Nel conflitto ucraino come in tutte le guerre moderne combattute da un secolo a questa parte, il ruolo della componente aerea si è dimostrato fondamentale nella strategia offensiva quanto in quella difensiva. Mostrando ancora una volta quanto fosse importante per il successo di una campagna militare l’acquisizione della superiorità aerea nella zona operazioni, al fine di poter supportare con sicurezza le operazioni delle forze di terra. Sebbene le Forze Aerospaziali Russe, spesso citate con l’acronimo VKS, rappresentino ancora la terza componente aerea più numerosa – e dunque si ipotizzava più potente – del globo; esse non sono riuscite ad ottimizzare la loro capacità offensiva colpendo gli obiettivi chiave nelle primissime fasi del conflitto; annientando “completamente” le esigue forze aeree ucraine; e ancora più essenzialmente inibendo la rete di difesa anti-aerea avversaria.

Tuttavia queste rappresentano ancora la minaccia principale per l’esercito ucraino, che nell’ormai annunciata seconda fase del conflitto, si prepara a respingere la grande offensiva nel Donbas. Dove Mosca si appresta a scatenare una vera e propria tempesta di fuoco, che questa volta potrebbe essere “trasportata e sganciata” dalla totalità dell’ampia gamma di velivoli ad ala fissa e rotante in linea di combattimento.

I reattori da guerra del Cremlino

Secondo quanto affermato da Yuri Ignat, portavoce del Comando delle superstiti Forze aeree di Kiev (Vijs’kovo-Povitrjani Syly Ukraïny), nelle operazioni aeree condotte nei cieli ucraini il Cremlino avrebbe approvato l’impiego di caccia multiruolo per l’interdizione profonda in territorio ostile e attacco al suolo Sukhoi Su-30SM/M2 e Su-35 (nome in codice Nato Flanker C, H, ed E), cacciabombardieri supersonici biposto Sukhoi Su-34 (nome in codice Nato Fullback) e i meno moderni aerei d’attacco al suoi Sukhoi Su-25 (nome in codice Nato Frogfoot). È tra questi ultimi che come nella campagna in Siria si registrano le maggiori perdite. A questi si aggiungono i bombardieri strategici, che per antonomasia vantano maggiore capacità di trasporto nei loro vani bombe. Parliamo dei Tupolev Tu-160 e Tu-22M3 (nomi in codice Nato Blackjack e Blinder).

È proprio a loro che, stando alle ultime notizie d’agenzia, sarebbe stato affidato il compito di colpire l’acciaieria Azovstal, la fortezza posta sotto assedio a Mariupol, attraverso l’impiego di bombe ad altissimo potenziale. Qualche dubbio invece, potrebbe essere sollevato sull’impiego dei giganteschi bombardieri strategici quadrielica Tupolev Tu-95 (nome in codice Nato Bear). O almeno che siano stati veramente “intercettati” nel cuore dello spazio aereo ucraino. Essi si renderebbero infatti un facile bersaglio per difese aeree ucraine che sono ancora attive e dotare si sistemi missilistici S-200. A distanza invece, possono essere un asset perfetto per lanciare sui loro bersagli missili da crociera aviotrasportati. Nessuna traccia invece, dei modernissimi caccia di 5ª generazione Sukhoi Su-57 (nome in codice Nato Felon). Va ricordato invece che i bombardieri stealth di nuova generazione come il famigerato “Pak Da” sono ancora in fase di test, o addirittura prototipo.

Come già resocontato sulla nostra testata, l’Ucraina per parte sua può – o poteva – opporre una ridotto numero di cacciabombardieri di fabbricazione sovietica MiG-29 e Sukhoi Su-27 (versione precedente sei Sukhoi impiegati dai russi, ndr). A questi si sono aggiunti cacciabombardieri Sukhoi Su-24 e i medesimi aerei d’attacco al suolo Su-25. Gran parte della flotta aerea è andata persa (o si credeva andata persa) in quelli che sono ormai 57 giorni di guerra. Solo negli ultimi tre giorni il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato l’abbattimento – non confermato – di 5 MiG-29. Questo lascia pensare, sebbene sia solo una congettura, che parti di ricambio o addirittura aerei da caccia “interi” siano stato inviati davvero da nazioni amiche per rinfoltire le forze aeree di Kiev.

Il fronte delle “ali rotanti”

Protagonisti letali di un grandissimo numero di operazioni i velivoli ad ala rotante, quelli che in gergo meno tecnico chiamiamo elicotteri. Secondo i resoconti il numero totale di elicotteri coinvolti nel conflitto sarebbe superiore alle 250 unità. Gran parte di questi sono caduti sotto i colpi dei soldati ucraini, che ben hanno saputo impiegare sistemi d’arma portatili/spalleggiabili come i lanciamissili Strela-2, Stinger, armati da missili a ricerca infrarossi passiva; insieme ai più moderni Starstreak a puntamento laser, che lanciano dei micicili dardi a velocità superiore a tre volte quella del suono.

Nei cieli ucraini – e per sporadiche missioni anche in quelli russi – sono stati impiegati da una parte e dall’altra elicotteri da multiruolo Mil Mi-8/17 (nome in codice Nato Hip) e d’attacco al suolo con capacita di trasporto truppe Mil-Mi 24 (Nome in codice Nato Hind). Gli Hind, anche noti come “carretta del diavolo” sono famosi per la loro spessa blindatura, per la capacità di carico d’armamenti, che comprende pod per razzi, missili anti-carro e un cannoncino a canne rotanti posto sotto la cabina di pilotaggio in configurazione “tandem”; ma anche per l’assenza di protezione agli ugelli di scarico posti sotto il motore. Cosa che li rende facile bersaglio degli missili a guida termica fin dalla campagna sovietica in Afghanistan.

Solo le Forse Aerospaziali di Mosca possono schierare invece modelli d’elicottero da combattimento “meno antiquati” come le versioni più avanzate dell’Hind (come il Mi-25 e Mi-35), e gli elicotteri d’attacco monoposto Kamov Ka-50 (nome in codice Nato Black Shark) o biposto derivato Kamov Ka-52 (nome in codice Nato Alligator). Entrambi capaci di trasportare e lanciare dai pod predisposti sulle alette laterali una vasta gamma di missili guidati anticarro e anti-aerei, oltre a colpire bersagli leggeri con cannoncini automatici da 30mm. Le versioni più recenti del Ka-52 sono le uniche al mondo ad essere dotate di un sistema di capsula eiettabile per salvare la vita ai due elicotteristi in caso di pericolo dopo che le pale dell’elica vengono fatte saltare da un apposito sistema. Tale operazione tuttavia può essere svolta solo ad una determinata altitudine quindi non difficile imbattersi in video di elicotteri del modello Ka-52 che sono costretti ad atterraggi di fortuna, o che cadono in fiamme senza che i piloti tentino l’espulsione come siamo abituati a vedere sui caccia.

La vasta gamma di velivoli elencati è pronta a concentrare la sua potenza di fuoco nella regione del Donbas per quelli che sono stati definiti “gli obiettivi” della seconda fase del conflitto – o “operazioni militari speciali” dal Cremlino che ancora fatica a definire questo scontro una “guerra convenzionale”. Intorno al cinquantesimo giorno di guerra l’Esercito ucraino ha quantificato le perdite di Mosca in: “158 aerei da caccia abbattuti, oltre a 143 elicotteri”. Questi numeri non sono stati confermati dai russi, che pure nel secondo mese di conflitto si sono trovati costretti a rilasciare dichiarazioni sulle loro perdite definendole “significative”. L’offensiva del Donbas promette di aggiungere molte crocette, o come le chiamano i piloti “kill scores”, in questo arsenale pronto a colpire.

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