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Kiev ha predisposto un piano per evacuare tutti i residenti in caso di blackout. A darne la notizia è il New York Times che, citando una fonte interna all’amministrazione della capitale ucraina, ha rivelato che l’evacuazione avverrà con un preavviso di 12 ore. Come scrive Ansa, il capo del dipartimento di sicurezza, Roman Tkachuk, “al momento non c’è motivo di parlare di evacuazione”. Tuttavia, riporta l’agenzia Ukrinform, Tkachuk ha sottolineato che “il sistema di protezione civile deve essere preparato per varie opzioni” e che “per reagire nel modo giusto, dobbiamo avere un piano per tutti gli scenari possibili”.

La strategia russa in questa fase

La notizia arriva dopo che l’intero territorio ucraino è stato oggetto di attacchi missilistici che hanno colpito le infrastrutture strategiche. Un piano che rientra nella strategia del nuovo comandante delle operazioni russe in Ucraina, il generale Sergej Surovikin, e che ha come scopo quello di paralizzare il Paese invaso. Il presidente russo Vladimir Putin ha già fatto capire che gli obiettivi della sua “operazione militare speciale” sono cambiati: Mosca al momento non può avanzare, può solo cercare di mantenere quello che ritiene irrinunciabile dall’inizio dell’invasione, ovvero il controllo del Mar d’Azov, delle due province di Lugansk e Donetsk ed evitare che la Crimea sia a rischio sia a livello di sicurezza che di rifornimenti logistici e idrici (di qui la centralità di Kherson). Questi i punti richiesti dal Cremlino e per i quali è stato nominato Surovikin.

Per quello che viene chiamato alternativamente il “generale Armageddon” o “il macellaio di Siria”, l’obiettivo è stato sempre dunque quello di fermare la controffensiva ucraina. E di farlo attraverso due binari. Il primo, da un punto di vista tattico, cioè blindando i territori occupati e rafforzando i contingenti schierati al fronte per bloccare l’avanzata delle truppe di Kiev scoraggiando nuove sortite in attesa che il freddo blocchi le operazioni.

Il secondo binario, invece, è quello strategico, ovvero colpire le infrastrutture critiche che da un lato permettono all’esercito ucraino di rifornirsi e dall’altro consentono al Paese la sopravvivenza evitando un crollo del morale della popolazione. Una tattica che, stando alle informazioni che giungono da Kherson, gli ucraini starebbero usando contro la città occupata dai russi, visto che le autorità filo-Mosca segnalano a Ria Novosti interruzione di acqua e luce nel centro abitato (ed è uno dei motivi per cui hanno da giorni avviato l’evacuazione dei civili in attesa di quella che è considerata la battaglia decisiva prima dell’inverno).

Colpire il morale della popolazione

Colpire attraverso droni (di matrice iraniana) e missili le centrali elettriche o i depositi idrici serve, nella mente di Surovikin, per fare in modo che l’Ucraina, dopo mesi di resistenza, senta il peso di una guerra che può portare il Paese al collasso. Questo comporta non solo il colpire in modo sensibile il morale della popolazione, ma anche impegnare economicamente e militarmente l’intero sistema ucraino nel cercare di tamponare gli effetti disastrosi come l’interruzione di energia elettrica e di acqua, Beni di prima necessità che la popolazione potrebbe non avere più nell’arco di alcune settimane con l’inverno alle porte. Scenario che appunto, come ricorda il New York Times, significa evacuazione di massa che, solo per quanto riguarda Kiev, interesserebbero tre milioni di abitanti. Inoltre, per alcuni analisti, l’obiettivo sarebbe più complesso: non solo scoraggiare ma anche impedire investimenti futuri e aumentare il denaro che l’Occidente deve inviare a Kiev per sostenerla.

Naturalmente questo non è detto che avvenga né che porti i benefici desiderati dai russi. Come ricordato in un’analisi di Foreign Affairs, i bombardamenti aerei sulle infrastrutture strategiche potrebbero anche condurre a un maggiore coinvolgimento in senso positivo della popolazione alla resistenza, sortendo quindi un effetto opposto a quello eventualmente voluto da Mosca.

Una strategia del genere, nata durante la Seconda Guerra Mondiale, sarebbe oggi molto diversa, anche perché non si tratterebbe di bombardamenti di massa sulle città ma su infrastrutture strategiche. Inoltre, colpire le infrastrutture civili aumenterebbe ulteriormente l’isolamento russo di fronte alla comunità internazionale con il conseguente maggiore supporto politico e militare da parte della Nato anche sotto il profilo della difesa aerea. Tutto ciò anche con un costo notevole in termini di spesa militare: i droni iraniani non sono infiniti, così come i missili fabbricati dalla Federazione Russa. Il fatto che ieri la stessa Teheran abbia dovuto ammettere la vendita di velivoli senza pilota a Mosca, indica che la Russia ha continua necessità di rifornimenti di armi che non può essere colmata dall’industria nazionale.

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