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Recentemente le forze armate ucraine hanno diffuso un video che mostra il lancio di un missile antiradiazioni Agm-88 Harm di fabbricazione statunitense da un caccia MiG-29.

Sappiamo che questo particolare tipo di vettore è stato usato dall’aeronautica ucraina in guerra già da qualche settimana: immagini di frammenti del missile sono state diffuse sui social a inizio agosto, mentre il giorno 8 dello stesso mese, il sottosegretario alla Difesa Usa Colin Khal ha ammesso, per la prima volta, che Washington nei pacchetti di aiuti militari aveva incluso “una serie di missili anti-radiazioni che possono essere lanciati da aerei ucraini e avere effetti sui radar russi e altre cose”. Successivamente, il 19, sempre il Pentagono ha affermato per la prima volta che “stiamo fornendo missili anti-radiazioni ad alta velocità aggiuntivi. Questi sono i missili Harm. L’Ucraina ha impiegato con successo questi missili. Li hanno integrati con successo sugli aerei ucraini e questo consente all’Ucraina di cercare e distruggere i radar russi, quindi forniremo missili Harm aggiuntivi”.

L’Agm-88 è missile antiradiazioni ad alta velocità aria-superficie (ma Israele ha effettuato sperimentazioni per il lancio da piattaforme terrestri mobili) progettato per cercare e distruggere i sistemi di difesa aerea dotati di radar. L’Harm può rilevare, attaccare e distruggere un bersaglio con il minimo input da parte dell’equipaggio: il sistema di guida si concentra sulle emissioni radar del nemico utilizzando un’antenna fissa e una testa di ricerca nel muso del missile. L’Agm-88 è propulso da motore a razzo a doppia spinta senza fumo, a propellente solido, prodotto dalla Thiokol mentre il vettore è prodotto dalla Raytheon Corporation. Attualmente l’F-16C è l’unico aereo nell’inventario dell’U.S Air Force ad utilizzare il missile, che però viene usato anche dall’Aeronautica Militare Italiana e dalla Luftwaffe tedesca, sui Tornado ECR. L’Harm è entrato per la prima volta in servizio nel 1984 ed è stato utilizzato in combattimento in Kosovo dall’Aeronautica Militare Italiana e nella Guerra del Golfo dall’U.S. Air Force. È lungo circa 4 metri e ha un peso al lancio di 360 chilogrammi, con una testata da 66. La sua portata massima, stimata, è di 150 chilometri.

Non sono stati forniti dettagli su come il missile sia stato integrato sul MiG-29. Utilizzare l’Harm sul MiG-29 non significa semplicemente collegare un lanciatore Lau-118A (con relativa centralina) e il missile ai tralicci del MiG, ma c’è molto più lavoro da fare per poterli utilizzare con gli impianti avionici ed elettrici di un velivolo di fabbricazione sovietica. Inoltre un altro problema è capire come i piloti dei MiG-29 possono eseguire il puntamento del missile, dato che di solito esso avviene attraverso un display digitale multifunzione di cui la cabina di pilotaggio del caccia è sprovvista, essendo di tipo totalmente analogico.

Alcuni analisti ritengono che una possibile soluzione sia quella di avere un semplice tablet collegato al missile per eseguire il targeting, settando l’Harm in modalità “ricerca automatica”. In questo modo il sensore del missile fornisce al pilota un elenco di emettitori di segnali radar che vengono rilevati dall’Agm-88 automaticamente, e da cui ne viene selezionato uno. Un’altra modalità di utilizzo potrebbe essere quella “Pre-Briefed”, ovvero l’inserimento dei dati di lancio di bersagli di cui si conosce già la posizione, tuttavia non sembra molto pratica in un campo di battaglia in rapida evoluzione come quello ucraino, dove le batterie dei sistemi missilistici da difesa aerea russa sono in continuo movimento. Quest’ultima modalità consente anche, in teoria, di poter usare l’Harm su aerei che non hanno il pod di rilevamento e designazione e permette di sparare il missile su un bersaglio posto alla massima distanza e inattivo, ovvero coi radar spenti. Quando il missile entra nella zona di ingaggio, il sito radar può attivarsi e l’Agm-88, ormai a breve distanza dal sistema Sam, può dirigersi verso la sorgente di radiazioni in modo automatico. La modalità “Pre-Briefed” consente l’ingaggio di un bersaglio selezionato mediante l’utilizzo di un settore di ricerca di 120° e l’inizio della ricerca da parte del seeker del missile comincia a 15 miglia nautiche dalla posizione designata. Se il bersaglio è al di fuori di questo settore di ricerca, il missile è perso.

L’Harm può operare anche in modalità Ruk/Too (Range Unknow / Target Of Opportunity). Questa viene usata quando non si conosce la posizione del bersaglio ma solo la sua direzione e si ha una stima della sua distanza. Consente l’aggancio di un bersaglio specifico (tipo di minaccia selezionato da una lista precaricata di fonti di emissione) utilizzando un settore di ricerca di 120° e avviando la ricerca da parte del seeker dall’inizio del lancio. È più una modalità di “autodifesa” e si ritiene che non sia utilizzabile senza un’adeguata strumentazione di bordo, com’è nel caso dei MiG-29 ucraini. Il missile, in questo modo, impegna il primo bersaglio attivo del tipo selezionato che incontra sul suo percorso, ma vicino al punto di riferimento preimpostato. Se il bersaglio è al di fuori di questo settore di ricerca, il missile è perso.

Riteniamo che i caccia di Kiev armati di Harm, molto probabilmente, utilizzino la modalità “Pre-Briefed” ma non è da escludere che personale statunitense abbia fornito tecnologia per poterli usare anche in quella “Too”. Quello che è sicuro è che si tratta di un vettore missilistico molto sofisticato nonostante la sua anzianità di servizio, e utilizzato da pochissime forze aeree nel mondo a sottolineare la sua efficacia. È ragionevole supporre, pertanto, che il Pentagono abbia cominciato ad adeguare i MiG-29 ucraini, e soprattutto a formare i piloti all’utilizzo dell’Harm, da parecchio tempo, probabilmente da prima del conflitto stesso. Del resto la stessa dinamica è avvenuta anche per sistemi “più semplici” come gli Atgm (Anti Tank Ground Missile) Javelin o per l’addestramento e formazione dello stesso esercito ucraino.

L’effetto dell’utilizzo degli Harm nella guerra in Ucraina si è palesato quasi subito: gli stessi Stati Uniti, confermandone la cessione e affermando ulteriori spedizioni, dimostrano che il vettore ha ottenuto risultati tangibili. Dal lato russo, invece, possiamo notare come si siano presi provvedimenti per cercare di minimizzare il rischio di vedere distrutte le proprie batterie di sistemi missilistici antiaerei a lungo raggio: le postazioni di S-300/S-400 note situate in Crimea sono state spostate, come ci confermano le riprese satellitari. Un altro effetto diretto è stato il ritiro della batteria di S-300 “ceduta” alle forze armate siriane: sempre la ricognizione satellitare mostra che il sito di lancio è stato smantellato, mentre fotografie apparse sul web mostrano un’unità mercantile russa con a bordo i mezzi del sistema missilistico in transito attraverso il Bosforo diretta verso il Mar Nero. Questa particolare mossa, però, potrebbe anche essere il risultato di un qualche tipo di accordo con Israele, che sta colpendo le posizioni delle milizie filo-iraniane e delle Irgc (Islamic Revolutionary Guard Corps) in Siria da anni. Mosca quindi sta riorganizzando e implementando le proprie difese missilistiche in risposta all’arrivo degli Harm, che portano il livello dello scontro tra Russia e Ucraina a un gradino più alto, e di conseguenza anche il livello di tensione con l’Occidente.

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