L’U.S .Air Force (Usaf) ha emesso una richiesta di informazioni (Rfi) inerente ai requisiti del nuovo “droneNext-Generation Multirole Unmanned Aircraft System, uno Uas che farà parte di una “famiglia di sistemi” (Fos).

Come riportato anche da Janes all’inizio di marzo, il “Next Gen Multirole Uas Fos” rappresenta lo sforzo dell’aeronautica statunitense per mettere in campo una famiglia di veicoli aerei senza pilota per operazioni ad alta intensità ma riutilizzabili per missioni di intelligence, sorveglianza, ricognizione e per conto delle forze speciali.

Le nuove esigenze dell’Air Force Usa

“L’Air Force sta cercando informazioni per una nuova linea di sviluppo delle capacità per l’integrazione sull’attuale Next-Gen Multirole Uas, con riduzione dei costi operativi e maggiore persistenza, sopravvivenza e autonomia. Questi Uas multiruolo di nuova generazione possono essere costituiti da elementi resistenti, sacrificabili, in grado di avere una elevata capacità di sopravvivenza e riutilizzabili, per essere utilizzati in vari ambienti operativi”, si legge nella Rfi.

Nella richiesta di informazioni, l’Usaf definisce tre aree di interesse chiave per le capacità richieste: una è la cosiddetta Air Domain Awareness, ovvero la capacità di consapevolezza ambientale in grado di fornire preallarme, tracciamento delle minacce, controllo del fuoco nonché identificazione delle operazioni aeree nemiche in ambienti altamente contestati; la seconda si definisce come High Value Airborne Asset Protection (Hvaap) volta a proteggere le risorse aviotrasportate di alto valore, come aerocisterne e piattaforme aeree di early warning e di controllo, dai caccia nemici a lungo raggio e da altre minacce cinetiche e non cinetiche; infine soluzioni afferenti al concetto di “famiglia di sistemi” per Uas multi-ruolo che devono includere concetti come “resistenza”, “sacrificabilità”, sopravvivenza e riutilizzabilità.

La necessità di superare l’MQ-9

Questa prima “richiesta di informazioni” sulle prerogative del nuovo “drone” dipinge un quadro molto diverso, in merito alle sue future capacità, rispetto al velivolo che dovrà sostituire, l’MQ-9 “Reaper”. L’Air Force ha infatti in programma di sviluppare una famiglia di droni altamente resistenti capaci di effettuare uno spettro di missioni più ampio rispetto all’MQ-9, e sembra che sia stato posto l’accento, in particolar modo, sulla capacità di counter-air, ovvero di contrasto all’attività aerea avversaria.

Sebbene ci siano perplessità in merito, in quanto il Reaper è stato intensamente usato per l’attacco al suolo in scenari di guerra asimmetrica e si teme che uno Uas che abbia una capacità aria-aria possa vedere ridotta questa possibilità, è lo stesso direttore dell’ufficio “progetti futuri” del prestigioso Mitchell Institute, Mark Gunzinger, a evidenziare che il Next Gen Multirole Uas amplierà, non contrarrà, le capacità di missione della forza di Uav dell’Usaf e anche i possibili ambienti in cui opererà.

L’aeronautica statunitense sembra quindi indirizzata a dotarsi di un futuro velivolo senza pilota che sarà caratterizzato, oltre che dall’avere un’architettura aperta, un alto livello di automazione e capacità di ingegneria digitale, un’attitudine spiccatamente multiruolo per supportare le forze armate Usa nelle missioni di contrasto in tempo di pace e in tempo di guerra.

Il Dipartimento dell’Aeronautica sta sviluppando varie tecnologie per lo Uas multi-ruolo di nuova generazione per affrontare le priorità fondamentali della strategia di difesa nazionale incentrate sulla concorrenza tra le grandi potenze, non più solo per il contrasto all’attività nemiche nei conflitti asimmetrici o a bassa intensità.

Come saranno gli Uav del futuro

Pertanto il drone del futuro deve svolgere un ruolo diverso da quello che hanno oggi gli Uav, e affrontare capacità ulteriori oltre quelle tradizionali, appunto come il contrasto aria-aria, guerra elettronica, individuazione e illuminazione di bersagli in movimento (nel ruolo aria e terra), ed essere progettato, sin dalla nascita, per l’integrazione Jadc2 (Joint All Domain Command and Control). Vale anche la pena notare che lo scorso anno la General Atomics ha rivelato un concept per un velivolo senza pilota mai visto prima chiamato Defender destinato a essere in grado di combattere nel ruolo aria-aria e capace di essere rifornito in volo. La società aveva detto, all’epoca, che la missione principale dello Uav sarebbe stata quella di proteggere “risorse aeree di alto valore”.

Questo cambiamento nelle specifiche si deve proprio al mutare delle condizioni strategiche globali che hanno determinato la fine di quella “vacanza” data dall’esclusivo contrasto alle attività di insurrezione/terroristiche che ha coinvolto gli Stati Uniti per un ventennio. In particolare l’assetto spiccatamente multiruolo del nuovo Uas trova un senso se si guarda al teatro del Pacifico e alla concorrenza con la Cina.

La nuova contrapposizione con la Cina

Lo scontro “tra pari” in quel settore di globo è così pressante e preoccupante per il servizio aereo statunitense che l’Acc (Air Combat Command) vuole ogni assetto volante in grado di trasportare missili o da fungere da snodo di comunicazione di cui può disporre.

L’U.S Air Force vuole raggiungere rapidamente tutti questi ambiziosi obiettivi, nell’ambito di quella che chiama iniziativa “Speed to Ramp“. Se tutto va secondo i piani, come si legge nella Rfi, una prima capacità dovrebbe essere messa in campo entro il periodo 2026/2027. Steve Trimble, redattore di Aviation Week Defense, considera questo riferimento temporale inerente al set Hvaap, che potrebbe potenzialmente essere integrato sui droni già esistenti. Successivamente, sembra che questa e altre soluzioni che emergeranno dagli Uas multiruolo di nuova generazione dovrebbero essere integrate su un velivolo senza pilota di prossima generazione entro il 2030.

L’Mq-9 “Reaper” volerà ancora a lungo quindi, e nel frattempo si dovrà decidere chi, tra Lockheed-Martin, Northrop-Grumman e General Atomics (per dirne tre delle maggiori compagnie interessate), si vedrà affidare il nuovo programma.

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