Volodymyr Zelensky ha lasciato gli Stati Uniti dopo aver incassato da Joe Biden il via libera per un nuovo pacchetto di armamenti dal valore complessivo di 1.8 miliardi di dollari. Dal punto di vista mediatico, la trasferta del presidente ucraino è stata un successo: accolto come un eroe alla Casa Bianca, applaudito al Congresso, citato da ogni media.

La ciliegina sulla torta dell’inaspettata trasferta: l’ok statunitense per il trasferimento a Kiev del temibile Patriot Air Defense System, un’avanzato dispositivo militare altamente efficace nell’intercettare i missili balistici e da crociera e da tempo richiesto dagli ucraini. Zelensky ha addirittura definito i Patriot “l’elemento più forte del nuovo pacchetto di aiuti” militari.

Eppure non è tutto oro quel che luccica. L’Ucraina è sì riuscita a rafforzare le proprie difese – soprattutto contro i bombardamenti a tappeto dei russi, che nelle ultime settimane avevano distrutto le infrastrutture strategiche del Paese – ma non come avrebbe sperato il leader ucraino. “Vorremmo più Patriot, siamo in guerra, ci dispiace”, ha detto durante la conferenza stampa ieri alla Casa Bianca lo stesso Zelensky.

Il rammarico di Zelensky

Il primo rammarico di Zelensky riguarda la quantità di Patriot. Un’unica batteria per il lancio dei missili che potrebbero allentare la morsa della strategia russa di distruzione di infrastrutture civili e energetiche, non appare infatti sufficiente al presidente ucraino. In primis perché non in grado di proteggere l’intero Paese.

Ricordiamo che i Patriot sono un sistema sofisticato di missili terra aria guidati che possono individuare ed abbattere sia missili che velivoli, offrendo quindi una protezione completa a civili ed eserciti. Il sistema ha un raggio limitato, tra i 32 e i 160 chilometri, ha bisogno di addestramento delle truppe ucraine e deve essere sostenuto da altri sistemi di difesa. Questo potrebbe essere il secondo rammarico di Kiev: occorrerà tempo prima che i Patriot siano regolarmente schierati.

Arriviamo così alla terza – e più grande – delusione di Zelensky, la cui visita a Washington si è conclusa con la promessa di miliardi di armi in più, ma non con quello che desiderava maggiormente: carri armati americani, aerei da combattimento e missili di precisione a lungo raggio.

La scelta di Biden

Il viaggio di Zelensky, ha scritto il New York Times, è stata una chiara dimostrazione della sua strategia: da un lato corteggiare gli alleati, dall’altro fare pressioni su di loro per chiedere ulteriori armamenti. Il presidente ucraino, non a caso, ha unito l’apprezzamento per l’aiuto fornito dagli Stati Uniti alle crescenti richieste di armamenti, sapendo tuttavia di non poter vedere realizzati tutti i suoi desideri.

Come ha sottolineato France 24, l’amministrazione Biden si è rifiutata di fornire all’Ucraina missili a lungo raggio ATACM, e questo a causa della diffidenza sui rischi di escalation. La Casa Bianca si è inoltre rifiutata di inviare a Kiev carri armati statunitensi per via di preoccupazioni operative.

All’inizio di dicembre, il principale consigliere di Zelensky, Mykhailo Podolyak ha pubblicato un tweet emblematico: “La mia lista dei desideri di Natale”. Nella lista, oltre ai Patriot, Podolyak aveva chiesto a Babbo Natale i missili a lungo raggio ATACM, i carri armati Abrams statunitensi e i carri armati tedeschi Leopard e Marder. Al momento, Kiev ha potuto spuntare soltanto i Patriot.

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