Jason Greenblatt, inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente, ha diffuso una nota in cui ha affermato: “Qualsiasi governo palestinese deve impegnarsi in modo non ambiguo ed esplicito a favore della non violenza, riconoscere lo Stato di Israele, accettare gli accordi e gli obblighi precedenti tra le parti, incluso il disarmo dei terroristi, e impegnarsi in negoziati pacifici. Se Hamas svolgerà un ruolo nel governo palestinese, deve accettare questi requisiti fondamentali”.

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Gli Stati Uniti si accodano così ad Israele che nei giorni scorsi aveva annunciato di non voler negoziare con un governo unitario guidato da Hamas fino a quando “il gruppo terroristico” non avesse risposto a una lista di richieste da parte del governo dello Stato ebraico. Parole che avevano fatto infuriare il ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestine, Riad al-Malki, che, in un’intervista all’ Aki-Adnkronos International, aveva risposto: “Non accetteremo nessuna intromissione di Israele negli affari palestinesi ora che è stato raggiunto l’accordo di riconciliazione palestinese”. Al-Malki aveva poi proseguito dicendo: “Abbiamo sentito le reazioni e le condizioni poste da Israele alla riconciliazione palestinese, ma per quel che ci riguarda noi continuiamo a lavorare nell’interesse nazionale palestinese e in vista dell’unità e della fine della divisione”.

L’Anp governerà Gaza

Lo storico accordo tra Hamas e Fatah ha aperto scenari nuovi e inaspettati. L’Autorità nazionale palestinese, infatti, a partire dal prossimo primo dicembre, tornerà a governare su Gaza. Il patto tra i due movimenti, che era stato siglato il 4 maggio del 2011, è stato perfezionato lo scorso 12 ottobre, dopo due giorni febbrili di incontri al Cairo. Abu Mazen, presidente palestinese, ha così commentato l’accordo: si tratta di un'”occasione storica per concretizzare la riconciliazione nazionale da sfruttare perché opererà nell’interesse dei palestinese”. Abu Mazen ha inoltre promesso che andrà Gaza entro il mese. Una visita importante, dato che sarà la prima visita dal 2007.

Secondo l’accordo l’Anp dispiegherà tremila agenti di polizia a Gaza e ai confini con Israele e l’Egitto. Uno dei primi provvedimenti di Ramallah sarà inoltre la rimozione della sanzioni imposte nella Striscia per forzare Hamas a negoziare la riconciliazione ora ottenuta.

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Sul tavolo delle trattative restano però ancora da affrontare diverse questioni spinose, tra cui il controllo della sicurezza di Gaza e la sorte dei 25mila uomini di Hamas attualmente impiegati nei vari uffici pubblici.

La riconciliazione tra Hamas e Fatah rappresenta una possibilità, seppur flebile, per i quasi due milioni di abitanti di Gaza di avere migliori condizioni di vita. Per dieci anni, infatti, gli abitanti della Striscia sono rimasti bloccati tra Israele ed Egitto, subendo guerre, fame, disoccupazione e mancanza di acqua ed elettricità.

Hamas vinse le elezioni legislative nel 2006, ma questa vittoria non venne mai riconosciuta dalla comunità internazionale e così il movimento islamista ingaggiò una guerra civile con Fatah, a cui riuscì a strappare il controllo della Striscia di Gaza nel 2007.

Da allora Fatah, a capo dell’Autorità palestinese, non riuscì a esercitare nessun tipo di potere sulla Striscia e tutti i tentativi di riconciliazione fallirono. L’isolamento, il rischio di una esplosione sociale e il ridotto supporto da parte del Qatar costrinsero, insieme alla mediazione egiziana e alla pressione della comunità internazionale, Hamas ad accettare, nel mese di settembre scorso, il ritorno dell’Autorità palestinese e del suo governo.

L’accordo tra Fatah e Hamas rappresenta un piccolo passo verso la stabilità della Palestina. Ma, per il momento, la pace è ancora lontana.

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