Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, Bashar al-Assad sta cercando di migliorare le condizioni economiche dei cittadini siriani, costretti da anni a fare i conti con le conseguenze della guerra e con gli effetti delle sanzioni statunitensi. Per riuscire in tale intento, il presidente siriano vorrebbe riprendere il controllo della M4, l’arteria autostradale che collega Aleppo e Latakia, e aprire tre diversi valichi tra Idlib e Aleppo. Assad deve però fare i conti con la Turchia e con i gruppi più o meno vicini ad Ankara che si trovano nel nord del Paese e dalla cui disponibilità a collaborare dipende la riuscita del suo progetto.

I valichi e l’autostrada M4

Secondo quanto riportato dall’agenzia statale russa Tass, a fine marzo Mosca avrebbe raggiunto un accordo con Ankara per l’apertura di tre diversi corridoi tra Idlib e Aleppo. Nello specifico, le due parti si sarebbero impegnate a creare dei corridoi a Saraqeb, tra Idlib e Aleppo, a Miznan e ad Abu al-Zendin, a sud di al-Bab. La Turchia, però, ha prontamente smentito la notizia e nessuna fonte siriana ha parlato dell’effettiva apertura di questi tre corridoi nel nord del Paese, ancora in mano alle milizie jihadiste filo-turche di Hayat Tahrir al-Sham (Hts).

Il mancato raggiungimento di un accordo e la diffusione della notizia dell’apertura – mai concretizzatasi – dei valichi è però coincisa con una nuova escalation nel nord della Siria. A fine marzo, la Russia e le forze governative hanno attaccato diverse strutture nel nord ovest, distruggendo un impianto di stoccaggio del gas, una stazione di benzina e colpendo anche l’edificio in cui ha sede la Watad, l’azienda petrolifera gestita da Hts. Il messaggio russo alla Turchia è chiaro: Mosca preme per una maggiore circolazione di beni all’interno dei territori governativi e vuole che i valichi all’interno del Paese siano controllati dal governo di Damasco. Proprio quest’ultimo punto non trova però d’accordo le milizie filo-turche, che temono di perdere terreno e di venire ulteriormente circondate dalle forze governative, soprattutto nell’area di Jarablus e al-Bab.

Ma l’obiettivo principale di Mosca e Damasco resta la riapertura della M4. L’autostrada collega la città portuale di Latakia con Aleppo ed è solo in parte sotto il controllo del presidente Assad: la sezione dell’arteria autostradale che va da Ayn al-Bayda’ a Saraqib passa infatti per i territori controllati da Hts. La M4 doveva già essere operativa da quasi un anno sulla base dell’accordo raggiunto a marzo del 2020 tra Russia e Turchia per ridurre la tensione sul fronte settentrionale, ma il progetto non è mai stato realizzato. Hts aveva dato il suo consenso alla riapertura dell’autostrada e alla smilitarizzazione dei 6 chilometri a nord e a sud della M4, ma le milizie che tuttora sfuggono al controllo di Hayat Tahrir al-Sham hanno più volte sabotato il progetto.

I corridoi umanitari

Riaprire la M4 e creare dei valichi tra il nord e il resto del Paese aiuterebbe Damasco ad alleviare i problemi economici della popolazione residente nelle aree governative, facendo così aumentare il gradimento nei confronti del presidente, ma l’obiettivo di Mosca è anche un altro. Ripristinare i collegamenti interni verso aree non ancora sotto il controllo governativo permetterebbe al presidente Assad di controllare finalmente anche il flusso degli aiuti umanitari, costringendo le Ong internazionali a passare per Damasco.

I corridoi umanitari sono da anni al centro di uno scontro diplomatico tra gli Usa e la Russia in sede Onu. A luglio 2020, gli Stati Uniti avevano proposto di lasciare operativi i valichi di Bab al-Salam ad Azez e di Bab al-Hawa a Idlib, e di riaprire quelli di al- Yarubiyah tra il nord-est e l’Iraq e di Ramsa al confine con la Giordania. Pechino e Mosca avevano però bloccato la Risoluzione dopo che gli Usa si erano rifiutati di alleggerire in cambio le sanzioni economiche contro la Siria.

La questione è tornata nuovamente all’ordine il 29 marzo, quando il Segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha rinnovato l’appello per l’apertura di al-Yarubiyah e di Bab al-Salam. La Russia però non ha alcuna intenzione di avvallare le richieste americane, sostenendo che il coordinamento dei flussi umanitari dovrebbe essere affidato a Damasco per evitare che gli aiuti internazionali finiscano nelle mani di gruppi estremisti sparsi sul territorio siriano. A loro volta, gli Usa non acconsentiranno mai a far passare gli aiuti per Damasco, ben sapendo che ciò aumenterebbe la legittimità di un regime che vorrebbero abbattere. Il braccio di ferro, quindi, è destinato a ripetersi anche nelle prossime sedute del Consiglio.

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