Solo alcuni giorni fa il ripiegamento delle forze russe in Donbass aveva fatto sperare in un arretramento di Mosca in un’area più sicura nella quale cristallizzare lo status quo ante una volta persa la possibilità di prendere Kiev. In parte questo è vero, ma quell’arretramento in queste ore corrisponde a una massiccia riorganizzazione russa nell’area con un netto vantaggio tattico degli aggressori: questo aspetto, rimanendo immutata la capacità di resistenza ucraina, potrebbe comportare un prolungamento sine die del conflitto. Le forze ucraine meglio addestrate erano già schierate a est per via dei fatti degli ultimi otto anni e nonostante si pensa abbiano subito pesanti perdite, rappresentano ancora una sfida complessa per l’esercito invasore.

Il Donbass, unico fronte

La battaglia russa in Ucraina in questa fase assume una conformazione più netta, decisamente concentrata nell’arco orientale e meridionale e non più a macchia di leopardo come nelle scorse settimane. Compattare il fronte, unificarlo, risponde a numerose esigenze russe, prima fra tutte quella di risparmiare energie e convogliarle in un’area più circoscritta mediante un’offensiva di terra su vasta scala.

Al di là del fatto che la conquista del Donbass sia ideologicamente irrinunciabile e anche più praticabile per le forze russe, l’estensione di queste aree non lascia nulla di scontato: la Russia mira ora al controllo non solo del Donbass ma anche della regione meridionale di Kherson, a nord e a ovest della Crimea. Ciò consente di avere un ponte terrestre lungo la costa meridionale fino al confine russo e il controllo dell’approvvigionamento idrico. Gran parte di Donetsk e delle aree chiave di Luhansk sono ancora in mano ucraina, quindi, le forze russe stanno cercando di accerchiare l’esercito ucraino a est, muovendosi da nord, est e sud. Finora non sono riusciti a catturare Kharkiv, a sud del confine russo, ma hanno preso il controllo di Izyum: da qui passa la M03, autostrada internazionale ucraina che collega Kiev con Dovzhansky al confine con la Russia, dove prosegue come A270. Si tratta di un ramo della rotta europea E40 che da Kiev giunge a Debaltseve; l’autostrada si estende attraverso cinque oblast e termina al posto di blocco di confine a Dovzhansky. Il percorso collega Kiev e Kharkiv con la regione industriale del Donbass. Una strategia vincente, visto che i russi stanno spostando la maggior parte delle loro attrezzature su strada e ferrovia.

Il fattore Dvornikov

Per ridurre al minimo errori, tentennamenti, strafalcioni e defezioni, Putin ha scelto di cambiare modalità operativa. Il generale d’armata Aleksandr Dvornikov è “l’eroe siriano” che adesso guida il 49esimo battaglione e il 58esimo, quelli che nelle prime due settimane del conflitto hanno riportato i risultati migliori sul campo rispetto a qualsiasi altro corpo, fino a quando Putin non ha ordinato di puntare su Voznesensk, Mariupol e Zaporozhye seminando il terrore. In Siria, Dvornikov ha rapidamente stabilito una base aerea vicino alla costa nord-occidentale, da dove i bombardieri hanno cancellato paesi e città nella provincia di Idlib. La caduta di Aleppo è stata sostanzialmente dovuta agli attacchi aerei russi, che sono stati fatti volare dalla base di Hmeimim e hanno preso regolarmente di mira ospedali, scuole e altri obiettivi civili. Le batterie antiaeree da lui installate hanno conferito ai jet russi e siriani la supremazia aerea su Idlib e negli ultimi cinque anni una miriade di bombardamenti distruttivi sono stati effettuati impunemente.

Nella fase iniziale della guerra, le forze russe avevano attaccato lungo tre assi – dalla Crimea, dal Donbass e dal nord – ma con scarso coordinamento centrale. L’intelligence occidentale ha fatto grande fatica nell’identificare un singolo comandante del teatro, e questo ha fatto presumere (assieme alle morti e sostituzioni dei generali avvolte dal mistero) che gran parte del comando e del controllo dell’operazione fosse direttamente nelle mani di Mosca. La creazione del ruolo di comandante di teatro come questo è chiaramente scelta per ottenere maggiore coordinamento e accorciare la catena di comando. Sarà efficace? Il Donbass non è la Siria e i russi non sono davvero addestrati per questo tipo di combattimento così lontano dalla loro dottrina. Tuttavia, la tempra di Dvornikov è nota ai più: la battaglia del Donbass appena iniziata lo scorso lunedì sarà presumibilmente senza regole e passerà per l’uso sistematico del terrore e di aberrazioni sui civili: sarà un’arma ancora più potente della superiorità bellica che Mosca non è ancora riuscita a dimostrare. Questo fa presumere uno stillicidio, ma con una virulenza altissima.

Il fattore geografia

Nei primi giorni dell’invasione su vasta scala le truppe russe si spostavano attraverso le infrastrutture esistenti. Dalla rinuncia alle città si è poi passati alle terre selvagge occupando foreste e aree protette. Spostamento di macchinari pesanti e costruzione di fortificazioni hanno infatti recato grande danno alla vegetazione e alla fauna locale ma allo stesso tempo hanno rappresentato un ostacolo fisico all’avanzamento delle truppe russe.

Non bisogna dimenticare però che il territorio ucraino è percorso dal confine tra due ecosistemi differenti: la foresta (nel centro-ovest) e la steppa (nel sud-est). Il Donbass è una pianura ondulata e monotona con un’altitudine massima di 369 m. Sebbene tale demarcazione sia oggi meno influente, lo è stata moltissimo nei secoli passati. La steppa eurasiatica è un’ampia prateria che dalla Mongolia giunge ai Carpazi: una distesa semi-arida di erba ma priva di alberi, inadatta all’agricoltura e perciò abitata un tempo da popoli di pastori nomadi. La ricchezza che manca in superficie è però ricompensata dal sottosuolo: la regione è ricca di materie prime, come carbone e gas, ma anche petrolio, ferro e terre rare.

Adesso, la battaglia del Donbass trasforma il conflitto in una battaglia da pianura vecchio stile. L’Ucraina ha urgente bisogno di più carri armati per affrontare i russi nelle pianure aperte del Donbass: il fulcro del conflitto si sta spostando verso est, verso un terreno più adatto ai carri armati, e Kiev ha sempre più bisogno di forze meccanizzate, di veicoli da combattimento di fanteria da porre in posizioni di battaglia. Adesso i Javelins e le armi anticarro leggere di nuova generazione potrebbero non bastare più. Per i russi ora diventa facile spostare i carri armati su terreno aperto, a patto che non diventi un pantano fangoso (e la primavera potrebbe giocare questo scherzo): ma in ogni caso, all’interno di quel territorio lo spazio di manovra resta immenso. Ci sono precedenti per il successo della guerra di carri armati in questa regione, e la Seconda Guerra Mondiale ne è stata la scena madre. Tuttavia, per i russi urge cambiare tattica, se questo vantaggio vuole essere messo a frutto: la fanteria russa si è mostrata poco incline al combattimento ravvicinato e i video delle perdite di carri armati russi non mostrano segni di copertura del supporto della fanteria. Secondo gli esperti, dunque, gli ucraini potrebbero impegnarsi a una distanza più ravvicinata, utilizzando missili anticarro, droni e dispositivi improvvisati come hanno bene dimostrato fino ad oggi.

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