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I Royal Marines sono stati impegnati in “operazioni segrete ad alto rischio” in Ucraina. La confessione arriva direttamente dall’ex comandante dell’élite della Marina britannica, il generale Robert Magowan. L’alto ufficiale di Londra, come riportato dal Times, ha scritto sulla rivista ufficiale dei Royal Marines – Globe and Laurel – dell’impiego delle forze speciali in missioni con elevato rischio “politico e militare” in un “contesto estremamente delicato”.

La Difesa del Regno Unito aveva già parlato dell’utilizzo di queste forze per proteggere l’ambasciata a Kiev nel momento dell’evacuazione e della sua riapertura. Già a fine luglio, il Mirror aveva svelato che i Royal Marines erano stati inviati a protezione dell’ambasciata britannica in Ucraina proprio per evitare che i funzionari della sede consolare di sua maestà finissero nel mirino dei russi, in particolare delle forze speciali di Mosca, in caso di assalto alla capitale. La differenza rispetto alla rivelazione apparsa sul magazine dei commando britannici è però sia nell’autorevolezza della fonte sia nel numero. Il Mirror, in questo non smentito dal ministero, parlava di circa trenta uomini d’élite inviati a Kiev con compiti di antiterrorismo e per il salvataggio di eventuali ostaggi con la specifica – da parte della Difesa – che non erano stati impiegati in alcuna missione di combattimento.

Quello che dice il generale Magowan invece è molto diverso. Innanzitutto lo dice su una rivista ufficiale dei Royal Marines, dunque certificata di fatto dai piani alti delle forze armate britanniche. Poi, il generale indica un numero decisamente più alto rispetto a quello preventivamente “confermato” da Londra: perché sarebbero 350 i marines schierati da prima dell’invasione. Secondo Magowan, già a fine gennaio centinaia di militari del 45mo Commando sono partiti dalla Norvegia settentrionale per sbarcare a Kiev e gestire l’evacuazione del personale di Londra dalla capitale ucraina oltre il confine polacco. Unità che poi sarebbero tornate ad aprile, una volta riaperta l’ambasciata britannica, ma appunto con quella strana specifica di “operazioni segrete ad alto rischio politico e militare”. Una definizione che lascia supporre che non possano essere stati mandati lì esclusivamente per sorvegliare la sede diplomatica di Kiev.

Il fatto che le forze britanniche, per la prima volta attraverso un loro alto ufficiale, ammettano il coinvolgimento di centinaia di marines in operazioni speciali in Ucraina non è un fatto che può essere quindi derubricato a semplice gossip. Anche in questo caso, la cosiddetta guerra dell’informazione diventa anche un elemento psicologico e serve a inviare dei segnali chiari a tutti i partecipanti al conflitto. I Royal Marines, con un articolo, non solo ribadiscono il pieno coinvolgimento nella protezione del personale britannico in Ucraina, pur senza confermare di avere combattuto, ma sottolineano soprattutto attraverso Magowan di avere un ruolo attivo con operazioni segrete che di fatto aumentano sensibilmente la portata dell’azione di Londra nella guerra in Ucraina. Non è un caso che l’agenzia russa Tass abbia subito riportato la notizia citando un passaggio del testo di Magowan, e cioè quello in cui il generale afferma che i marines sono pronti ad addestrare i colleghi ucraini. Questo è un dato da non sottovalutare, considerando soprattutto l’enorme sviluppo che le forze di Kiev hanno avuto proprio nella guerra asimmetrica combattuta nel Mar Nero. L’utilizzo di forze speciali, l’assalto con droni aerei e marini, l’impiego di tecnologie sempre più sofisticate e la capacità di attaccare fino al porto di Sebastopoli – base della Flotta russa del Mar Nero – sono tutti elementi che hanno destato l’attenzione degli analisti ma anche dell’intelligence di Mosca.

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