L’esercito siriano, supportato dalle forze aeree russe, ha ripreso in breve tempo il controllo dei territori nel nord-ovest della Siria nonostante l’ultimatum lanciato alcuni giorni prima dalla Turchia. Il presidente Bashar al Assad è intenzionato a proseguire la sua avanzata e a mettere in sicurezza l’autostrada M5 che collega Aleppo a Damasco, ma i suoi occhi sono puntati anche su un’altra città: Idlib. Ultima roccaforte dei ribelli e dei miliziani jihadisti di Hayat Tahrir al-Sham, è da mesi al centro di un braccio di ferro militare e diplomatico tra Assad e Recep Tayyip Erdogan.

La situazione a Idlib, in Siria (Infografica di Alberto Bellotto)
La situazione a Idlib, in Siria (Infografica di Alberto Bellotto)

“Non abbiamo nessun luogo in cui fuggire. Il confine con la Turchia è chiuso e l’esercito siriano continua ad avvicinarsi”. A raccontare a InsideOver il clima che si respira a Idlib è Faisal, un ragazzo che preferisce non rivelare il suo vero nome per questioni di sicurezza.

“L’esercito di Assad, aiutato dalla Russia e dalle milizie iraniane, continua ad attaccare la regione di Idlib, a bombardare e a distruggere le città. Per colpa sua più di un milione e mezzo di persone sono state costrette a lasciare le proprie case e a cercare rifugio altrove in un solo mese”. Ma il numero crescente di profughi interni non è la maggiore preoccupazione della popolazione della regione. “Se il mondo continua a rimanere in silenzio di fronte al massacro in corso a Idlib, Assad non si fermerà: migliaia persone saranno uccise, altre dovranno fuggire mentre le loro case e le loro città verranno rase al suolo”. Faisal sottolinea più volte le responsabilità della comunità internazionale. “Nessuno ha fermato gli attacchi contro i civili e non c’è stata una risposta abbastanza forte nemmeno da parte delle organizzazioni umanitarie. Moltissime ong se ne sono andate quando sono iniziati i raid”.

La popolazione di Idlib vive ormai con il fiato sospeso, in attesa dell’arrivo delle truppe di Assad. “L’esercito turco non ha protetto i civili a sud di Idlib, per cui non si preoccuperà nemmeno di noi. Non abbiamo nessuno su cui fare affidamento”. Secondo Faisal le prospettive che attendono gli abitanti della città sono solo due, una peggiore dell’altra. “Se Russia e Turchia riesco a raggiungere un nuovo accordo, Idlib diventerà la Gaza siriana“. La popolazione resterebbe infatti intrappolata tra il confine turco e una nuova fascia di sicurezza (o de-escalation zone) sotto il controllo esclusivo di Assad o con la collaborazione della Turchia. Faisal però ha poca fiducia nelle capacità diplomatiche dei Paesi che si contendono la Siria. “Russia e Turchia hanno siglato un accordo due anni fa per un cessate il fuoco, ma Putin non lo ha mai rispettato: ha attaccato le città e ucciso la popolazione civile”.

La situazione potrebbe avere anche un’evoluzione ben peggiore. La paura più grande di Faisal è che l’esercito siriano compia una vera e propria strage con l’intento di eliminare definitivamente ogni forma di opposizione. La città è stata una delle prime a ribellarsi contro il presidente Assad nel 2011, alla vigilia delle proteste contro il regime che hanno poi portato allo scoppio della quasi decennale guerra che devasta tuttora il Paese. Anche Faisal era sceso in strada a manifestare per una Siria migliore rispetto a quella controllata dalla famiglia Assad. “Sono molto deluso e arrabbiato per come è andata a finire. Il presidente è ancora al potere dopo aver distrutto il Paese, ucciso milioni di siriani e costretto milioni di persone a scappare. Ha anche lanciato una guerra contro chi si era ribellato contro di lui facendo affidamento sull’aiuto di Putin e sul silenzio del mondo intero”. Il supporto che il presidente siriano ha ricevuto da Russia e Iran però ha avuto un prezzo. “Assad ha consegnato nelle mani della Russia una parte delle ricchezze del Paese”, come dimostrano i contratti firmati tra il governo siriano e le compagnie russe per la gestione delle risorse energetiche della Siria e per la ricostruzione del Paese. Ma Putin non è l’unico ad aver tratto vantaggio della guerra siriana. “Anche l’Iran ha avuto la sua parte e ha installato nel Paese le sue milizie e quelle di Hezbollah“, riuscendo così a espandere ulteriormente la sua influenza. Secondo Faisal c’è un terzo attore che ha tratto vantaggio del conflitto ancora in corsa: gli Stati Uniti. “Ecco perché non stanno dicendo davvero nulla su quanto sta accadendo e permettono ad Assad di restare al potere”.

Visto da Idlib, questi giochi di potere sembrano lontanissimi. Mentre continuano ad arrivare notizie sull’avanzata delle truppe governative, tutto quello che la popolazione può fare è aspettare, inerme. “Per noi non c’è scampo alla morte”, conclude Faisal.

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