Dopo il giorno di fuoco che ha visto l’Ucraina sotto un pesante attacco missilistico con obiettivi sparsi per tutto l’ampiezza del suo territorio – target confermati ed esplosioni sono stati segnalati nell’area di Kiev e Khmelnytsky, a Leopoli, Dnipro, Vinnytsia, nelle regioni di Frankiv, Zaporizhzhia, Sumy, Kharkiv, Zhytormyr, Kirovohrad, e anche al sud nel distretto di Odessa – il report di un think tank ucraino ci rammenta come 24 produttori di armi russi coinvolti nella produzione di missili dei crociera (e altri sistemi d’arma russi impiegati nel conflitto, ndr) non sarebbero soggetti ad “alcuna sanzione nel Regno Unito, nell’Unione Europea o negli Stati Uniti”, o avrebbero trovato il modo di aggirarle. Questo almeno secondo secondo l’ultima analisi condotta e diffusa dal StateWatch nell’ambito del suo progetto Trap Aggressor.

Il think tank ucraino – dunque non neutrale nella sua analisi, ma non per questo trascurabile – pone particolare attenzione alla NPO Novator (o OKB Novator), compagnia russa addetta allo sviluppo di una vasta gamma di missili a lungo raggio, specialmente anti-aerei, ma che sarebbe collegata anche allo sviluppo del missile da crociera Kalibr: sistema offensivo impiegato dalla Russia per colpire obiettivi che si trovano nella profondità nel territorio ucraino da vettori situati ad esempio nel Mar Nero. Obiettivi anche ben distanti dai settori dove si registrano i combattimenti terrestri.

Lo stesso varrebbe per la Vostochnaya Verf, compagnia addetta alle costruzioni navali con sede a Vladivostok, e impegnata nella produzione dei mezzo da sbarco classe Serna che sono stati impiegati nel raid che portò alla conquista dell’ormai nota Isola dei Serpenti. Anche in questo caso la ricerca analitica del think tank ucraino sembra aver riscontrato l’assenza di sanzioni dalla maggior parte delle potenze occidentali impegnate nella “battaglia economica” intrapresa contro Mosca come risposta all’invasione dell’Ucraina. A queste lista si aggiungono altre 22 società che hanno parte nella produzione di diversi sistemi o componenti d’arma, dai radar ai droni, fino ai nuovi moduli per il sistema missilistico antiaereo Tor.

L’organizzazione non governativa con sede a Kiev, tornata nel mirino dei vettori russi che hanno risposto lanciando una serie di attacchi dopo il sabotaggio del ponte di Kerch, segnala che “in alcuni casi”, sebbene sanzionate, le società madri sarebbero ancora in grado di “attrarre investimenti utilizzando le loro filiali non autorizzate”. Secondo indiscrezioni questa pratica, frequente per continuare ad attirare investimenti e perseguire la “normale” amministrazione, riguarderebbe molti settori – compreso quello energetico. Ma non è sempre facile seguire il filo delle transazioni e scoprire dove si fermano le sanzioni imposte dal ricostituito blocco Occidentale, e dove arrivano invece gli interessi del singolo.

Hlib Kanievskyi, capo della ricerca analitica condotta da StateWatch, ha sottolineato come tali risultati dimostrino inequivocabilmente che “produttori di armi russi siano sfuggiti alle conseguenze per il loro contributo all’invasione dell’Ucraina”. Dal momento che – fino a prova contraria – “queste 24 entità continuano a operare senza l’ostacolo di sanzioni mirate”, svolgendo il ruolo nello sforzo bellico sostenuto da Mosca in quella che ormai possiamo smettere di chiamare, anche solo sarcasticamente, “operazione militare speciale”. Almeno dopo l’annuncio della mobilitazione parziale delle intere Forze Armate russe.

“Sebbene le potenze occidentali abbiano in molti casi sanzionato le società madri russe, è fondamentale che le filiali siano sanzionate individualmente per impedire qualsiasi cooperazione segreta con entità sanzionate”, ha tenuto a specificate l’organizzazione non governativa ucraina che va a “caccia” di gap nel sistema di sanzioni innalzato da Washington e dai sui alleati storici che solidarizzano con Kiev, benché non ancora parte della NATO, e dunque non contemplata nei vincoli formali di mutua assistenza nel caso di un attacco subito.

I “conti della serva” sono sempre spiacevoli, ma in questo caso si rendono necessari nell’adempimento della strategia che si è deciso di adottare per arginare l’azione offensiva lanciata da Mosca. Tanto più quando le agenzie d’informazione di tutto il mondo hanno appena finito di battere la notizia riportata dal capo di stato maggiore dell’esercito ucraino Valeri Zaluzhny; dove si conferma che dei 75 missili lanciati su obiettivi strategici (e non), solo 41 sono stati intercettati dalla difesa aerea ucraina. Inutile ricordare che sono già state registrate diverse vittime collaterali tra i civili.

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