Aleppo, mercoledì 27 marzo, ore 23:00. I sistemi di difesa aerei siriani intercettano un attacco nei cieli di Sheikh Najjar, la zona industriale situata a circa 10 km a nord-est della città. Il raid, da ricondurre alle forze israeliane, avrebbe causato soltanto danni materiali, secondo quanto riferito da Sanaa, agenzia di stampa nazionale siriana.

Diversa la versione fornita da fonti legate all’opposizione. Per l’Osservatorio siriano per i diritti umani, il controverso gruppo di sostegno ai ribelli, la Siria sarebbe stata colpita da due raid. Il primo avrebbe centrato un centro logistico e depositi di munizioni iraniani situati all’interno della zona industriale. Poco dopo, i velivoli israeliani avrebbero colpito l’area che si trova nei pressi dell’aeroporto militare di Nairab, nella periferia di Aleppo, anch’esso utilizzato dalle forze di Teheran. Il bilancio sarebbe di almeno sette vittime e ingenti danni materiali.

Non sarebbe la prima volta che gli israeliani colpiscono l’aeroporto di Nairab, e ciò in poco meno di un anno. Il primo attacco era stato lanciato nel luglio 2018 contro quattro postazioni militari, causando la morte di 9 soldati siriani.

Israele dietro l’attacco?

Il bombardamento di questa notte, seguito da forti esplosioni, avrebbe addirittura causato un blackout ad Aleppo, la seconda principale città della Siria e importante polo industriale. Per gli esperti militari, proprio ad Aleppo si concentrerebbe il maggior numero di forze militari appartenenti al Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana.

Al momento, l’esercito israeliano non ha commentato ufficialmente la notizia, riportata invece dai media nazionali. “Per quanto ne sa l’Iran, è Israele ad aver colpito la Siria”: così, secondo il quotidiano israeliano Haaretz, il ministro degli Affari Esteri ad interim, Yisrael Katz, avrebbe commentato gli ultimi raid.

In ogni caso, se le responsabilità israeliane venissero ufficialmente confermate, si tratterebbe almeno della seconda incursione dello Stato ebraico all’interno del territorio siriano e, più precisamente, contro le installazioni iraniane presenti nel Paese, nel corso del 2019.

Il primo episodio di questo genere si era verificato nel mese di gennaio, quando i caccia israelianierano entrati nello spazio aereo siriano, provando a centrare alcuni obiettivi iraniani in Siria. Come già detto, non era stato il primo attacco contro le installazioni di Teheran nel Paese arabo, ma aveva segnato un cambio di passo nella politica israeliana. Il raid, condotto in pieno giorno, costituiva un chiaro avvertimento nei confronti di Russia e Iran.

La presenza iraniana in Siria

L’Iran è sceso in campo a fianco del presidente siriano Bashar Al-Assad subito dopo lo scoppio della guerra civile siriana, nel 2011. In una prima fase, Tehran ha sostenuto il governo siriano indirettamente, inviando nel Paese forze sciite non iraniane, provenienti, in particolare, da Libano, Iraq, Afghanistan e Pakistan, anche se addestrate ed equipaggiate dall’Iran.

Durante il conflitto, l’Iran è riuscito ad accrescere la propria influenza in Siria, rafforzando la cooperazione militare e stipulando importanti accordi economici. Obiettivo di Teheran è formare una presenza stabile all’interno del territorio siriano, al fine di accrescere le capacità militari di Hezbollah e di estendere il fronte con Israele dal sud del Libano fino alle alture del Golan.

I timori di Israele

Israele teme fortemente la crescente influenza iraniana in Siria e, in particolare, il rafforzamento del fronte con Hezbollah. L’ex capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, il generale Gadi Eisenkot, ha confermato che soltanto nel 2018 Israele ha lanciato almeno duemila missili contro obiettivi iraniani e di Hezbollah. A gennaio, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha inoltre annunciato che il Governo ha intrapreso una politica permanente mirata a prevenire il rafforzamento della presenza iraniana in Siria.

Sconfitta da poco la minaccia dello Stato islamico, la Siria si trova nuovamente al centro di contese internazionali che allontanano le speranze di pacificazione del Paese.

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