Il piano italiano per la pace in Ucraina? La Russia ne è a conoscenza soltanto grazie alle notizie diffuse dalla stampa e, in ogni caso, non sembra affatto soddisfare le istanze e le richieste di Mosca. Lo ha fatto capire a chiare lettere Sergej Lavrov, potente ministro degli Esteri russo intervistato dall’emittente televisiva Rt Arabic.

Dalle sue parole capiamo intanto che il Cremlino non ha letto né approfondito la road map diplomatica che la Farnesina ha messo sul tavolo per arrivare, attraverso quattro step graduali, ad un accordo tra le parti. In seconda battuta emerge un altro fatto, ed è quello sul quale ha particolarmente calcato la mano lo stesso Lavrov. In base alle informazioni riportate dai media, il piano made in Italy provoca un “sentimento di rammarico per la comprensione degli autori di questa iniziativa, per ciò che sta accadendo e per la loro conoscenza dell’argomento”.

Parole durissime e senza appello che, di fatto, bocciano la timida iniziativa di Roma. Come Dmitrij Medvedev pochi giorni fa, anche il ministro russo ha puntato il dito contro l’ipotesi che Crimea e Donbass possano, pur con ampie autonomie, restare a far parte del territorio dell’Ucraina.



Le parole di Lavrov

Lavorv ha usato termini graffianti. I suoi commenti hanno coinciso con una sonora bocciatura del piano italiano: “I politici seri che vogliono ottenere risultati e non sono impegnati nell’autopromozione di fronte al loro elettorato, non possono proporre questo genere di cose”. Il ministro ha quindi specificato che l’Italia non ha inviato alcun piano a Mosca.

Poi, riferendosi al “signor Luigi Di Maio“, Lavrov ha dichiarato che il suo omologo italiano “è attivo nel campo dei media e sta promuovendo l’iniziativa italiana dei quattro punti”. “Secondo lui” – ha proseguito lo stesso Lavrov – “è anche scritto sui media, questa iniziativa italiana potrebbe non solo adattarsi a Russia e Ucraina, ma anche fornire quasi un nuovo processo di Helsinki, nuovi accordi sulla sicurezza europea e sarebbe già condivisa dai Paesi del G7 e dal Segretario Generale delle Nazioni Unite”.

Arrivati a questo punto dell’intervista, l’esperto funzionario russo ha così concluso il suo intervento: “Non so se sia vero o no, a chi lo ha mostrato. Nessuno ci ha dato niente. Possiamo fare affidamento solo sulle speculazioni e descrizioni che appaiono sui media”. Come detto, la valutazione che Mosca ha fatto di quel piano è da bollino rosso. In una parola: inapplicabile.

Il giallo del piano italiano

Ci sono però alcuni punti che non tornano affatto, soprattutto se paragoniamo le ultime dichiarazioni ufficiali rilasciate da vari rappresentanti del (o vicini al) governo russo. Lavrov, come abbiamo visto, ha dichiarato di non aver mai letto il piano italiano: né lui né nessun altro all’interno del Cremlino (“La Russia sa dell’iniziativa dell’Italia per un accordo di pace in Ucraina solo dalla stampa”).

Lo scorso 24 maggio Dmitrij Medvedev, attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza nonché ex capo di Stato russo, aveva bocciato a sua volta il piano italiano dicendo che quella proposta era completamente “slegata dalla realtà” e che i suoi autori sembravano essersi basati su “giornali provinciali” e “menzogne ucraine”. Da queste parole sembrava che la Russia, o almeno Medvedev, avesse potuto consultare il documento, altrimenti non si spiegherebbero le critiche così dettagliate all’indirizzo di un report non analizzato.

Poco dopo l’affondo dell’ex presidente russo c’ha dovuto pensare il portavoce della presidenza russa, Dmitry Peskov, a far sapere che la Russia non aveva ancora avuto modo di esaminare il piano di pace per l’Ucraina proposto dall’Italia. “No, non lo abbiamo ancora visto, speriamo che attraverso i canali diplomatici venga portato alla nostra attenzione e saremo in grado di esaminarlo”, aveva chiarito Peskov.

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