Tra sabato e domenica per ben tre volte nel giro di 24 ore è stato fatto un riferimento a un qualcosa che per tanti anni è stato un tabù: il nucleare. L’uso dell’arma atomica non è solo stato visto, specialmente negli ultimi 40 anni, come extrema ratio. É stato qualcosa di più: il semplice riferimento alla bomba nucleare era evitato per una sorta di legge diplomatica non scritta. Impensabile, nell’era post guerra fredda, il solo pensiero all’arma più deterrente.

E invece il 26 febbraio, 48 ore dopo l’attacco russo all’Ucraina, Joe Biden è stato esplicito: “L’alternativa alle sanzioni sarebbe stata la terza guerra mondiale”, ha dichiarato il presidente Usa giustificando l’uso delle misure prese contro Mosca dalla Casa Bianca. Terza guerra mondiale è sinonimo di conflitto atomico. Un concetto chiarito, il giorno dopo e senza grandi giri di parole, il presidente bielorusso Alexandar Lukashenko: “Sanzionare la Russia vuol dire trascinarla in un conflitto mondiale – si legge nelle sue dichiarazioni – occorre impedirlo, un conflitto atomico sarebbe al catastrofe”. Appena poche ore dopo, da Mosca la notizia secondo cui il presidente russo Vladimir Putin, per rispondere alle misure prese dalla Nato, ha messo in allerta le forze di deterrenza, include quelle nucleari.

Lavrov: “Terza guerra mondiale sarebbe devastante”

Due dichiarazioni e un preciso ordine, quello di Putin, che in poco tempo ha spazzato via il tabù nucleare. Di possibilità di uso dell’arma atomica ormai se ne parla più o meno apertamente. Lo ha dichiarato in questo mercoledì anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavorv. Intervistato da Al Jazeera, a proposito delle parole di Biden di sabato scorso anche il titolare della diplomazia di Mosca è stato piuttosto esplicito: “Una terza guerra mondiale si combatterebbe con armi atomiche, sarebbe devastante”.

Lo sdoganamento del tabù nucleare però non significa che il mondo si stia per forza avvicinando a un conflitto generale. Leggendo bene le parole di Biden, Lukashenko e Lavrov, alla fine non è stato detto nulla di nuovo. É ben noto che una terza guerra mondiale si combatterebbe con armi atomiche. Ed è altrettanto ben noto che dopo il lancio degli ordigni nucleari il mondo rischierebbe di essere per sempre devastato. Il fatto nuovo emerso con la guerra in Ucraina è dato dall’esplicito riferimento alla “Bomba H”.

Nelle cancellerie internazionali e diplomatiche cioè, ricordare al prossimo di possedere armi distruttive è diventato in pochi giorni da “vietato” a palesemente richiamato. Se è vero che gli ordigni nucleari hanno una grande funzione di deterrenza, è anche vero che evocarli più volte rischia di portare poi a una loro considerazione come armi più offensive che difensive, di cui poter disporre nel momento in cui un conflitto o una disputa internazionale dovesse procurare danno a una specifica parte un causa.

Per questo è importante oggi fermare quanto prima la guerra in Ucraina. Il confronto duro tra Usa e Russia, la nuova “cortina” venutasi a creare in Europa e i toni aspri tra gli attori in campo potrebbero portare a sentire ancora altre volte il riferimento alle bombe nucleari. Ne è consapevole lo stesso Lavrov, il quale martedì parlando in videoconferenza alla conferenza sul disarmi svoltasi a Ginevra, ha fatto presente che Mosca è pronta a collaborare con Washington per un nuovo piano strategico sul nucleare.

I colloqui sull’Ucraina

Fermare la guerra a Kiev è quindi importante. Nelle prossime ore riprenderanno i negoziati. Lavrov lo ha confermato, così come a confermarlo sono stati funzionari diplomatici del Cremlino. Da Kiev, dopo iniziali tentennamenti, alla fine è arrivata la notizia che la delegazione ucraina nelle prossime ore si recherà in Bielorussia per partecipare ai colloqui. Mosca aveva accusato gli Stati Uniti di voler ostacolare le trattative e ordinare al presidente ucraino Zelensky di far fallire le trattative. Diffidenze reciproche e distanze su molti punti fondamentali sono ancora ben presenti. Ma provare la via del dialogo è un’esigenza avvertita da sempre più parti.

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