“Sembra che l’Unione europea e la Nato stiano radunando una coalizione per entrare in guerra contro la Russia“. Sergej Lavrov, in visita in Azerbaigian, è tornato a puntare il dito contro l’Occidente dopo settimane di sostanziale calma apparente.

Le sortite mediatiche del potente ministro degli Esteri russo erano infatti progressivamente calate d’intensità dopo le esternazioni d’aprile, nelle quali il Falco del Cremlino ammoniva i nemici di Mosca sul possibile scoppio di una guerra nucleare. Adesso Lavrov è tornato in primo piano, non solo per la frase sopra riportata, ma anche per aver tirato in ballo niente meno che Adolf Hitler.

“Adolf Hitler riunì gran parte dei Paesi europei per una guerra contro l’Unione Sovietica“, ha detto il ministro, citato dalla Tass, assicurando che Mosca farà “molta attenzione” agli sviluppi del comportamento di Ue e Alleanza atlantica. “Ovviamente, daremo uno sguardo realistico al comportamento dell’Unione europea e seguiremo i passi concreti che sta compiendo e come i Paesi candidati rispettino questi requisiti o cercheranno ancora di dimostrare la loro indipendenza”, ha quindi aggiunto Lavrov.



L’affondo di Lavrov

Oltre ad aver accusato il blocco occidentale di voler creare un raggruppamento di Paesi ostili alla Russia, pronti a muovere guerra contro Mosca, Lavrov ha parlato dei negoziati relativi alla guerra in Ucraina. A detta del ministro, al momento è inutile negoziare con l’Ucraina nelle forme in cui il Cremlino ha cercato di farlo negli ultimi otto anni. Al contrario, la Russia tornerà alle trattative con Kiev procedendo dalla situazione sul campo.

“Quando si degneranno di appellarsi a noi con una proposta per riprendere il processo diplomatico, vedremo quale situazione si sarà sviluppata sul campo. Ci sono aree liberate e in quelle aree la maggioranza della popolazione non vuole tornare sotto il controllo delle autorità di Kiev”, ha sostenuto Lavrov.

In precedenza, il ministro aveva puntato il dito contro le potenze occidentali, colpevoli di non consentire all’Ucraina di tornare al tavolo dei negoziati. Parlando all’emittente nazionale della Bielorussia, Lavrov aveva usato parole chiare: “Non vedo la possibilità per loro (gli ucraini, ndr) di essere autorizzati a riprendere i negoziati. E non vedo alcuna possibilità per l’Ucraina di avanzare alcuna proposta. Ma nemmeno noi faremo proposte. Abbiamo avanzato le nostre molto tempo fa. Ora la palla è nel loro campo”.

L’assalto dei Falchi

Le parole di Lavrov seguono i molteplici e famigerati affondi di Dmitrj Medvedev. Il nuovo riferimento a Hitler (il ministro aveva già chiamato in causa il fuhrer sostenendo che Volodymyr Zelensky avesse origini ebraiche “come Hitler”, frase per la quale Vladimir Putin in persona dovette scusarsi con il premier israeliano Naftali Bennett) ha suscitato lo stesso clamore delle bombe mediatiche lanciate a ripetizione da Medvedev.

Nel corso della sua ultima sortita, l’ex presidente russo, ora vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha sostanzialmente definito i leader dell’Unione europea non all’altezza della situazione. Nelle settimane precedenti, Medvedev aveva attaccato l’Ue, ipotizzando una sua possibile dissoluzione prima dell’ipotetico ingresso dell’Ucraina, e pure Kiev, paventando la distruzione del Paese (“Chi ha detto che tra due anni l’Ucraina esisterà ancora sulle mappe mondiali?”).

E ancora: il delfino di Vladimir Putin era apparso sulle prime pagine dei giornali per aver definito Draghi, Macron e Scholz “grandi mangiatori di rane, salsicce e spaghetti”, ma soprattutto per aver sparato a zero contro l’Occidente (“Mi viene spesso chiesto perché i miei post su Telegram” contro gli avversari della Russia “sono così duri. La risposta è che li odio. Sono bastardi e imbranati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. E finché sarò vivo farò di tutto per farli sparire”). Adesso, probabilmente perché i negoziati si stanno avvicinando, complice l’avanzata militare russa nel Donbass, anche Lavrov è tornato a lanciare accuse contro l’Occidente.

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