Era solo una questione di tempo secondo molti: “tecnicamente” il conflitto non sarebbe rimasto fuori dall’Europa tanto a lungo. È toccato in sorte alla Polonia saggiare la prossimità geografica con il dramma di Kiev. A farne le spese, due ignari cittadini di Przewodow. Nell’immediato, ieri sera, lo spauracchio della reazione della Nato si è fatto più che mera ipotesi, lasciando il campo aperto agli articoli 4 e 5 del Trattato che prevedono consultazione e ed eventuale reazione dei Paesi membri in supporto al Paese colpito.

Gli appelli alla calma

Da subito, tuttavia, ci sono stati più appelli alla calma, non solo per appurare con la precisione necessaria la dinamica dell’incidente, ma soprattutto per non cedere a facili isterie. Il meccanismo dell’art.5, infatti, non solo non è automatico, ma prevede diverse sfumature di “reazione”. La stessa Varsavia, infatti, pur appellandosi al suo legame con Nato ed Europa non ha dato segno di cedimento alla rappresaglia o richieste di “fedeltà”, nonostante l’episodio gravissimo, che avrebbe potuto costituire il casus belli.

L’obiettivo è quello, infatti, di evitare il più a lungo possibile l’escalation militare. Uno dei primi a “scagionare” Mosca è stato proprio il presidente Usa: Joe Biden ha infatti definito “improbabile” l’ipotesi che il missile che ha colpito la Polonia sia stato lanciato dalla Russia. Il presidente degli Stati Uniti lo ha detto e ribadito, rispondendo alle domande dei giornalisti, dopo il vertice straordinario con i leader del G7 e gli alleati della Nato a margine del summit del G20 in corso a Bali, in Indonesia. “Le prime informazioni smontano quell’ipotesi – ha spiegato ai reporter che chiedevano dettagli – io non voglio dirlo fino a che l’indagine non è completata. È improbabile, vedendo la traiettoria, che sia stato sparato dalla Russia”.

A stupire, nella tarda serata italiana di ieri, la rapidità con cui la stessa Mosca- la cui burocrazia della comunicazione è affetta da atavica elefantiasi- ha contribuito a smentire i rumors sull’origine russa del missile che ha colpito la Polonia. Ne avrebbe tutto l’interesse. Per Mosca, le notizie circolate ieri sera sulla presunta caduta in Polonia di missili russi sono state un tentativo di “provocare uno scontro militare diretto fra la Nato e la Russia, con conseguenze per l’intero pianeta”. Lo afferma il vice rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, Dmtry Polyansky, citato dalla Tass.

Il tabù europeo e la (mezza vittoria) di Putin

Quello che colpisce, da parte del blocco occidentale che a detta di molti starebbe cercando solo un pretesto per intervenire, è la catena di reazioni incrociate tra Washington, la Nato e il G7: questa mostra come il tentativo è invece quello di gettare acqua sul fuoco. Tanto da presumere maliziosamente che, quand’anche il missile fosse stato russo, nessuna rappresaglia militare sarebbe comunque stata messa in scena. Perché, per quel sgangherato “noi” che definisce l’Occidente, dichiarare guerra in terra europea resta un tabù. Una benedizione etica, certamente mista a ipocrisie varie, e al contempo una tragedia strategica. In questo, purtroppo, Mosca ha già vinto, conscia di quanto si stia spostando in là il limite di tolleranza, soprattutto europeo, al fine di evitare una strada senza ritorno ove il prossimo passo è certamente a base di scontro totale e armi nucleari.

Per l’Europa l’escalation costituirebbe un’azione di forza che testerebbe in maniera brutale equilibri ancora immaturi, sebbene quasi settantennali. Gli Usa, alle prese con un futuro incerto e una delicata fase post-elettorale hanno bisogno di preservare lo sforzo sotterraneo della negoziazione. Perfino il presidente turco Erdogan insiste nel soffocare il fuoco, addirittura citando il frenemy Biden: “Non dobbiamo insistere sul fatto che il missile caduto in Polonia sia stato lanciato dalla Russia, sarebbe una provocazione”. Lo ha detto il presidente turco Erdogan a Bali ricordando le parole di Biden e la dichiarazione G7-Nato, evidenziando la necessità di indagini e di Mosca, che dice di “non avere nulla a che fare con l’incidente”. “È possibile che si tratti di un errore tecnico”, ha detto Erdogan. “Dobbiamo portare il prima possibile Russia e Ucraina al tavolo dei negoziati, la pace può arrivare solo dal dialogo, ci stiamo impegnando per questo, appena torno sarò al telefono con Putin”, ha aggiunto.

Mentre le indagini sul confine polacco si affollano, da Bali giunge l’atto finale di un vertice quanto mai grottesco che ha avuto in Putin il suo convitato di pietra: il G20 riconosce, nel suo comunicato finale, che la “guerra in Ucraina” sta minando l’economia globale. Niente accordo, ma nel comunicato si legge comunque che “la gran parte dei membri condanna fermamente la guerra in Ucraina”.  In Indonesia, quasi a voler insistere su una normalità di facciata, è iniziata la terza e ultima sessione sul tema della “transizione digitale”. Anche Giorgia Meloni, al suo debutto al G20 manifesta fortissima apprensione e preoccupazione per quanto accaduto in Polonia ed esprime solidarietà al Governo e al popolo polacco, prima della riunione con gli Alleati atlantici ed europei per verificare quanto accaduto e valutare i prossimi passi. In apertura,oggi, il presidente indonesiano Joko Widodo ha rivolto in inglese un appello: “Stop the war. Repeat: stop the war!”. Questa mattina i leader, con un ritardo sulla tabella di marcia dovuta alla riunione di emergenza convocata dal Presidente Biden dopo l’incidente polacco, hanno visitato la Hutan Mangrove Forrest, piantando simbolicamente degli alberi. 

Nel frattempo, la portata dell’acqua sull'”incendio polacco” aumenta a dismisura: Biden, la Nato, la Turchia, perfino la Polonia colpita a morte senza senso: tutti pronti a farsi pompieri. Così tanta acqua, che presto Kiev sarà costretta a imparare a nuotare per restare a galla.

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