La Russia ha inviato a Idlib forze speciali di terra, nel tentativo di sbloccare lo stallo che si protrae ormai da settimane. Lo riferiscono fonti dell’opposizione siriana.

Intervenuta nella guerra civile nel settembre 2015, in seguito alla richiesta ufficiale avanzata dal regime di Bashar Al-Assad, Mosca ha sostenuto l’esercito siriano grazie soprattutto al supporto aereo. Negli anni, la Russia ha schierato anche ufficiali e truppe in Siria, relegandoli però a un ruolo di supervisione.

Almeno fino a oggi. “Anche le forze speciali russe sono presenti ora sul campo di battaglia” – ha avvertito il capitano Naji Mustafa, portavoce del Fronte nazionale per la liberazione (Nlf), una coalizione ribelle siriana sostenuta dalla Turchia – “I russi sono intervenuti direttamente nel conflitto“.

L’occasione sarebbe stata fornita dalla riconquista delle colline di Humaymah, situate in una posizione strategica, nel governatorato di Hama. Occupate dai ribelli siriani la scorsa settimana, a nulla erano serviti i vari tentativi di difesa dell’esercito governativo. Così, “quando le forze di Al-Assad non sono riuscite ad avanzare, la Russia è intervenuta direttamente, dopo aver bombardato l’area”, spiega il capitano Mustafa.

L’intervento russo in Siria

In Siria, Putin è riuscito a realizzare l’obiettivo che si era prefissato, ovvero mantenere Al-Assad al potere. Mosca è entrata nel conflitto con uno scopo e una strategia chiari, assumendosi fin dal principio un impegno militare pieno e ottenendo così risultati strategici superiori a quelli delle potenze occidentali coinvolte nel conflitto.

Grazie al sostegno russo, il governo di Al-Assad è riuscito a conseguire praticamente tutte le vittorie desiderate, delineandosi come il vincitore indiscusso della guerra civile. Quanto in corso a Idlib, tuttavia, si configura sempre più come una guerra di logoramento, che rischia di mettere in discussione il primato raggiunto.

Secondo Jamil Al-Saleh, capo del gruppo di opposizione Jaysh Al-Izza, affiliato all’Esercito siriano libero (Esl), l’esercito siriano e i suoi sostenitori russi avrebbero commesso un errore di valutazione, “sottostimando la forza e la motivazione dei ribelli”.

In più, il cambio di strategia adottato dai ribelli siriani – che sono passati dalla difesa all’attacco cercando di spostare il fronte nelle aree sotto il controllo del governo – e l’aiuto militare fornito loro dalla Turchia, stanno mettendo la Russia in una posizione difficile. “Mosca non soltanto ha fallito” – spiega il capitano Mustafa – “É stata proprio sconfitta”.

Allo stallo generale ha contribuito anche la Turchia, alleata dell’opposizione siriana, che fornendo ai ribelli armi e attrezzature militari in grado di respingere gli assalti via terra, ha inflitto perdite ingenti all’esercito di Al-Assad.

Proprio la posizione di debolezza in cui si è trovato l’esercito siriano avrebbe spinto la Russia a dispiegare le forze di terra, intervenendo direttamente nella guerra. Un passo che potrebbe riportare il conflitto siriano a favore di Al-Assad, ma anche compromettere le relazioni tra Russia e Turchia, con la quale, invece, Mosca avrebbe tutto l’interesse a mantenere buoni rapporti.

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