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A inizio novembre, l’Arabia Saudita ha arrestato 11 principi, quattro ministri e decine di ex ministri: un’iniziativa portata avanti da Mohammed bin Salman al fine di consolidare il potere del controverso principe ereditario. Una mossa a sorpresa – scattata nel giro di poche ore dalla nomina di una speciale commissione anti-corruzione guidata proprio dal nuovo uomo forte di Riyad per prevenire e scongiurare qualsiasi tentativo di colpo di Stato. Dal Daily Mail arrivano ora delle durissime accuse sulle condizioni delle persone incarcerate nelle scorse settimane.  Secondo una fonte citata dal tabloid britannico, i principi sauditi e gli uomini d’affari arrestati all’inizio di novembre per corruzione sarebbero stati appesi a testa in giù e selvaggiamente picchiati da alcuni mercenari statunitensi pagati da Riyad.

Coinvolti mercenari stranieri 

“Vengono torturati, schiaffeggiati, insultati. Vogliono distruggerli”, ha dichiarato la fonte al giornale inglese. Secondo il Daily Mail, l’Arabia Saudita si sarebbe rivolta all’esercito di mercenari più famoso del mondo, la Academi (ex Blackwater). La compagnia militare privata fondata da Erik Prince nel 1997, è divenuta famosa per esser stata coinvolta in diversi fatti di sangue nelle guerre in Iraq e in Afghanistan. Secondo la fonte, le torture sarebbero state eseguite proprio dai membri di questa controversa società che oggi lavorerebbe per conto del principe ereditario saudita. Dal canto suo, la stessa Academi nega fortemente di essere presente in Arabia Saudita e afferma di non essere minimamente coinvolta in queste presunte torture operate dai mercenari. 

Potrebbe essere vero. Tuttavia, è un fatto ben documentato che Erik Prince, dopo aver venduto Blackwater, si è trasferito ad Abu Dhabi nel 2011 dove ha contribuito a creare una forza mercenaria straniera (principalmente colombiana e sudafricana) di 800 uomini per il principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Da allora Prince si è trasferito nuovamente e ha fondato la Frontier Services Group, una società quotata a Hong Kong che fornisce servizi di logistica e sicurezza per molte imprese cinesi. L’esercito di mercenari che ha fondato negli Emirati, tuttavia, è stato schierato nello Yemen, dove combatte fianco a fianco con le truppe saudite contro i ribelli Houthi sostenuti da Teheran. 

Gravi accuse contro Riyad e il principe bin Salman

Sempre secondo la fonte, il principe ereditario saudita avrebbe confiscato oltre 194 miliardi di dollari dai conti bancari e sequestrato tutti i beni degli arrestati. Bin Salman avrebbe deciso di affidarsi a dei mercenari perché non si fiderebbe ciecamente delle sue forze di sicurezza: “Tutte le guardie in carica sono della sicurezza privata perché bin Salman non vuole ufficiali sauditi che hanno servito quei detenuti per tutta la vita”, spiega la fonte, che ha chiesto di rimanere anonima per ragioni di sicurezza. “Fuori dagli hotel dove sono stati rinchiusi i prigionieri, ci sono i veicoli blindati delle forze speciali saudite. Ma è una copertura, si tratta di una compagnia di sicurezza privata”. Lo stesso principe ereditario avrebbe partecipato ad alcuni degli interrogatori: “Parla molto bene durante gli interrogatori. Poi lascia la stanza e i mercenari entrano. I prigionieri vengono schiaffeggiati, insultati, appesi, torturati”, rivela la fonte al Daily Mail.

I prigionieri hanno richiesto cure mediche

Anche Asia Times, autorevole testata con sede a Hong Kong, confermando l’indiscrezione del tabloid, scrive: “Tra le persone picchiate e torturate e ricoverate in ospedale il 6 novembre, secondo nostre fonti – sottolinea Uwe Parpart – c’era il principe Mutaib bin Abdullah, figlio del defunto re Abdullah e deposto comandante della SANG (Guardia nazionale araba saudita). Il controllo incrociato di alcuni rapporti e la verifica indipendente con le fonti diplomatiche offre ormai un alto grado di sicurezza rispetto al fatto che le torture sono state compiute per estorcere ammissioni di colpevolezza e soldi”. A conferma di ciò, secondo quanto riportato dal New York Times, infatti, ben 17 detenuti avrebbero richiesto cure mediche nelle scorse settimane. Sarebbe questo l’Islam moderato di cui parla bin Salman?

Qualora tali gravissimi fatti si dimostrassero veri e trovassero ulteriori riscontri, confermerebbero che l’annunciata svolta “moderata” di Riyad è solamente un’operazione di marketing – più che un mutamento profondo e radicato del regno saudita. Il fondamentalismo wahabita è ancora realtà e questo non può essere dimenticato. 

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