“Stati Uniti continueranno a fornire all’Ucraina le capacità per difendersi”, ha assicurato il presidente americano Joe Biden dopo l’ennesimo colloquio telefonico con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Annunciando al mondo come il nuovo “pacchetto” di assistenza militare accordato – per un valore di 800 milioni di dollari – si incentrerà fondamentalmente su sistemi d’ armi “altamente efficaci” e adatti a consentire ai difensori le capacità necessarie per rispondere al “più ampio assalto” che secondo gli esperti dell’intelligence sta per essere sferrato dalle forze armate russe nell’Ucraina occidentale.

Una lunga lista della spesa quella resa nota dal Pentagono, che comprenderebbe, tra gli altri, 18 obici da 155 mm con una considerevole quantità di munizioni, sistemi radar di sorveglianza aerea “Sentinel” e mine anti-uomo “Claymore”, oltre a 200 tra veicoli blindati su ruota Humvee e corazzati su cingoli M113. A questo si aggiungono 11 elicotteri di fabbricazione russa Mil-Mi 17, nome in codice Nato “Hip”. Elicotteri che erano destinati originariamente all’Afghanistan.

Poche ore dall’annuncio di Biden, un funzionario del dipartimento della Difesa statunitense sembra aver escluso l’invio dei suddetti elicotteri Mi-17 all’Ucraina. Così, ancora una volta, si teme che la promessa rischi d’essere “rimangiata” dagli americani che non sembrano nutrire il reale timore che i convogli di rifornimenti provenienti dal “blocco occidentale” finiscano nel mirino di Mosca. Sempre più provata da un conflitto che dura da ormai 50 giorni. Ma come verrebbero impiegati questi elicotteri da trasporto multiruolo della famiglia Mil Mi-8/17? E come verrebbero impiegati contro le truppe russe intendono lanciare l’offensiva in Donbass?

Il Mil-Mi 17 e il suo impiego nel teatro ucraino

Il Mil Mi-17, nome in codice Nato “Hip” è la versione aggiornata dell’elicottero da trasporto/multiruolo di progettazione sovietica Mi-8M introdotta nel 1975. Capace di trasportare fino a 25 operatori, o un carico utile fino a 4.000 kg, misura 18 metri, può raggiungere una quota di tangenza di 6.000 metri e superare i 225 chilometri orari, che rappresentano la sua velocità di crociera.

Questo tipo di elicottero è utilizzato principalmente come elicottero da trasporto medio, ma può essere impiegati anche come versione armata in configurazione “gun-ship“. In linea con la precedente versione, può essere dotato di mitragliatrici integrate da 7,62 mm e sei rastrelliere esterne, tre per lato della fusoliera, dove trasportare semplici razzi S-5, o ben più letali missili anticarro come i Falanga (nome in codice Nato Swatter) e i Fleyta (nome in codice Nato Skorpion). Entrambi missili guidati MCLOS. 

Appare ovvio come questo vettore verrebbe impiegato da “cacciatore di carri”, una delle principali risorse dell’esercito russo nel conflitto ucraino, di cui le forze di Kiev stanno già facendo strage per merito dei sistemi missilistici spalleggiabili di fornitura occidentale, come il sempre citato Javelin e i suoi omologhi. È altrettanto ovvio che questi elicotteri, che non rappresentato di per se una minaccia “particolare” per i russi, né possono essere considerati un’ arma strategicamente o tatticamente decisiva, rappresenterebbero – insieme ai veicoli blindanti e corazzati promessi da Washington – un messaggio inviso a Mosca, che ha più volte minacciato di elevare il livello del conflitto nel caso di interferenze provenienti da attori esterni al conflitto. Le Forze aerospaziali russe hanno perso molti elicotteri in azione, abbattuti dai missili Strela-2 e da sistemi d’arma anti-aeri più sofisticati che sono ancora presenti nell’arsenale ucraino, ma che sono presenti in numero anche nella forze di occupazione inviate da Mosca. Questa concessione di elicotteri dunque, ammesso che non rimangano nei loro hangar come i famosi MiG-29 polacchi promessi dall’America, rischia di rappresentare più un problema diplomatico che un rifornimento essenziale per Kiev.

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