Il viceministro degli Esteri venezuelano ha dichiarato che “non esclude” l’arrivo di ulteriore personale militare russo in Venezuela. Mosca potrebbe inviare altri specialisti dell’intelligence e rinfoltire la sua guarnigione latinoamericana che giustifica la sua presenza con gli accordi precedentemente stipulati tra i governi di Mosca e Caracas. Questa opzione potrebbe dare man forte alla leadership di  Nicolas Maduro, e fare da contraltare agli Stati Uniti che invece appoggiano apertamente l’ascesa di Juan Guaidó, promotore di un colpo di stato “soft” che ancora non è stato in grado di rovesciare il governo.

A riferire della possibilità di un ulteriore invio di militare russi è stata l’agenzia di stampa russaInterfax, che ha riportato le dichiarazioni del viceministro aggiungendo che il personale militare russo trasportato dai due aerei da trasporto strategico giunti nelle scorse settimana, resterà nel Paese latinoamericano per “tutto il tempo che sarà necessario” e che non è stato considerato alcun limite per loro permanenza. “Il gruppo di specialisti militari si trova in Venezuela nel quadro dei nostri accordi e contratti di cooperazione tecnico-militare”, ha spiegato il viceministro degli Esteri di Caracas. Il Cremlino ha confermato che gli specialisti militari atterrati in Venezuela hanno il compito di “occuparsi” dei contratti preesistenti per la fornitura di armi russe nel quadro della cooperazione tecnico-militare.

La Casa Bianca si è opposta apertamente alla “presenza militare russa a Caracas” – benché giustificata dai rapporti di cooperazione confermati da entrambi i Paesi. Il rappresentante speciale degli Stati Uniti per il Venezuela ha riferito che il Segretario di Stato Mike Pompeo ha già sulla scrivania una “lista di opzioni” – incluse  sanzioni – che l’America potrebbe impiegare per opporsi alla presenza di ulteriori truppe russe nel Paese. Secondo Washington gli emissari di Mosca devono “abbandonare Caracas” e la questione è stata portata al centro del dibattito anche al vertice Nato che si è concluso ieri nella capitale statunitense.

Toni estremamente duri sono stati rivolti nei confronti del governo venezuelano, che denuncia il protrarsi di una guerra “non tradizionale” che mira a far perdere il controllo del Paese.

“Possiamo fare molto male a regime”, ha dichiarato apertamente Elliot Abrams, inviato speciale degli Stati Uniti per il Venezuela. Anche se l’opzione militare in questo momento viene considerata “prematura”, ma al vaglio delle possibilità, l’emissario americano ha assicurato che gli Stati Uniti, l’Europa ed il Gruppo di Lima hanno la “possibilità di reagire in modo abbastanza duro” se la situazione dovesse peggiorare. Il monito si riferisce soprattutto all’eventualità che il governo di Maduro proceda con l’arresto e l’incarcerazione del leader dell’opposizione, l’autoproclamatosi presidente Juan Guaido: accusato di “terrorismo” e ricercato dagli agenti segreti di Maduro. Il suo braccio destro,Roberto Marrero, è già stato arrestato due settimane fa scorsa settimana dai Servizi segreti venezuelani e tradotto in qualche luogo di detenzione ancora sconosciuto.

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