Dallo scorso 30 settembre Mosca considera Kherson come una propria regione. Nella sala San Giorgio del Cremlino quel giorno c’era anche Vladimir Saldo, nominato il 23 aprile dai russi a capo dell’oblast di cui Kherson è capoluogo. Ma a partire dal 4 ottobre, gli ucraini hanno ricominciato a piazzare le proprie bandiere in diverse località della regione. Sfondate le linee difensive russe nel dipartimento di Beryslav, i soldati di Kiev hanno iniziato una lenta ma costante avanzata lungo la sponda occidentale del Dnepr, con l’obiettivo di raggiungere il prima possibile la città di Kherson.

Oggi è stato lo stesso Saldo a rivolgersi su Telegram ai propri concittadini di evacuare provvisoriamente sia Kherson che le città limitrofe. Ufficialmente per motivi di sicurezza: stanno infatti aumentando i bombardamenti ucraini e le principali località dell’area sono tutte a tiro di artiglieria. In realtà il timore delle autorità filorusse riguarda un nuovo sfondamento di Kiev e una repentina avanzata verso il capoluogo.

La situazione a Kherson

A differenza di altre città coinvolte nel conflitto, Kherson ad oggi appare quasi intatta. Quando a fine settembre sono arrivate le immagini degli elettori in fila nei seggi allestiti per il referendum sull’annessione, riconosciuto unicamente da Mosca, non c’erano macerie per terra e né edifici distrutti. Questo perché quando i russi sono arrivati il 3 marzo scorso, in città di fatto non si è sparato nemmeno un colpo. Le difese ucraine sono state vinte pochi giorni prima nell’area del Ponte Antonivka, uno dei più importanti lungo la foce del Dnepr, e le forze di Kiev a quel punto si sono ritirate dal perimetro urbano.

I rumori delle bombe e delle esplosioni i cittadini di Kherson li stanno avvertendo adesso. Il fronte si sta riavvicinando alla città, ma questa volta sono gli ucraini ad avanzare. La loro azione sta procedendo da nord. Mercoledì sono state conquistate altre località nell’area del dipartimento di Beryslav e ora si trovano a non più di 40 km da Nova Kakhovka. Il ministero ucraino per la reintegrazione dei territori temporanei occupati in questo venerdì ha fornito le cifre dell’avanzata. Nelle ultime settimane, in particolare, nella regione di Kherson hanno ripreso il controllo di 75 località. Dati che vanno ad aggiungersi a quelli complessivi della controffensiva: secondo Kiev, in tutto il Paese sono almeno 600, tra villaggi e città medio/grandi, le località recuperate.

I russi, a Kherson come altrove, sono in inferiorità numerica. Mosca può soltanto provare a limitare l’avanzata ucraina e sperare che le piogge autunnali frenino l’azione delle truppe di Kiev. I comandi ucraini però vorrebbero sfruttare l’attuale inerzia a loro favorevole e arrivare il prima possibile nella periferia del capoluogo.

Da qui la scelta di mettere pressione facendo ricorso a un massiccio uso di artiglieria. Kherson, Nova Kakhovka, Beryslav e altre città dell’oblast sono oramai quotidianamente sotto attacco. Più volte sono stati colpiti i ponti sul Dnepr ed altri obiettivi considerati delicati. Gli ucraini stanno anche sfruttando le informazioni che arrivano dalle zone occupate dai russi, lì dove sono attive diverse cellule pro Kiev legate a doppio filo all’intelligence.

“Andatevene da qui”

Il governatore filo russo, Vladimir Saldo, ex sindaco di Kherson e un passato nel Partito delle Regioni dell’ex presidente Viktor Yanukovich, ha lanciato un appello su Telegram. “Abbiamo suggerito – ha scritto a tutti i residenti di andare via in altre regioni. Andare via con le proprie famiglie per sfuggire agli attacchi missilistici”.

A fargli eco è stato nelle scorse ore il suo vice, Kirill Stremousov: “Recentemente, i bombardamenti della regione di Kherson da parte dei nazisti ucraini si sono intensificati – ha detto nel corso di un videomessaggio registrato sempre su Telegram – Negli ultimi giorni, Kherson, Chernobaevka, Holaya Pristan, Novaya Kakhovka sono state oggetto di attacchi. I missili sono puntati contro edifici residenziali, hotel, mercati. Proprio dove i nazisti ucraini possono uccidere facilmente un gran numero di civili”.

Il governatore di Rostov, regione russa confinante con il sud dell’Ucraina e con alcune delle regioni annesse da Mosca, ha sostenuto alla Tass di aver predisposto tutte le iniziative necessaria ad accogliere le famiglie di Kherson intenzionate a scappare. Al momento però è difficile verificare l’effettivo andamento dell’eventuale flusso di profughi verso il territorio russo.

L’importanza strategica della regione

Kherson è l’unico capoluogo di regione ucraino in mano ai russi. Un elemento che rende quindi la città altamente strategica: per Mosca è importante difenderla ed evitare un nuovo smacco a livello di immagine, per Kiev la riconquista costituirebbe un colpo essenziale per mantenere viva tra i cittadini l’idea di una forte controffensiva.

Nella regione però non c’è soltanto l’immagine in palio. Gli ucraini potrebbero infatti riprendere il controllo della foce del Dnepr e chiudere i confini terrestri con la Crimea, da cui affluiscono i rifornimenti verso le altre regioni dell’Ucraina meridionale occupate da Mosca.

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