Oggi Mariupol doveva essere una sorta di “prova del nove”. Se il corridoio umanitario avesse avuto successo e se le parti fossero riuscite a mettere in sicurezza la popolazione, allora già domani si sarebbero tenuti nuovi negoziati e nuovi colloqui. Così però non è stato. La gigantesca opera di evacuazione della città sul Mar d’Azov, assediata e stremata, non è stata nemmeno avviata. Il cessate il fuoco proclamato in mattinata alla fine non si è rivelato risolutivo. L’unica cosa realmente partita è un reciproco scambio di accuse tra russi e ucraini che ha avuto come risultato il rinvio sine die del terzo round di colloqui tra le due delegazioni.

Lo scambio di accuse su Mariupol

Già a metà mattinata si era notato il parziale fallimento del cessate il fuoco. Da Mariupol nessun autobus con i civili da evacuare a bordo è uscito dalla città. La strada che doveva portare a nord la popolazione e farle lasciare alle spalle l’inferno dell’assedio non è risultata sicura come invece doveva esserlo da accordi. Kiev ha accusato Mosca di violare il cessate il fuoco. Secondo gli ucraini i russi hanno continuato a sparare sia a Mariupol che in altre regioni circostanti. Invece il Cremlino ha dato la colpa agli ucraini e, in particolare, al Battaglione Azov, reo secondo i vertici russi di usare i civili come scudi umani. A prescindere dalle versioni di entrambe le parti in causa, ad ogni modo il dialogo si è interrotto. Alle 14:00 le autorità municipali di Mariupol hanno decretato la fine dell’evacuazione, invitando la popolazione a rientrare nei rifugi.


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Soltanto subito dopo il canale di dialogo si è riaperto. Russi e ucraini starebbero ancora discutendo sulle sorti dei civili e dei corridoi umanitari da far partire da questa città. Un’altra prova del nove. Si sta provando a salvare la prima vera tregua dichiarata ufficialmente dall’inizio della guerra. Soltanto dopo si potrà andare a recuperare anche il dialogo più generale tra le due delegazioni. Non è un caso che il terzo round, previsto domenica, adesso è slittato alla prossima settimana. Se dovesse fallire anche il secondo corridoio umanitario, c’è il serio rischio che l’intera impalcatura del negoziato venga a mancare. E che dunque, tra Mosca e Kiev, si torni allo stesso tragico punto di partenza.

Le nuove trattative

Intanto dalla capitale ucraina sono arrivate altre conferme sul fatto che tra russi e ucraini l’argomento più discusso riguardi, nonostante gli alti e i bassi, la formazione dei corridoi umanitari. “L’Ucraina sta preparando dei corridoi umanitari anche per gli abitanti della periferia della capitale Kiev – ha dichiarato la vicepremier Iryna Vereshchuk sul sito Strana – Risulta in programma anche l’evacuazione dalla periferia di Kiev. Stiamo preparando i corridoi per Sumy, Kharkiv, Kherson, stiamo elaborando il percorso con l’amministrazione militare, le Forze armate ucraine, il Servizio statale di emergenza dell’Ucraina”.

In poche parole, essendo lontane le convergenze sui temi politici che hanno scatenato il conflitto, russi e ucraini stanno parlando unicamente dell’evacuazione dei civili. Un punto di convergenza non indifferente. Entrambe le parti hanno come obiettivo quello di allontanare dai fronti più caldi la popolazione. Anche Kiev dunque rientrerebbe in questa ottica. Prima però, come detto, occorre valutare quale sarà la situazione a Mariupol. Soltanto domani si avranno in tal senso dei riscontri. Poi, a inizio prossima settimana, si parlerà dei corridoi in tutto il Paese.

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