La guerra civile che sta tediando le province anglofone del Camerun non accenna a fermarsi, con i militanti separatisti – che rivendicano il riconoscimento dello Stato dell’Ambazonia – che hanno annunciato già negli scorsi giorni di voler boicottare le elezioni presidenziali nelle regioni sotto il loro controllo. Secondo quanto riferito dalle fonti vicine sia al partito socialdemocratico sia al partito dei popolari del Camerun, dall’inizio della campagna elettorale un’ottantina tra candidati e sostenitori sarebbero stati rapiti nella regioni; cifra che sale a 140 se si considerano anche coloro di cui si sono ormai perse le tracce già da giorni.

La mossa messa in campo dalle forze separatiste anglofone  non è che l’ennesimo tentativo di boicottare il Paese, nella speranza di ottenere l’indipendenza da Yaoundé e poter giungere al riconoscimento dell’autonomia del Camerun occidentale. Dall’inizio del conflitto ad oggi, gli osservatori internazionali sostengono che le vittime riconosciute siano già oltre 3mila persone, cui maggioranza è tristemente composta da civili che si sono trovati coinvolti negli scontri a fuoco tra le forze governative ed i ribelli dell’Ambazonia.

Questa situazione ha provocato negli scorsi anni una grossa emigrazione (si stimano circa 50mila persone, dati ufficiali) verso territori più sicuri: in parte verso le regioni di lingua francese e in parte verso la Nigeria di Muhammadu Buhari, accusato sovente di non essere mai intervenuto attivamente per risolvere la crisi. In particolar modo, il fenomeno migratorio avrebbe interessato i villaggi a causa della fame e della carestia a cui ha condotto la guerra civile ed i quartieri urbani abitati dai gruppi separatisti, dove il terrore ha creato una sorta di potere parallelo. Molte delle vittime si registrano infatti proprio nei quartieri “separatisti”, dove coloro che si sono opposti al regime dei ribelli sono stati ripetutamente percossi ed uccisi , con lo scopo di terrorizzare la popolazione ed accrescere il consenso dovuto alla paura di ripercussioni.

In questo scenario e con la crisi che sembra aumentare negli ultimi giorni dopo la decisione di Yaoundé di dispiegare un maggior numero di militari nell’area, risulta evidente come il rischio di una nuova ondata migratoria sia molto elevato. Nonostante allo stato attuale non siano ancora conosciuti i numeri, gli osservatori hanno stimato che sarà il più grosso fenomeno migratorio degli ultimi anni, verosimilmente più ampio di quello che il Camerun occidentale ha vissuto dallo scoppio della guerra civile. Il rischio in questo caso è che una nuova bomba umana si riversi nei Paesi limitrofi o cerchi la traversata per venire in Europa, causando l’ennesima crisi umanitaria che, a questo punto, diventerebbe di difficile gestione. Non soltanto per la Nigeria, già impiegata nel Nord del Paese con i profughi provenienti dal Sahel e interessata a gestire anche il fenomeno dello spostamento interno al suo territorio, ma anche per lo stesso Camerun francofono a causa degli attriti tra la popolazione di differente idioma.

Ancora una volta, la questione dell’Ambazonia tiene banco nelle questioni dell’Africa occidentale, con una crisi umana e sociale che evidenzia ancora una volta come le troppo sbrigative divisioni delle ex-colonie abbiano creato attriti difficili da risolvere; nonostante i tanti anni di unione delle due macro–regioni. E con le elezioni di domenica che si avvicinano, il rischio di una nuova serie di attacchi e di attentati che possano mietere vittime civili è sempre più ingombrante, con la popolazione ormai che ha raggiunto il limite della sua sopportazione.

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