L’ultimo rapporto del Pentagono parla chiaro: la supremazia militare e tecnologia sulla quale hanno potuto contare gli Stati Uniti e i suoi alleati della Nato negli ultimi settant’anni è fortemente minacciata dalla nuove potenze mondiali, date le tecnologie che anche loro sono state in grado di raggiungere.

Ciò che appare chiaro, leggendo i dossier della Difesa statunitense incrociati con i dati dell’ultima edizione del The Military Balance – valutazione quantitativa annuale delle forze armate mondiali stilata da un gruppo di esperti britannici -, è che: “Le [altre] grandi potenze si stanno preparando per guerre di vasta portata” e hanno tutti i mezzi per sostenerle. Ad affermarlo è stato il vicedirettore dell’International Institute for Strategic Studies britannico, che ha osservato come la supremazia delle Forze Armate dell’Alleanza atlantica si stia letteralmente ‘erodendo’ anno dopo anno. I test sui quali vengono stilate queste conclusioni, spaziano dalla spesa che i Paesi investono nella Difesa, ai test dei jet di ultima generazione, a quelli dell’ultimo missile air-to-air a lungo raggio svelalo dalla Repubblica Popolare Cinese.

Uno dei dati più preoccupanti (che abbiamo già trattato) è la prolificazione di droni armati nel mondo. La Cina da sola ha esportato in questi ultimi anni svariate decine di droni armati in nove diversi paesi, incluse nazioni partner degli USA alle quali è stata negata la condivisione di questa tecnologia – tra cui Arabia Saudita, Egitto, Pakistan e Nigeria – innalzando il livello di rischio per l’impiego di contingenti occidentali sul campo: che dovrebbero essere dotati di contromisure per contrastare questa eventuale nuova ‘minaccia’, che un tempo non sarebbero state necessarie.

Un altro esempio concreto si è registrato nello sviluppo dei missili aria- aria cinesiPL-15che saranno operativi per la fine di quest’anno. Essi dotaranno uno delle forze aeree più potenti e numerose del mondo – la PLAAF,People’s Liberation Army Air Force–  di un’arma inganna-radar capace di distruggere per un raggio di 300 chilometri i vettori di rifornimento ‘tanker’ ( aereocisterne n.d.r.) e gli AWACS avversari. I missili, già testati sui Shenyang J-16, possono raggiungere una velocità di Mach 4 e possono armare anche i Chengdu J-20i caccia “stealth” di ultima generazione adesso in forza alla PLAAF. Secondo gli analisti del Pentagono, solo poche nazioni possedevano un’arma così letale fino a pochi anni fa. Un velivolo dell’Alleanza atlantica “eseguendo una manovra 9G contro l’arma della generazione attuale, ha una ragionevole possibilità di sopravvivenza; contro l’arma come PL-15, tutto ciò diventa molto, molto più difficile” ha osservato un’analista aerospaziale.

Il sistema antiaereo russo S-400advanced long-range anti-air missile – noto anche come ‘F-35 killer‘ secondo le fonti del Cremlino, è un altro esempio di tecnologia in vendita che, sempre secondo le fonti della Difesa russa, potrebbe abbattere con facilità ogni vettore aereo in forza alla Nato. 

Se per aria le cose non vanno bene, complici le voci di corridoio che sottolineano ad ogni occasione l’inoperatività degli F-35, per mare le cose non vanno meglio. Secondo i dossier il nuovo tonnellaggio navale cinese che è stato varato negli ultimi quattro anni è quasi uguale a quello dell’intera Royal Navy britannica. In esso spiccano anche le nuove portaerei Tipo 001A, capaci di imbarcare 24 caccia Shenyang J-15, a dispetto della HMS Queen Elizabeth , che non sarà operativa prima del 2020ed è in attesa dei suoi F-35B.

Se valutare i vantaggi o la supremazia basandosi sulle stime dei grandi vettori navali o dei vettori aerospaziali è plausibile –  permettendo tutte le proiezioni che potrebbero essere effettuati nella simulazione di uno scontro su vasca scala – valutare le capacità asimmetriche di un avversario teorico è invece assai complesso, se non impossibile. Nulla infatti si può fare per analizzare le capacità nel campo della Cyber Warfare che la Russia o la Corea del Nord possono e hanno già schierato (si suppone). Una sola nota di questi dossier è rosea, e riguarda la nostra PeSCo – istituzione di una cooperazione strutturata permanente europea – che viene cita l’Europa come “in fase di miglioramento nel settore ricerca e sviluppo della difesa congiunta”, con un investimento di centinaia di milioni di euro tra il 2017 e il 2019 per sviluppare “tecnologie di difesa innovative”. Attendiamo risultati quindi.

 

 

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