Non si ferma la caccia all’F-35 caduto nel Pacifico. Il Giappone, per evitare che qualcuno trovi il relitto del velivolo stealth per primo, invia sul posto un’unità navale che dispone della più avanzata tecnologia per la ricerca oceanica con l’obiettivo di individuare almeno una traccia del velivolo precipitato la scorso 9 aprile. L’ipotesi che il pilota sia sopravvissuto 14 giorni nel Pacifico senza essere stato ancora individuato dalla spedizioni di soccorso che battono 24 ore su 24 il tratto di mare ormai si fa remota. Se il maggiore Akinori Hosomi è ancora vivo, non si trova più in mare. E questo apre alle teorie dello spionaggio.

Il Kaimei, una nave per la ricerca oceanografica alle disposizione del ministero della scienza del Giappone, si unisce alle ricerche a tappeto condotte alle forze miliari statunitensi e giapponesi che vogliono individuare a tutti i costi il relitto dell’F-35A della Forza Aerea di Autodifesa che sarebbe, secondo i report rilasciati dalla autorità giapponesi, precipitato dopo 28 minuti di volo su un tratto di mare a 85 chilometri a est dalla base di Misawa per quello che si ritiene essere stato un guasto tecnico. La preoccupazione è quella che Russia o Cina arrivino per prime al relitto e possano trarre informazioni “classificate” che comprometterebbero la segretezza del caccia di quinta generazione.

Nessuno riesce a capire come sia possibile che, nonostante il guasto tecnico (come in precedenza si era manifestato sull’apparecchio scomparso), il velivolo sia improvvisamente scomparso dai radar senza lasciare alcuna traccia, né del relitto, né del pilota che evidentemente non è stato in grado di comunicare la perdita del controllo dell’aeromobile e di lanciarsi prima che questo cadesse in mare, e si inabissasse su un fondale compreso tra i 1.500 e i 4mila metri di profondità.

“In questo momento, a seguito di una richiesta del ministero della Difesa e delle forze di autodifesa marittima, l’agenzia giapponese per la ricerca e la scienza marina e terrestre ha inviato il Kaimei per unirsi nella ricerca”, ha riferito alla stampa internazionale il ministro della difesa Takeshi Iwaya. Il Kaimei è equipaggiato con ecoscandagli, magnetometri e un drone sottomarino in grado di raggiungere grandi profondità per effettuare rilievi di fondali.

Il Giappone ad ora aveva già inviato cinque navi militari e tre navi da guardia costiera nella zona, che insieme ad un numero non precisato di aerei e elicotteri, stanno coprendo un’area di ricerca relativamente circoscritta intorno all’ultima traccia radar lasciata del caccia prima di scomparire dagli schermi. A questo si aggiungono un aereo pattugliatore marittimo e un cacciatorpediniere della Marina statunitense, e un velivolo spia dell’Usaf. Secondo quanto riportato da fonti statunitensi, sarebbe stata noleggiata anche una nave privata specializzata in operazioni di immersioni a grandi profondità , la Van Gogh, per contribuire alle ricerche del relitto.

Nelle dichiarazioni rilasciate il segretario della Difesa statunitense Patrick Shanahan si è detto “non preoccupato” riguardo la possibilità che la Cina, o altre potenze terze, stiano cercando il relitto per ottenere informazioni classificate sulle tecnologie – come i rivestimenti radar-assorbenti – delle quali è dotato l’F-35. Le fonti della Difesa degli Stati Uniti stanno inoltre continuando a screditare le notizie rilanciate dalla stampa internazionali secondo cui Russia e Cina starebbero effettuando ricerche nell’area. Ma come è ipotizzabile una presenza di unità sottomarine dell’Us Navy nell’aerea delle ricerche – sebbene non dichiarata – è possibile, se non probabile, che anche altri sottomarini stiano “battendo” i fondali. E l’obiettivo può essere solo uno.

Del resto, un precedente nella storia delle operazioni di salvataggio clandestine c’è, ed è stato condotto proprio dagli Stati Uniti: quando nel 1974, la Cia lanciò una missione segreta per tentare il recupero di unsottomarino sovietico affondato a nord-ovest delle isole Hawaii nel 1968. L’obiettivo era proprio quello di recuperare parti e dati riguardanti la tecnologia militare “avversaria” e i suoi libri in codice per ottenere informazioni classificate.

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