Proprio nel momento in cui l’Europa avrebbe dovuto compattarsi e marciare unita in un’unica direzione per cercare di sciogliere, o quanto meno allentare, il nodo ucraino, ecco emergere le solite, classiche divisioni interne. L’ultima spaccatura da segnalare riguarda la piccata reazione dei Paesi baltici, e più in generale dell’Europa orientale, di fronte al modus operandi diplomatico portato avanti dall’asse franco-tedesco.

Il primo blocco, come ha sottolineato il Financial Times, si è scagliato contro Emmanuel Macron ed Olaf Scholz, rimproverati per aver dialogato con il presidente russo Vladimir Putin su come sbloccare i porti ucraini, e dunque scongiurare una mezza crisi alimentare globale.

Detto altrimenti, i leader dell’Europa orientale si sentono a disagio – se non irritati – per il fatto che alcuni loro omologhi europei stiano continuando a parlare con il capo del Cremlino. L’assunto base è che Putin non intenda rispettare nessun accordo, e che leader come Macron e Scholz stiano spingendo Kiev a cedere parte del suo territorio per porre fine alla guerra. In mezzo a questa frattura c’è chi prova a incunearvisi, gettando il seme di un’Europa alternativa. Stiamo parlando di Boris Johnson, che sogna un’Ucraina del futuro legata a doppia mandata a Londra e ai Paesi baltici (qui abbiamo delineato nel dettaglio il piano di Johnson). Tutti insieme, Kiev e il blocco orientale dell’Europa, dovranno costituire un maxi blocco a trazione britannico, capace di contenere la Russia.

Macron e Scholz nel mirino

“È incredibile come i leader di Francia e Germania stiano inavvertitamente spianando la strada a nuovi atti di violenza da parte della Russia. Com’è possibile che né Parigi né Berlino abbiano imparato dalla storia? Perché si presume che Putin, che sta attualmente conducendo una guerra a un grande popolo europeo, intenda mantenere qualsiasi promessa?”, si chiesto, non senza alimentare polemiche, Marko Mihkelson, capo della commissione per gli affari esteri del parlamento estone.

A rincarare la dose c’ha pensato Artis Pabriks, vice primo ministro lettone, che su Twitter ha scritto: “Sembra che ci siano alcuni cosiddetti leader occidentali che possiedono un esplicito bisogno di autoumiliazione in combinazione con il totale distacco dalla realtà politica”.

Ricordiamo che lo scorso sabato il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno tenuto una telefonata di circa 80 minuti con Putin. Durante la conversazione, il presidente russo ha detto che Mosca sarebbe disposta a trovare il modo di sbloccare le esportazioni di grano dai porti ucraini del Mar Nero, e che potrebbe aumentare le esportazioni dei propri fertilizzanti e prodotti agricoli nel caso in cui le sanzioni dovessero essere revocate.



Due approcci contrastanti

La causa principale della spaccatura in seno all’Europa, dunque, riguarda l’approccio da tenere nei confronti della Russia. “Macron e Scholz dovrebbero riattaccare il telefono e prenotare un viaggio in Ucraina. Spero che le loro azioni peculiari non siano motivate dalla paura di perdere influenza nell’Europa democratica in cui l’Ucraina entrerebbe sicuramente dopo aver vinto la guerra”, ha dichiarato Mihkelson. Gabrielius Landsbergis, ministro degli Esteri lituano, ha invece dichiaratoche la Russia “deve essere isolata”.

Insomma, nel cuore del Vecchio Continente stanno prendendo forma due blocchi contrapposti. Da una parte troviamo gran parte dei Paesi dell’Europa orientale, che non intendono scendere a patti con Putin e spingono per il pugno duro; dall’altra ecco nazioni come Germania e Francia, che vorrebbero invece continuare a parlare con il Cremlino nella speranza di risolvere la questione, per quanto possibile, imboccando vie diplomatiche. Non dimentichiamoci, in ogni caso, che sia Parigi che Berlino hanno comunque contribuito alla causa di Kiev inviando armi ed equipaggiamenti vari.

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