Il 9 ottobre la Turchia ha dato il via all’operazione militare Sorgente di pace per eliminare la minaccia “terroristica” rappresentata dalle Forze democratiche siriane, a maggioranza curda, presenti lungo il confine. Con il passare dei mesi, però, la narrazione dell’intervento militare e i suoi stessi scopi sono mutati, passando così da un’azione difensiva di breve-media durata a un’operazione attraverso cui imporre la propria presenza nel lungo periodo nel nord est recentemente conquistato. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non ha fatto mistero del suo desiderio di rimpatriare i 3,6 milioni di rifugiati siriani presenti in Turchia, creando così una zona cuscinetto lungo il confine, ma la strategia adottata da Ankara per imporre il proprio controllo sul nord della Siria è ancora più complessa.

Dalla lira siriana a quella turca

Dopo aver istituito la cosiddetta safe zone nel nord est siriano, il presidente turco ha seguito lo stesso schema già utilizzato nel 2016 e nel 2018 dopo le operazione Scudo dell’Eufrate e Ramoscello d’ulivo, creando amministrazioni apposite e a lui fedeli con cui sostituire quelle create in precedenza dai curdi. Così facendo, Erdogan si è assicurato il controllo amministrativo di quella parte di Siria che aveva conquistato militarmente, ma non si è fermato a questi due ambiti. Di recente, il Governo provvisorio siriano (Sig), entità politica formata dalle opposizioni in esilio e cooptata dalla Turchia, ha introdotto nella Siria settentrionale la lira turca. Secondo quanto riportato dai media siriani, attualmente la moneta utilizzata nella fascia che va da Afrin fino a Serekanyie non è più lira siriana bensì quella turca, segno del desiderio di Ankara di restare il più a lungo possibile in Siria.

Ufficialmente, il Sig ha deciso di cambiare moneta a causa della eccessiva svalutazione di quella locale rispetto al dollaro, che a inizio dicembre è arrivato a 950 lire siriane con effetti negativi sulla già debole economia locale. A dare la notizia è stato il primo ministro del Governo provvisorio, Abdurrahman Mustafa, che ha specificato inoltre che si tratta di una misura temporanea e presa senza aver prima consultato la Turchia. “La nostra intenzione è quella di introdurre banconote da 5, 10 e 20 lire turche per sostenere il potere di acquisto da parte dei cittadini del nord della Siria, mantenere vivo il commercio e conservare lire siriane in attesa di una ripresa”, ha specificato Mustafa parlando ai media siriani. Come spiegato dal ministro delle Finanze al giornale Al Monitor, questa decisione è stata presa per tutelare i risparmi della popolazione locale: dato che lo stipendio dei dipendenti pubblici, dei dottori, degli insegnati e dei membri del Free Syrian Army (l’esercito leale alla Turchia, ndr) vengono pagati già da tempo in lira turca, il cambio a quella siriana iniziava ad essere particolarmente svantaggioso. Non tutti però condividono l’analisi del ministro Abdel Hakeem al-Masri. Gli attivisti impegnati nelle aree sotto il controllo del Sig avvertono infatti che il l’introduzione di una nuova moneta avrà degli effetti negativi sulla popolazione più povera, aggravandone ulteriormente le condizioni di vita.

Le mire di Erdogan

Al di là del vantaggio economico derivante dal passaggio da una moneta all’altra, l’introduzione della lira turca nel nord della Siria ha delle implicazioni importanti. Le tre operazioni lanciate dalla Turchia nel Paese limitrofo dal 2016 ad oggi sono sempre state presentate come finalizzate a difendere i confini turchi e ad allontanare la minaccia curda. Una volta raggiunto questo obiettivo, però, il presidente Erdogan si è dimostrato restio ad abbandonare del tutto quei territori che aveva “liberato”, decidendo quindi di installarvi forze militari e organismi politici a lui fedeli. È in questo contesto che si inserisce la decisione del Sig di introdurre nel nord della Siria la lira turca: che si tratti di una iniziativa spontanea o eterodiretta, di certo servirà a rafforzare la presa di Ankara nei territori di confine, sulla scia del sogno neo-ottomano che Erdogan sembra sempre più intenzionato a realizzare.

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