Se la visita di Volodymyr Zelensky a Washington è stata una sorpresa, allo stesso modo è risultata inaspettata la trasferta di Dmitry Medvedev a Pechino. Il presidente ucraino ha incontrato Joe Biden, faccia a faccia alla Casa Bianca, nel primo viaggio negli Stati Uniti dallo scoppio della guerra in Ucraina. Il delfino di Vladimir Putin, ora ridimensionato nel ruolo di vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, è stato invece accolto da Xi Jinping all’ombra della Città Proibita. Immagini speculari, le missioni diplomatiche di Zelensky e Medvedev, di un futuro ucraino intrecciato tra Usa e Cina che passa da Capitol Hill e Zhongnanhai, rispettivamente sede del Congresso statunitense e del Partito Comunista Cinese.

Il diverso bottino raccolto dai due viaggiatori è emblematico di come potrebbe trasformarsi il conflitto da qui ai prossimi mesi. Già, perché mentre Zelensky ha incassato un nuovo pacchetto di armamenti dal valore di 1,8 miliardi di dollari, e arricchito dai missili Patriot, Medvedev, al contrario, si è limitato a sfruttare il blitz in terra cinese per parlare con Xi della partnership strategica “senza limiti” di Cina e Russia, con l’apparente volontà di chiedere l’allargamento dell’ombrello cinese su Mosca.

L’ex presidente della Federazione Russa ha pubblicato un video sul suo canale Telegram nel quale lo si vede incontrare un sorridente Xi. “I colloqui sono stati utili. Abbiamo discusso della cooperazione tra i due partiti al potere di Cina e Russia e della cooperazione bilaterale nell’ambito del nostro partenariato strategico, anche in materia di economia e produzione industriale. Abbiamo anche discusso di questioni internazionali, tra cui, ovviamente, il conflitto in Ucraina“, ha affermato Medvedev senza tuttavia scendere nei dettagli.

Con l’embargo europeo al petrolio russo, al quale è seguito il recente price cap sul gas, la Russia è stata inevitabilmente costretta a promuovere legami economici, politici e di sicurezza più stretti con altri Paesi, Cina in primis, per compensare la perdita occidentale. Il punto è che, dal punto di vista militare, l’Ucraina non è ancora crollata. Al contrario, Kiev continua a rosicchiare territorio precedentemente conquistato dalle forze del Cremlino. E adesso scalda i motori in attesa di rendere operativo il Patriot Air Defense System, un’avanzato dispositivo militare altamente efficace nell’intercettare i missili balistici e da crociera, da tempo richiesto da Zelensky.

La visita di Zelensky vista da Pechino

Non sappiamo come Xi Jinping possa aver preso la notizia del trasferimento dei Patriot dagli Stati Uniti all’Ucraina. Certo è che i media cinesi hanno criticato la visita di Zelensky oltreoceano, considerata una missione che mirerebbe a raccogliere ulteriori aiuti militari e, soprattutto, assottiglierebbe le prospettive di pace. Il Global Times è stato particolarmente critico dell’incontro Zelensky-Biden: “Secondo gli analisti poichè le ostilità in alcune aree potrebbero diventare più intense, la prospettiva di porre fine allo scontro e raggiungere una soluzione pacifica si assottiglia”.

Il ragionamento è tanto semplice quanto preoccupante. In sintesi: l’Ucraina riceverà più sostegno militare da Washington, e questo non farà altro che incrementare la fiducia di Kiev nell’affrontare la Russia in maniera ancora più risoluta, spingendo Mosca, a sua volta, ad alzare la posta in gioco (attenzione al fronte bielorusso). Gli esperti citati dalla stampa cinese sposano una tesi del genere e fanno notare che un simile scenario non contribuirà nient’altro che a complicare i negoziati di pace.

Non manca, infine, un ammonimento per l’immediato futuro: senza speranza di negoziare, la Russia potrebbe dichiarare guerra per mobilitare più risorse sul campo di battaglia. E non è solo per i motivi di sicurezza, probabilmente, che l’entourage del presidente ucraino non ha avvertito alcuni alti rappresentanti dell’amministrazione dell’imminente viaggio in Usa. Il programma della visita di Zelensky sarebbe stato studiato per “non compromettere la situazione militare dell’Ucraina”, ha scritto la Cnn, e sarebbe stato deciso dopo che il leader ucraino ha avuto rassicurazioni sull’invio da parte di Washington di nuovi aiuti militari. A cominciare dal sistema difensivo missilistico Patriot.

La visita di Medvedev in Cina

Oltre la Muraglia sono emersi almeno due spunti interessanti dal meeting Xi-Medvedev. Il presidente cinese ha detto al suo ospite che la Cina è disposta a svolgere un ruolo di mediazione con la Russia per porre fine alla guerra in Ucraina. In attesa di capire come e quando potrà concretizzarsi un’ipotetica pax sinica, le due parti hanno deciso di continuare a portare avanti la loro partnership strategica. “La Cina intende a lavorare con la Russia per portare avanti le relazioni bilaterali nella nuova era e promuovere congiuntamente una governance globale in una direzione più giusta e ragionevole”, ha affermato Xi, secondo quanto riportato dall’agenzia cinese Xinhua.

Lo stesso Xi, ed è questa la cosa più interessante, ha anche affermato che Pechino è disponibile a mediare tra Mosca e Kiev. “Speriamo che tutte le parti interessate mantengano razionalità e moderazione, si impegnino in un dialogo globale e risolvano le loro preoccupazioni comuni nel campo della sicurezza attraverso mezzi politici”, ha concluso il leader cinese. In risposta, Medvedev ha dichiarato che la crisi ucraina “ha le sue cause ed è molto complessa” ma che la “Russia è disposta a risolvere i problemi che deve affrontare attraverso colloqui di pace”.

Al netto delle parole, che dovranno prima trovare concretezza per risultare utili, ci troviamo di fronte ad un quadro a dir poco particolare. Sia l’Ucraina che la Russia sostengono di voler intraprendere negoziati di pace e si accusano a vicenda per non esserci ancora riuscite. Eppure, i viaggi di Zelensky e Medvedev sono arrivati in un momento in cui i due attori sono militarmente congelati in una fase di stallo. Per sbloccarla, Kiev e Mosca hanno cercato sostegno rispettivamente da Washington e Pechino. La differenza, al momento, sta in ciò che Stati Uniti e Cina hanno messo sul tavolo: nuove armi e missili Patriot da una parte, poco o niente di materiale dall’altra, se non buone parole a garanzia di una pace ancora troppo astratta.

È probabile che Xi voglia davvero proporre una sorta di pax sinica, ma almeno finché i contorni di questo progetto astratto non saranno riempiti da qualcosa di più concreto, le aspettative cinesi continueranno ad essere deluse. E la Cina, da una prolungata guerra in Ucraina, ha molto più da perdere rispetto agli Stati Uniti, se non altro in termini economici. Indipendentemente da come finirà il conflitto, infatti, il Dragone dovrà fare i conti con una Russia a pezzi, o addirittura senza più Putin in cabina di regia. Così come una guerra di lunga durata non è evitabile, anche il deterioramento russo non è quindi evitabile. E questo potrebbe seriamente danneggiare Pechino, che vede in Mosca il giusto contrappeso per bilanciare il potere statunitense.

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