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La Marina militare degli Stati Uniti ha avviato le indagini su un presunto traffico di droga che coinvolge alcuni soldati che si trovano nella sede della Settima Flotta a Yokosuka, nella prefettura di Kanagawa. “Il Naval Criminal Investigative Service sta investigando sui marinai di stanza a Yokosuka per un presunto consumo e spaccio di droga“, ha dichiarato il portavoce della Settima Flotta, Clay Doss, al The Japan Times in una e-mail. “La Marina ha tolleranza zero per l’abuso di droghe e prende molto seriamente tutte le accuse che implicano una cattiva condotta dei nostri marinai, dei civili e dei membri delle rispettive famiglie”.

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Era stato il Wall Street Journal a rivelare lo scoop riguardo alle indagini da parte della Marina Usa su almeno una dozzina di marinai, alcuni dei quali imbarcati sulla portaerei Uss Ronald Reagan. L’accusa, nello specifico, sarebbe quella di comprare, vendere e usare Lsd, ecstasy e altre droghe. La marina starebbe anche esaminando la possibilità che i marinai statunitensi usassero Internet per comprare o vendere farmaci o li stessero distribuendo ai residenti giapponesi. IlJournal ha appreso per la prima volta delle accuse martedì, quando ha ricevuto la notizia che la Marina aveva individuato un sottufficiale di terza classe che faceva utilizzo di droghe. Quel marinaio ha poi dichiarato agli investigatori che altri marnai a bordo della Reagan stavano distribuendo o usando droghe.

Anche le autorità giapponesi sono state coinvolte nelle indagini a causa dei sospetti che le droghe siano state vendute ai residenti. Inoltre,i detective avrebbero individuato un pacco sospetto indirizzato a uno dei marinai e che è stato intercettato dal servizio postale locale. Da quel momento, alle indagini si sono aggiunti anche gli inquirenti giapponesi, che adesso ci vogliono vedere chiaro. Anche perché i rapporti fra le autorità locali e i soldati di stanza in Giappone sono decisamente tesi e, negli ultimi mesi, sono anche peggiorati a causa degli ultimi incidenti che hanno coinvolto i militari Usa. A conferma di questo trend negativo nei rapporti fra popolazione locale e comandi Usa, a metà gennaio alcuni residenti della prefettura di Okinawa avevano protestato contro la costruzione di una nuova base statunitense nella provincia. Il governatore di Okinawa, Takeshi Onaga, ha denunciato a fine gennaio l’esercito americano definendolo come “folle” dopo il terzo incidente in un mese che ha coinvolto un elicottero statunitense. “L’esercito americano è fuori controllo. Non riescono a esercitare alcuna supervisione, non ci sono segni che si riformeranno e il governo giapponese non può gestirli “, ha detto Onaga ai giornalisti dopo che un elicottero di attacco AH-1 dell’Us Air Corps ha fatto un atterraggio di emergenza nel villaggio di Tonaki.

Incidenti e denunce che s’inseriscono nel quadro di una dei periodi peggiori per la Settima flotta, già tormentata da una serie di incidenti che hanno coinvolto le sue navi l’anno scorso. L’Uss Fitzgerald ha colpito una nave al largo di Yokosuka a giugno, uccidendo sette marinai statunitensi, e l’Uss John S. McCain si è scontrata con una petroliera nelle acque costiere al largo di Singapore in agosto, uccidendo 10 marinai statunitensi. Le collisioni non hanno mai avuto una ragione accertato e c’è chi sostiene si sia trattato di qualcosa di più di una semplice e tragica catena di errori umani. Dopo le collisioni, una serie di rapporti e indagini hanno rivelato gravi lacune nell’addestramento e nella preparazione di la flotta e a gennaio, la Marina americana ha detto che i comandanti delle navi avrebbero dovuto affrontare di fronte al tribunale le accuse di omicidio colposo. Ora lo scandalo dello spaccio rischia di minare non solo i rapporti con il governo locale, ma anche con la popolazione.

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