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Gli Stati Uniti hanno decisamente cambiato di passo per quanto riguarda l’atteggiamento diplomatico nei confronti della Grecia: se all’inizio della diatriba che vede opporsi Atene ad Ankara per la sovranità sulle acque della Zona di Esclusività Economica nel Mediterraneo Orientale Washington è apparsa abbastanza tiepida nel dare il suo sostegno ad uno dei due contendenti rispetto da un altro, ora al Dipartimento di Stato sembra che abbiano le idee molto più chiare.

La Casa Bianca, infatti, sembra aver rotto gli indugi e, dopo un iniziale atteggiamento “salomonico” tra i due contendenti, ora parteggia decisamente per la Grecia, che viene sedotta dalle sirene delle possibili vendite di armamenti moderni, tra cui, come vi abbiamo già raccontato, anche i caccia di quinta generazione F-35.

Ora sul piatto sembra esserci una consistente fornitura navale e addirittura la possibilità di una forma di partenariato per la costruzione delle nuove fregate FFG(X) statunitensi, che Washington ha recentemente assegnato a Fincantieri e alle sue tipo Fremm, già in uso presso la Marina Militare Italiana e quella Francese.

Come riportato dal quotidiano ellenico Ekathimerini, nell’ambito della più ampia cooperazione militare e strategica con gli Stati Uniti, la Marina Ellenica ha proposto la promozione di un accordo transnazionale per l’acquisto di fregate americane Multi-Mission Surface Combatant (Mmsc) al fine di rinnovare la propria flotta. Le fregate Mmsc sono un derivato delle sfortunate Lcs (Litoral Combat Ship) classe Freedom, anch’esse costruite dal gruppo italiano in consorzio con la Lockheed-Martin Corporation.

Come si legge sul quotidiano, la proposta è pienamente allineata agli obiettivi strategici dichiarati dal governo ellenico, mentre è vista positivamente anche dagli americani, che vogliono espandere la loro presenza militare-industriale in Grecia, con la possibilità anche di trasferirvi il personale della base di Incirlik, sempre più scomoda per via delle attuali contingenze internazionali: negli ambienti miliari e diplomatici di oltre Atlantico si parla sempre più insistentemente, infatti, di far diventare Suda, a Creta, il nuovo centro militare principale dell’area del Mediterraneo Orientale, chiudendo la struttura in Turchia. Suda, oltre ad essere proiettata nell’area più calda di quello scacchiere, avrebbe anche un vantaggio tattico non indifferente rispetto ad Incirlik: è dotata, oltre di un aeroporto come la base turca, di un porto.

L’accordo intergovernativo tra Grecia e Stati Uniti avrebbe come proposta centrale una soluzione a pacchetto che include la fornitura di quattro fregate Mmsc, l’aggiornamento di altre quattro fregate elleniche tipo Meko, e la già citata partecipazione dei cantieri navali greci allo sviluppo della nuova FFG(X) per la U.S. Navy.

Il piano greco prevede essenzialmente la creazione di una forza navale moderna entro il 2030, che se abbinata alla fornitura di elicotteri antisommergibili Mh-60R, avrà un taglio prevalentemente americano, fatta esclusione per i due nuovi sottomarini Type 214 ordinati alla Germania.

La notizia riportata da Ekathimerini non è del tutto inattesa. Lo scorso ottobre già giravano voci insistenti che riferivano delle pressioni statunitensi sul governo ellenico per la vendita delle fregate made in Usa. Come riportato da Defense News, l’ambasciatore statunitense in Grecia, Geoffrey Pyatt, ha detto durante la conferenza annuale del U.S. Army Association del 15 ottobre che “pensiamo che gli Stati Uniti abbiano un prodotto molto competitivo da offrire con le nostre fregate e l’esclusiva proposta americana di co-produrre tre di quelle fregate qui in Grecia”.

Le parole dell’ambasciatore sono giunte pochi giorni dopo la visita della delegazione statunitense, che ha avuto modo anche di rapportarsi coi dirigenti dei cantieri navali Onex, situati nell’isola greca di Syros ma di proprietà americana.

Pyatt ha infatti affermato che “avevamo un team dell’Ufficio Programmi Internazionali della U.S. Navy qui ad Atene solo poche settimane fa, che ha avuto un ciclo di colloqui soddisfacenti con Onex, mentre visitava i cantieri navali” aggiungendo che i delegati “sono venuti via assolutamente fiduciosi che se lo Stato greco accetterà l’offerta della fregata americana” ribadendo che si tratta di un progetto importante per la sicurezza a lungo termine della Grecia, ma che promuove anche nel contempo l’interesse degli Stati Uniti ad aiutare la Grecia a continuare ad essere un partner Nato forte ed efficace in un vicinato geopoliticamente complicato.

La decisione statunitense proietta Washington al primo posto tra i partner strategici della Grecia, segnando una frattura non indifferente con la Turchia, che è stata già estromessa proprio dal programma F-35 (e che ora rischia di vedere quei suoi stessi velivoli con le coccarde elleniche) per via dell’acquisto del sistema russo da difesa aerea S-400. Il momento politico, del resto, è propizio: Ankara non è così in buoni rapporti con Mosca per via della questione del Nagorno-Karabakh, mentre la Russia, sempre sfruttando la questione caucasica, sta avvicinandosi insistentemente (e pericolosamente secondo Washington), ad Atene.

Diventare il primo partner militare, per gli Usa, significherebbe allontanare ogni possibilità che la Grecia guardi a Oriente (del resto in passato ha acquistato due batterie di S-300), e legare a sé Atene in un abbraccio che potrebbe seriamente condurla ad avere, entro i suoi confini, una base Nato importante in sostituzione di Incirlik.

Se Atene dovesse procedere, un altro alleato della Nato forse resterebbe alquanto scontento. La Francia, dopo aver piazzato recentemente la commessa per 18 caccia Rafale, già pregustava la possibilità di diventare il contraente principale per gli armamenti ellenici: già nel 2019 era stata firmata una dichiarazione di intenti per il possibile acquisto delle nuove fregate Belharra (o tipo Fdi), ma si è andati poco oltre. L’attuale avvicinamento tra Parigi e Atene aveva forse aperto spiragli nella fantasia francese di vedere ghiotte commesse in arrivo, ma ci ha pensato Washington a riportare i transalpini alla cruda realtà.

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