre informazioni per “ipotizzare” le prossime mosse di Vladimir Putin e dei suoi strateghi al Cremlino. Se questi informazioni altamente sensibili vengano poi “trafugate” dagli agenti segreti di Kiev, non è “dato saperlo”, chiosa intelligentemente Daniele Ranieri sul Foglio; che pure cita rapporto redatto dal Royal United Services Institute, accreditato think tank militare britannico, incentrato sulle falle nel sistema di comunicazione russo.

Stesse falle che, per quanto possiamo solo immaginare, potrebbero aver portato i talentuosi cecchini di Kiev a centrare gli obiettivi di altissimo livello – come ci trovassimo nel film dedicato a Vasili Záitsev, ma con dei russi nel mirino – che hanno occupato le prime pagine dei giornali, in Occidente. Il generale Vitaly Gerasimov, comandate del 41esima corpo d’armata, il generale Andrei Sukhovetsky, vice comandante della medesima, e il generale Andrej Kolesnikov, capo della 29esima armata meccanizzata: tutti e tre uccisi dai colpi dei cecchini. Un articolo del The Guardian citato sempre dal Foglio, riporta i trionfi dell’intelligence ucraina che sostiene d’essere entrata in possesso di “intercettazioni” registrate fra gli agenti dell’Fsb (o del Svr o forse più probabilmente del Gru) inviati sul campo e Mosca, dove ammettono la compromissione delle comunicazioni delle forze russa impegnate in Ucraina.

Il sospetto che si materializza – non privo di conseguenze se confermato da prove certe – è che le spie e gli apparati d’intelligence occidentali starebbero contribuendo in modo occulto al drastico rallentamento di quelle che il capo del Cremlino ha definito “operazioni speciali” in Ucraina. Per noi, che assistiamo al conflitto attraverso i video e le informazioni degli analisti in open-source, la guerra in Ucraina. Che verrà scritta nei libri di storia, ammesso ci sia ancora una storia da scrivere. Dato che l’incubo dell’escalation che poterebbe alla terza guerra mondiale, quando maneggiamo queste genere di “rivelazioni”, si fa tangibile.

Un dato su queste informazioni “condivise”, che potrebbero ricondurre ad una collaborazione occulta tra le intelligence occidentali e gli 007 di Kiev – trame che spesso si è verificata nella storia passata – è l’esatta previsione dell’invasione dell’Ucraina che il Pentagono aveva fatto, divulgato, e sulla quale tanti di quelli che hanno a lungo dubitato hanno dovuto ricredersi. Gli esperiti della Cia avevano avvertito che Mosca avrebbe tentato una fulminea operazione di decapitazione che avrebbe trovava nell’aeroporto di Hostomel il suo obiettivo strategico. Gli incursori della 45esima brigata aviotrasportata, gli Spetsnaz bardati e pesantemente armati che sono scesi dagli elicotteri per assaltare e conquistare il piccolo aeroporto militare che dista meno di trenta chilometri dalla capitale Kiev – ma possedeva una lunga pista per consentire al gigante dei cieli An-225 (andato distrutto) di decollare – dovevano conquistare la testa di ponte. Aprire la strada al grosso delle divisioni aviotrasportate, che sarebbero atterrate con il loro equipaggiamento sui capienti aerei da trasporto strategico Ilyushin Il-76, oltre una dozzina, per marciare verso la capitale con il vantaggio dell’effetto sorpresa. Una volta raggiunta, avrebbero occupato i palazzi del potere con l’ausilio degli uomini della Wanger, che forse abitavano Kiev da diverse settimane. Arrestato e deportato i vertici politici e militari ucraini, rimpiazzando l’intero entourage del presidente Volodimir Zelensky con dei collaborazionisti filo-russi.

Tutto questo non è stato reso possibile. Perché la forza di reazione rapida ucraina, che aveva già resistito nella prima “battaglia per l’aeroporto”, riceve informazioni dall’intelligence ucraina che ordina di tornare sulle posizioni precedenti per tenerle ad ogni costo. Bersagliando la pista per evitare che gli aerei russi atterrino, scaricando soldati ed equipaggiamenti. Sembra un film sulla seconda guerra mondiale, tipo “Il giorno più lungo“. Non lo è. Sulla pista di Hostomel infatti, si dirà che sono morti oltre quattrocento uomini. Ciò che conta dello svolgersi degli eventi, è che siano riusciti ad inibire i piloti russi dall’atterrare. E a quanto ne sappiamo, dal prendere Kiev in cinque giorni – con tutto ciò che ne consegue.

Forse è stato merito del stoica resistenza ucraina, e l’imbeccata degli americani è solo una congettura. Sta di fatto che la guerra lampo di Putin, secondo gli analisti del Pentagono, si è fermata sulla pista d’atterraggio di Hostomel. Sta al Cremlino ora decidere se riconsiderare i pezzi e le mosse sulla scacchiera. Se cedere al tavolo dei negoziati come anche Kiev sta facendo. O continuare a combattere fino al punto di non ritorno che per molti è già stato superato varcando i confini con i carri armati. Le navi da guerra russe, mentre noi scriviamo e leggiamo queste righe, stanno già bombardando Odessa. Dove ci si aspetta uno sbarco in forze.

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