Paragonare l’Ucraina a Taiwan è un grave errore. Le due situazioni, e le cause che hanno generato le rispettive crisi, sono completamente diverse tra loro e non possono essere sovrapposte. “Ci sono almeno cinque differenze principali, cinque aspetti che differenziano quanto sta accadendo in Europa orientale dalla questione taiwanese“, spiega a InsideOver Lorenzo Maggiorelli, professore associato di Relazioni Internazionali presso la Jorge Tadeo Lozano University di Bogotà, in Colombia.

Analizziamoli in successione. Partiamo dalla prima differenza.

La prima divergenza è di natura diplomatica. L’Ucraina è un Paese riconosciuto dall’Onu e da tutti gli altri Stati, e dunque a Kiev viene pienamente applicato il diritto internazionale. Taiwan, al contrario, non è riconosciuto come un Paese sovrano, se non da pochi altri Paesi. Nel 1971, l’Assemblea Generale dell’Onu riconobbe i rappresentanti della Repubblica popolare cinese come gli unici rappresentanti della Cina, espellendo di fatto i diplomatici taiwanesi. Da quel momento in poi, l’Onu appoggia le considerazioni cinesi secondo cui il governo di Pechino è l’unico a poter avere legittimità sull’intera Cina, Taiwan compreso. Dal canto suo, la Cina fa spesso appello alla Carta delle Nazioni Unite, che sostanzialmente le dà tutte le ragioni del caso. Per quanto riguarda la crisi ucraina, in merito a quanto sta accadendo in Europa, Pechino ha affermato che bisogna rispettare la sovranità territoriale di tutti i Paesi. E questa è la stessa narrativa che utilizza per giustificare il controllo su Taiwan.

Procediamo con il confronto. Passiamo al secondo aspetto da analizzare

In realtà il terzo e il quarto aspetto, ossia i fattori geostrategici e gli obiettivi divergenti di Russia e Cina, sono strettamente collegati tra loro. Andiamo con ordine. Per gli Stati Uniti, Taiwan è molto importante perché rappresenta la chiave della strategia Usa nel Pacifico; quest’isola è insomma fondamentale per contenere l’egemonia cinese. Non a caso dobbiamo citare un decreto del 1979, il Taiwan Relations Act, secondo il quale gli Stati Uniti sono teoricamente chiamati a intervenire nel caso in cui la sicurezza – sociale o economica – del popolo taiwanese dovesse essere messa in pericolo. Certo, bisogna poi vedere se sarà effettivamente così. Al contrario, per quanto riguarda l’Ucraina, Joe Biden ha spiegato che il governo americano non intende inviare truppe in loco. Il motivo è spiegato dalle differenti strategie geopolitiche di Russia e Cina: Mosca ha intenzione di dominare nella propria sfera di influenza, mentre Pechino ha ambizioni globali. Va da sé che, delle due, soltanto la Cina può mettere in discussione il ruolo internazionale degli Stati Uniti.

Completiamo il quadro toccando i punti mancanti

Ucraina e Taiwan sono immersi in due contesti geografici differenti. È molto più facile fare un’invasione in pianura rispetto a un’invasione anfibia. In quest’ultimo caso, infatti, chi invade deve poter contare su un’ottima marina. E la Cina non ha esperienza nel campo, non ha mai fatto una guerra via mare. La geografia favorisce il difensore, e questo vale molto più nel caso di Taiwan che non nell’Ucraina. Infine diamo un’occhiata al ruolo di Kiev e Taipei nell’economia mondiale. Per gli Stati Uniti, Taiwan è molto importante – è tra i primi dieci partner commerciali di Washington – non solo per la quantità ma anche per la qualità (pensiamo ai semiconduttori). L’Ucraina ha invece un ruolo nell’economia globale molto più modesto e nessun prodotto rilevante tranne il grano.

Che cosa potrebbe succedere nel caso in cui la Cina dovesse invadere l’isola di Taiwan?

A mio avviso non accadrà niente di simile. È uno scenario piuttosto ipotetico. In ogni caso, secondo il Taiwan Relactions Act che abbiamo citato, gli Stati Uniti dovrebbero intervenire militarmente a sostegno di Taipei. È pur vero che ultimamente il governo di Tsai Ing Wen ha perso quella superiorità militare rispetto alla Cina, un aspetto che era invece evidente negli anni ’90. Adesso Taiwan ha assunto una retorica molto meno nazionalista, più pacifista e progressista. Insomma, una narrazione ben diversa dal patriottismo del passato, e poco coerente con la volontà di descrivere il Paese come una “fortezza assediata”. Certo è che Taipei può comunque contare su armamenti decenti.

Completare la riunificazione nazionale è un obiettivo cinese. E dunque come farà Pechino a risolvere la questione taiwanese?

Se vuoi invadere un Paese per distruggerlo, puoi dare fondo a tutta la tua forza militare. Ma se vuoi invaderlo per annetterlo, o comunque se il tuo obiettivo non è annientarlo – come nel caso della Russia in Ucraina – allora devi evitare bagni di sangue. Ma se Mosca sta provando a fare questo, all’interno di un ipotetico scenario bellico, per la Cina riuscire in un intento del genere a Taiwan sarebbe molto più complesso. Pechino non può utilizzare truppe di terra. Dovrebbe affidarsi all’aeronautica e alle forze anfibie. Sarebbe difficile evitare un disastro. In più, anche in caso di vittoria, i cinesi andrebbero a crearsi una serpe in seno. Diciamo che la Cina potrebbe ottenere lo stesso risultato – ossia la riunificazione nazionale – utilizzando l’arma della pazienza, seguendo la filosofia dell’attesa. Del resto, più il tempo passa e più la forza di Pechino aumenta, mentre quella americana rischia di declinare ulteriormente. Ricordiamoci che la prudenza è uno dei primi aspetti che caratterizza la politica estera cinese.

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