Donald Trump ha annunciato l’arrivo di altri 4mila soldati americani in Afghanistan per sconfiggere i terroristi, siano essi Al Qaeda, lo Stato islamico o i talebani. Un annuncio che formalizza quanto dichiarato già in altre occasioni e che mette in pratica l’autorizzazione già concessa a Jim Mattis alcune settimane fa al fine di schierare altri uomini nel conflitto che da 16 anni vede coinvolti gli Usa. La notizia è stata accolta con favore da molti, specialmente negli ambienti del Pentagono, che da tempo chiedono un rafforzamento di uomini e mezzi in Afghanistan, ma è anche un monito per tutti gli alleati. Trump non ha dimenticato quanto espresso appena arrivato alla Casa Bianca sulla necessità che la Nato non sia l’ombrello protettivo degli Stati Uniti sull’Europa ma un’alleanza verso cui tutti devono contribuire. Contribuire in termini economici, arrivando al famoso tetto del 2% del Pil, ma contribuire anche con uomini e mezzi, senza lasciare che gli Stati Uniti siano l’unica potenza militare dell’Alleanza Atlantica. Il “realismo di sani principi” imposto da Trump sul fronte bellico, si traduce quindi nel fatto che anche per l’Afghanistan gli alleati della Nato dovranno seguire la decisione del governo americano, supportandolo con soldi, uomini e mezzi.

L’Italia, in questo senso, dovrà evidentemente fare la sua parte. Fonti delle forze armate citate dall’Huffington Post, segnalano che sarebbe già pronta la richiesta Usa all’Italia di aumentare il contingente italiano all’interno dell’operazione “Resolute Support”. L’Italia, che già contribuisce alla campagna Nato con il secondo contingente più numeroso, porterebbe dunque il numero dei suoi effettivi in campo da 900 a 1200. Per ora non c’è nulla di confermato, ma da quanto espresso in sede Nato sulla necessità che tutti i partner facciano la loro parte per la risoluzione del conflitto in Afghanistan, non sembrano esserci dubbi sul fatto che Roma e tutti gli Stati partecipanti alla guerra dovranno versare il loro contributo: con un aumento di uomini, mezzi e soldi. Un contributo che l’Italia paga da 16 anni, e che ha pagato anche come tributo di sangue, e che adesso vede i nostri uomini impegnati in vari settori caldi dell’Afghanistan, a sud e a est di Herat, così come nell’ovest del Paese, ma anche nella provincia di Farah, dove la Tv Tolo, di Kabul, ha segnalato l’arrivo di almeno un centinaio di soldati italiani insieme ad altre centinaia di statunitensi.

La presenza italiana nei territori di guerra è particolarmente apprezzata Oltreoceano, e non è un caso se i soldati italiani siano richiesti in molti scenari bellici. Anche la stampa americana, di recente, si è accorta dell’importanza italiana nelle crisi internazionali, nonostante la nostra ridotta capacità finanziaria. A dirlo è stato un articolo intitolato “Europe’s military maestros: Italy” pubblicato dalla testata Politico.eu, l’edizione dedicata all’Europa di Politico.com. Nell’analisi a firma della professoressa Elisabeth Braw dell’Atlantic Council, si mettono in luce i grandi meriti delle forze armate italiane, in particolare per il ruolo di “poliziotto d’Europa” nonostante la spesa minima per la Difesa. Un articolo che esalta l’impegno delle forze armate italiane nel mondo, non solo per la crisi dei migranti, dove l’Europa ci ha lasciato completamente soli, ma anche in tanti conflitti, dai Balcani, all’Afghanistan, al Corno d’Africa e al Libano, in cui le nostre forze armate sono non soltanto impiegate ma anche richieste dagli alleati.

E anche adesso, in Afghanistan, sembra che l’Italia sia chiamata a rispondere alla richiesta dell’Alleanza Atlantica. Gli Stati Uniti sono apparsi molto chiari nel domandare a tutti i partner di collaborare. Il problema, tuttavia, non è inviare uomini, ma capire esattamente se ciò possa essere utile per la risoluzione del conflitto. Da 16 anni, la guerra va avanti senza alcuna strategica vincente. Il Paese è in pieno caos, i talebani hanno ripreso il controllo di aree fondamentali su tutto il territorio, mentre lo Stato islamico cerca di insinuarsi appena i guerriglieri afghani e le forze internazionali fanno calare l’attenzione. Il governo di Kabul non può reggere assolutamente il confronto con le milizie talebane né con quelle dell’Isis, se dovesse aumentare il suo impegno nel Paese. L’aumento di truppe s’inquadra nella logica di Trump e del Pentagono secondo cui la guerra va conclusa. Ma questa è una speranza, non una strategia. L’Italia, probabilmente, dovrà accodarsi a questa scelta – che la Nato ha avallato ed ha anche apprezzato – ma bisognerebbe prima di tutto capire se andiamo incontro a un aumento di uomini in un conflitto ancora aperto, oppure in una guerra ormai persa, ma che l’Occidente si ostina a proseguire. L’Afghanistan un Paese da cui le forze straniere sono sempre uscite molto male, e se lo chiamano “il cimitero degli imperi”, un motivo ci sarà.

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