Il cessate il fuoco raggiunto a fine agosto tra il presidente dimissionario del Governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli, Feyez al Serraj, e il capo del Parlamento di Tobruk, Agila Saleh, arrivato dopo settimane di negoziati sembra reggere. L’accordo tra le parti prevede anche il rilancio del processo politico e l’indizione di nuove elezioni legislative e presidenziali per marzo del 2021. Obiettivo ultimo, come spiegato da Tripoli in una nota, “è riportare la sovranità del Paese e mandare via forze straniere e mercenari”, un proposito sostenuto anche da Tobruk.

L’annuncio del cessate il fuoco è stato accolto con favore dalla comunità internazionale e dalla stessa Unione europea, che tramite l’Alto rappresentante per gli Affari esteri, Josep Borrell, ha lodato l’iniziativa volta a “superare l’attuale situazione di stallo e creare una nuova speranza per un terreno comune verso una soluzione politica pacifica alla crisi libica e la cessazione di tutte le interferenze straniere nel Paese”. Borrell ha anche auspicato la ripresa del processo negoziale nel quadro del processo di Berlino guidato dalle Nazioni Unite.

Successivamente, l’Alto rappresentante ha anche espresso la volontà dell’Unione di contribuire all’implementazione del cessate il fuoco sotto l’egida dell’Onu e di continuare a monitorare il rispetto dell’embargo sulle armi non solo a livello diplomatico ma anche militare “attraverso un intervento sul terreno”.  A sostegno delle sue parole è arrivato anche un documento – visionato in anteprima da Politico – redatto dal Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) in cui si analizzano tre possibili modalità di intervento dell’Unione all’interno dello scenario libico, una delle quali prevede l’invio di soldati nel Paese nordafricano.

Gli scenari europei

Il ruolo dell’Unione europea all’interno del conflitto libico è stato meno rilevante rispetto a quello ricoperto da altri attori internazionali quali Russia, Turchia o Francia. Ma il raggiungimento di un cessate il fuoco ha aperto nuovi scenari e l’Alto rappresentante per gli Affari esteri non vuole sprecare questa opportunità: in un’intervista al giornale tedesco Spiegel risalente a inizio 2020, Borrell aveva infatti preannunciato che se gli attori libici avessero trovato un accordo per sospendere le ostilità, l’Ue si sarebbe impegnata nel monitoraggio del cessate il fuoco “con l’invio di soldati, per esempio come parte di una missione europea”.

Fino ad oggi le parole pronunciate dall’Alto rappresentante erano rimasti solo dei buoni propositi, soprattutto a seguito del maggior coinvolgimento della Turchia nello scacchiere libico a sostegno del Gna. Con l’accordo tra Serraj e Saleh, però, Borrell ha finalmente la possibilità di mettere in pratica quanto auspicato a inizio anno. È in questo contesto che si colloca il documento redatto dal Seae e che prevede anche la possibilità di inviare una missione militare in Libia composta da due brigate comunitarie che coinvolgano tra le 5 e le 10 mila unità. Alla luce della complessa situazione sul campo e dei rischi che gli europei corrono in Libia, questa opzione per il momento è stata esclusa – secondo quanto si legge sul documento – ma resta comunque sul tavolo per il futuro.

In generale, nel caso in cui il cessate il fuoco dovesse durare, il Seae ha previsto tre macro-opzioni: sostegno al processo politico libico; partecipazione alla missione Onu di monitoraggio della sospensione delle ostilità; avvio di una missione europea sul terreno. Il primo scenario prevede un coinvolgimento molto ridotto dell’Ue, che si limiterebbe a fornire consigli su come implementare il cessate il fuoco ed evitare una recrudescenza delle ostilità. Il secondo invece comporta una maggiore presenza comunitaria in Libia, ma all’interno di una missione diretta dall’Onu e su cui Bruxelles non avrebbe quindi voce in capitolo. L’Ue potrebbe fornire aiuti economici e personale specializzato alle controparti libiche, o aumentare le competenze della missione Irini monitorando il rispetto dell’embargo anche attraverso la sorveglianza aerea.

La terza opzione riguarda invece l’avvio di una missione militare europea indipendente che rispetti le regole di ingaggio dell’Onu, che possa usare lo spazio aereo libico e che impieghi anche gli asset comunitari nei settori dell’intelligence e della sorveglianza. Questo scenario prevede anche l’implementazione di misure per la protezione del personale e delle installazioni europee presenti in Libia e la definizione di una exit strategy. Un coinvolgimento così diretto dell’Ue nel teatro libico, come detto, è stato per ora escluso, ma il fatto che sia stato valutato dal Seae e presentato agli Affari esteri europei è un segnale da non sottovalutare.

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