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Continuano da oltre cinque mesi le tensioni tra India e Cina nel Ladakh orientale. Forze di terra, da entrambi gli schieramenti, stanno infatti ampliando il dispiegamento di tanks nell’area del Chumar-Demock. Si registrano, inoltre, posizionamenti dei carri indiani T-90 lungo l’intera “Line of Actual Control” (LAC), ovvero dai confini del Depasang fino a raggiungere il lago Pangong, includendo le frazioni di Spanggur. A queste si sono opposti i veicoli da combattimento di Pechino, con carri armati T-99 ed il PZT, oltre al T-15, un “carro ritenuto strategico” dell’esercito cinese per l’impiego in alture. Queste manovre, proprio di recente, hanno scaturito una serie di reazioni mediatiche sui principali media asiatici. Sembrerebbe infatti che, un responsabile delle forze fanteria indiane, abbia rilasciato all’agenzia Ani forti dichiarazioni sull’armamento cinese, affermando: “I carri armati di Pechino T-15 non sopravvivranno contro i nostri T-90. Credo che qualora avvenga uno scontro in battaglia, posso assicurare che il loro armamento leggero non sopravvivrà”. Proprio tale affermazione non solo ha destato preoccupazioni, ma ha anche scaturito l’interesse generale sulle straordinarie potenzialità dei carri indiani.

Perché Pechino dovrebbe temere il Tank T-90?

Il gioiello sovietico T-90 è un armamento di terza generazione dalle micidiali capacità, che entrò in servizio nel 1993 nelle forze navali e di fanteria russe con il nome di T-72B. Prodotto ed ideato nel Tagil dal colosso Uralvagonzavod, il carro è equipaggiato di cannone 2A46M a canna liscia con possibilità di calotte applicabili Bps, Ofs, Bks, Ur e mitragliatrici coassiali da 7,62 millimetri. Il super-Tank monta due visori per il riconoscimento dell’obbiettivo ed un computer balistico comprensivo di sensori di adattamento alle condizioni meteorologiche e topografiche oltre ad un misuratore di flessione del cannone elettronico digitale. Questa macchina ha anche una formidabile capacità d’inseguimento automatico del bersaglio che mantiene separata la posizione della mitragliatrice da quella del pilota. La dinamica peculiare del carro, fornisce uno stabilizzatore d’armamento concepito su due piani ad azionamento elettromeccanico ed elettro-idraulico. La sua armatura, di tipo “blindato”, è dotata di telerilevamento modulare, con schermi reticolari sulle proiezioni di poppa e laterali.

Questo tank ha addirittura un sistema di protezione contro le armi di distruzione di massa, mediante tecnologia altamente sofisticata, detta Pkuz-1A. Inoltre è munito di un sistema ottico-elettronico, a tendina, per armi anticarro e di un rilevatore laser.

Differentemente, il suo antagonista cinese T-15, sembra presentare, almeno sulla carta, caratteristiche “molto meno aggressive”, sebbene il profilo riporti un cannone da 105 millimetri con capacità di penetrazione dell’obiettivo, fino 500 millimetri ad oltre 2000 metri di distanza. Equipaggiato di una nuova tipologia di proiettili al tungsteno, è dotato anche di un sistema di protezione del carro a difesa nucleare, chimica e batteriologica.

Monta un visore a sensori per la vista termica, un telemetro laser e non è da sottovalutare, il sistema di navigazione inerziale (INS) e quello per le trasmissioni satellitari, di cui è dotato. Ma sebbene sia anch’esso armato con un computer balistico avanzato e di un sistema di comando tattico, il paragone con il T-90 “sembrerebbe” distante e non capace di poter impensierire le linee indiane.

Le dichiarazioni di “superiorità” delle forze indiane

Le forze armate indiane ostentano una grande “sicurezza” nel poter fronteggiare il gigante cinese, tanto che addirittura il capo dell’aeronautica indiana, durante la sua conferenza stampa annuale dell’Air Force Day, ha rilasciato importanti dichiarazioni, sempre all’Ani, affermando: “Non c’è dubbio che in qualsiasi scenario di conflitto, la Cina non potrà mai avere la meglio su di noi”. Inoltre, nel prosieguo dell’intervista, sebbene il comandante auspicasse una soluzione diplomatica e pacifica delle ostilità, alle domande sulla reale forza aerea dell’India ha risposto: “La nostra posizione di forza credibile è pronta al combattimento. Il ruolo dell’Air Force potrà garantire la vittoria in qualsiasi conflitto futuro. Posso dire con sicurezza che operativamente siamo i migliori”.

Queste parole trovano riscontro: le forze indiane hanno reso operativi Rafale con potenza di fuoco ad alta profondità, oltre a mezzi Chinook ed Apache. La proiezione del comando sembrerebbe quella di voler armonizzare Rafale, LCA Mark1 e Mig-29 per aumentare la capacità aerea e sostenere l’autonomia delle forze indigene sul territorio. Sebbene al momento, si attende la risposta di Pechino.

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