Le novità nel Donbass nella giornata di ieri sono arrivate sotto il profilo politico. Nessuna novità invece a livello militare: qui infatti, come ieri e come nei giorni precedenti, si è continuato a combattere. Nuove vittime sono state registrate sia da una parte che dall’altra, anche se non c’è certezza sui numeri e sui dati. Nel frattempo da questa regione si scappa. Più di 90mila persone, secondo le autorità dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, sono già fuggite. Ma il governo locale avrebbe piani per consentire l’evacuazione di almeno 700mila cittadini. Nel pomeriggio spazio anche a un’altra novità: Mosca infatti ha deciso di far evacuare il proprio personale diplomatico presente a Kiev. Una mossa che nella capitale russa hanno giustificato con le esigenze di sicurezza.

Ancora esplosioni nel centro di Donetsk

Nel pomeriggio di martedì il corrispondente di Ria Novosti ha riportato da Donetsk almeno sei grandi deflagrazioni avvertite in tutta la città. Almeno tre sarebbero provenute dalle zone periferiche non lontane dall’aeroporto, le altre invece dal centro. Non ci sarebbero stati feriti, ma importanti danni materiali. Secondo le autorità locali a sparare sarebbero stati membri dell’artiglieria ucraina piazzati al di là della linea di contatto, poco distante dal centro di Donetsk. La città, è la preoccupazione dei suoi abitanti, da oggi potrebbe essere ancora più nel mirino. Per l’Ucraina e la comunità internazionale è il capoluogo dell’oblast (unità amministrativa corrispondente alle nostre regioni) più orientale del Paese, per la Russia da lunedì è invece la capitale di una repubblica filorussa. Circostanza quindi che potrebbe far aumentare la tensione verso il suo territorio. Eduard Basurin, portavoce delle milizie popolari locali, ha dichiarato a Interfax che sarebbero stati sparati verso Donetsk un totale di 400 colpi di artiglieria in differenti 44 attacchi.

Basurin ha parlato di veri e propri “assalti” ucraini: “Li stiamo fermando – ha proseguito – non consentiremo violazioni del nostro territorio”. Le tensioni sono anche a Lugansk, l’altra repubblica del Donbass riconosciuta da Mosca. Qui i combattenti locali hanno riferito di almeno 39 raid ucraini operati con l’artiglieria. In uno di questi, sempre secondo i separatisti, sarebbe morto un combattente nella località di Zhelobok. Si muore anche dall’altra parte della linea. Kiev ha denunciato l’uccisione di almeno altri due soldati. Un numero, quello dei militari ucraini uccisi nel Donbass, sempre più elevato. Nelle ultime settimane sarebbero almeno 5 i militari uccisi. Per uno di questi sono stati celebrati in mattinata solenni funerali. La guerra vera e propria, quella paventata nei giorni scorsi, per il momento non c’è. Ma le vittime invece, purtroppo, ci sono.

In fuga dal Donbass

Anche per questo motivo si sta cercando di lasciare le zone vicine al fronte. Venerdì è stato impartito l’ordine di evacuazione dalle repubbliche separatiste. Il riconoscimento dell’indipendenza da parte russa non ha frenato il flusso verso la federazione. Forse anzi ha contribuito ad aumentarlo. Formalmente infatti la frontiera tra Donbass e Russia adesso è una linea di confine tra Paesi da qualche ora legati da un trattato di amicizia, approvato da tutti e tre i governi (quello di Mosca, di Donetsk e di Lugansk). Dunque è più facile passare e trovare sponda dall’altra parte della frontiera. Secondo i dati delle autorità di Donetsk, in 90mila avrebbero già varcato il confine. Ma i piani, sempre secondo i vertici dell’autoproclamata repubblica, comprendono la possibilità di far evacuare 700mila persone da disporre in centri di accoglienza sparsi in undici regioni della Russia. La parte dell’oblast di Donetsk governata dai separatisti, prima dell’escalation di febbraio contava circa 2.2 milioni di abitanti. Vuol dire che è stata presa in considerazione l’idea di far partire quasi un terzo dell’intera popolazione.

Putin: “Nostre truppe nel Donbass? Solo se lo imporrà la situazione”

Intanto nel pomeriggio è tornato a parlare Vladimir Putin. La conferenza stampa tenuta al Cremlino dopo l’incontro con il presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, è stata la prima dopo il lungo discorso alla nazione di lunedì sera. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Putin ha chiarito la posizione del suo governo sul Donbass. In primo luogo, Mosca ha riconosciuto e repubbliche separatiste, includendo quindi le varie istituzioni e le leggi, compresa la costituzione. Dettaglio non da poco perché, così come sottolineato da Putin, le carte fondamentali di Donetsk e Lugansk individuano i confini dei due territori “nel momento in cui facevano parte dell’Ucraina”. In poche parole, il riconoscimento è degli interi oblast di cui Donetsk e Lugansk erano capoluoghi nel 2014. É bene ricordare che buona parte di queste regioni sono in mano al controllo di Kiev. Ha poi auspicato che ogni controversia fosse risolta “in modo pacifico tra Kiev e i leader di queste repubbliche”.

Il perno fondamentale della discussione ha riguardato l’invio di truppe nel Donbass. In queste ore ci si è chiesti se Mosca installerà, in base ai trattati con le due repubbliche, delle basi militari e se farà arrivare soldati e mezzi. Per il momento il capo del Cremlino ha smentito ogni invio se non nella misura della missione di peacekeeping richiesta dai capi delle due entità riconosciute. Al tempo stesso però non ha escluso ogni eventualità: “Tutto questo dipenderà dalla situazione sul campo”, ha dichiarato Putin. Vale a dire che se Donetsk e Lugansk dovessero subire attacchi, Mosca risponderà inviando proprie truppe. Il parlamento proprio nel pomeriggio ha votato un documento in cui è stato autorizzato, in caso di necessità, l’invio di soldati. La situazione rimane tesa. A dimostrarlo anche una nota del ministero degli Esteri russo del tardo pomeriggio di oggi: “Stiamo evacuando il personale diplomatico presente in Ucraina – si legge – La nostra priorità è prenderci cura dei diplomatici russi e dei dipendenti dell’ambasciata e dei consolati generali. Per proteggere le loro vite e la loro sicurezza, la leadership russa ha deciso di evacuare il personale delle missioni russe in Ucraina, cosa che sarà attuata in un futuro molto prossimo”.

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