Manifestazioni di piazza, scontri e feriti nelle principali città, slogan contro il governo ma anche contro i soldati stranieri presenti nel paese; non è proprio una situazione tranquilla quella in cui si ritrova al momento invischiato il Niger, paese africano divenuto negli ultimi anni sempre più centrale per le dinamiche politiche ed economiche del Sahel e questo sia per i tanti giacimenti di uranio, sia per il fatto che i suoi confini settentrionali sono a ridosso di quella Libia rimasta senza più uno Stato. La situazione preoccupa, anche perché la povertà e l’instabilità da queste parti stanno favorendo l’avanzata dell’estremismo islamico e fanno diventare ogni giorno più difficile la lotta ai trafficanti di esseri umani, che proprio qui hanno i propri hub dove radunano migliaia di africani prima di spedirli nelle vie desertiche alla volta del Mediterraneo; il contesto che sta emergendo in Niger, preoccupa direttamente anche l’Italia: è proprio in questo paese che, a breve, dovrebbero essere dispiegati almeno 450 nostri militari dopo il via libera della nuova missione dato dal Parlamento.

Lo stallo dopo la legge finanziaria

Tutto è iniziato quando, nel bilancio per il 2018, il governo ha previsto una nuova tassa sulla casa e sulle successioni, oltre ad aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità: un’austerity in salsa africana, che rischia di mandare sul lastrico migliaia di famiglie specie se si considera che il Niger è già uno dei paesi più poveri al mondo. L’esecutivo, dal canto suo, giustifica queste mosse con la necessità di far fronte ad alcune difficoltà economiche e promette di destinare le nuove entrate agli investimenti in progetti di sviluppo ed infrastrutture; ma questo non è bastata a placare gli animi di un’opinione pubblica che teme un ulteriore impoverimento delle già precarie condizioni di vita: il malcontento è divenuto talmente endemico nella società nigerina da far unire, per la prima volta dopo tanti anni, tutte le forze di opposizione assieme a tre dei dieci principali sindacati del paese.

Da almeno una settimana, presso la capitale Niamey così come nelle altre principali città, si organizzano manifestazioni in piazza con diversi attivisti pronti a mobilitare centinaia di cittadini; si chiede a gran voce il ritiro dell’ultima legge finanziaria e lo stop immediato agli aumenti sui costi del servizio di erogazione idrica, energetica e dei beni di prima necessità: il timore, secondo gli organizzatori delle manifestazioni, è che si possa giungere ad uno scontro sociale sempre più incandescente e difficile da domare, con numerosi cittadini che vedono avvicinarsi il rischio di non avere più prospettive per il futuro. La protesta che per adesso infiamma il Niger, poggia anche sulle accuse di corruzione lanciate al governo ed alle autorità, colpevoli secondo i manifestanti di non essere in grado di sfruttare le tante risorse energetiche e minerarie del paese, uranio su tutti, e di svendere all’estero e soprattutto alla Francia le proprie ricchezze.

Slogan contro gli eserciti stranieri: “Francesi, americani e tedeschi andate via”

Al fianco però delle proteste contro le nuove misure economiche, da qualche giorno a questa parte in piazza iniziano a comparire cartelli con riferimento alla presenza di truppe straniere nel paese; da quando è scoppiata sia la crisi relativa alla diffusione dell’estremismo islamico, così come di quella afferente all’emergenza migratoria, il Niger è diventato una vera e propria base per diverse missioni internazionali. Attualmente sono presenti soprattutto i francesi, i quali hanno avviato nell’agosto 2014 l’operazione “Barkhane”, che comprende la presenza di numerosi militari tra Niger, Mali, Chad, Burkina Faso e Mauritania; ma nel paese, soprattutto nella parte settentrionale, sono presenti anche forze speciali americane e membri delle forze armate tedesche: l’obiettivo comune è quello di fronteggiare il dilagare del terrorismo e bloccare i flussi migratori, anche se in entrambi i casi attualmente i problemi appaiono ben lontani dall’essere risolti. Per la popolazione nigerina, la presenza di truppe straniere è da considerarsi come vera e propria occupazione: “A differenza della Libia – si legge nelle dichiarazioni di un manifestante e Niamey – Uno Stato noi ce l’abbiamo, non servono eserciti stranieri nel nostro territorio”.

Gli slogan urlati sono quindi contro le forze armate occidentali, fatto questo che prima d’ora non si era mai verificato: secondo l’opposizione, nonostante la presenza di francesi, americani e tedeschi la situazione non sta migliorando ed il paese appare sempre più ostaggio delle forze straniere; non sono certo belle notizie per l’Italia, che dovrebbe mandare nelle prossime settimane 450 militari in Niger. Oltre al pericolo sulla sicurezza, come evidenziato dai recenti attacchi contro soldati stranieri nel confinante Mali ad opera di gruppi jihadisti, adesso emerge anche quello relativo ad un’accoglienza molto fredda della popolazione, in parte sempre più ostile ad ulteriori arrivi di militari stranieri nel paese; da Roma si guarda con una certa preoccupazione alle recenti manifestazioni nel Niger, anche se la missione attualmente sembrerebbe confermata e senza ulteriori rinvii.

 

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