Mai come in questo momento la guerra sta rischiando di arrivare a un punto di non ritorno. Nel Nagorno Karabakh più le ore passano e più si restringono le possibilità di un concreto intervento della diplomazia, almeno nell’immediato. Il dossier sembra più affidato alle armi che alla politica, circostanza questa che potrebbe portare nei prossimi giorni a nuovi cruenti scontri e a nuove vittime su entrambi i fronti. Armeni e azerbaigiani si fronteggiano all’interno della regione contesa, adesso tutti gli occhi sono puntati sul territorio di Lachin. Dopo la caduta di Hadrut e Fizuli, è qui che potrebbe giocarsi il futuro del conflitto.

Il corridoio di Lachin

La zona più contesa tra le due parti in causa ha una larghezza massimo di nove chilometri. Si tratta di un fazzoletto di terra dal grande valore simbolico e strategico. La sua conquista ad opera delle forza armene del Nagorno nel 1994 ha significato un maggior potere contrattuale in sede di conferenza di Minsk. Non solo: grazie alla presa di Lachin, tra l’Armenia e la regione contesa si è creato un corridoio in grado di collegare più agevolmente Yerevan con Stepanakert, attuale capitale della Repubblica separatista dell’Artsakh. Sotto il profilo simbolico, il corridoio ha unito in un unico territorio gli armeni del Nagorno con quelli della madrepatria. Bastano quindi questi elementi per far comprendere l’importanza di Lachin nell’economia del conflitto riesploso il 27 settembre scorso. Adesso gli azerbaigiani vogliono provare a conquistare questo fazzoletto di terra e assestare un duro colpo agli avversari.

Dopo l’avanzata lungo il fronte meridionale, con gli armeni in ritirata dalle pianure a sud di Hadrut e dalla stessa cittadina, anch’essa strategica, l’esercito di Baku sta puntando dritto su Lachin. La Difesa azerbaigiana nelle ultime ore ha dichiarato che i suoi soldati si trovano a meno di 13 km dal corridoio. Se i combattimenti dovessero intensificarsi nella zona, si entrerebbe in una fase molto acuta del conflitto. Da un lato gli azerbaigiani che farebbero di tutto per prendere il corridoio, dall’altro gli armeni che non cederanno facilmente.

Fronte stabile nelle ultime ore

Al netto degli annunci di entrambe le parti, la linea del fronte è apparsa stabile tra la fine dell’ultima settimana e l’inizio di quella attuale. E non c’è da stupirsi: la guerra sta penetrando nel cuore del Nagorno, lì dove l’orografia del territorio e la conoscenza della zona da parte degli armeni potrebbero rallentare l’avanzata azerbaigiana. Proprio la natura montuosa e collinare dell’area potrebbe in qualche modo riequilibrare la supremazia tecnologica e di mezzi da parte di Baku. L’uso dei droni, che nel primo mese di guerra ha avuto un decisivo impatto nelle avanzate azerbaigiane, potrebbe non produrre gli stessi effetti visti sul fronte quando le zone contese erano quelle pianeggianti del sud.

La possibile tattica degli armeni

La relativa stabilità del fronte potrebbe quindi segnare l’ingresso sulla scena di una nuova tattica da parte armena: dopo il ritiro dal fronte meridionale, sfruttare la conoscenza del territorio nella parte centrale. Non a caso sono state segnalate nelle ultime ore diverse imboscate contro soldati avversari e contro le milizie a sostegno di Baku. Sul versante azerbaigiano buona parte delle vittime potrebbero derivare proprio dalle avanzate nella regione centrale del Nagorno. Gli armeni stanno usando cecchini posizionati nelle varie trincee e sulle sommità delle colline per frenare l’esercito avversario. Una tattica che potrebbe in qualche modo ridimensionare le sconfitte subite nei giorni precedenti.

Intanto sempre dal fronte armeno sono arrivate denunce di esecuzioni di propri soldati da parte dei militari di Baku. Lunedì mattina su Twitter è circolato un video in cui un soldato armeno dell’Artsakh è stato ucciso per mano avversaria poco dopo la sua cattura. La vittima era ferita ma in buone condizioni prima degli spari fatali partiti da un’arma di un soldato azerbaigiano. E non sarebbe il primo episodio: già alcuni giorni fa due soldati dell’Artsakh sono stati uccisi poco dopo essere stati arrestati nella zona di Hadrut. Esecuzioni su cui gli armeni potrebbero chiedere adesso l’apertura di un’inchiesta internazionale.

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